TOM
(Claudio Zago)
Come ogni notte, lei tornava tardi.
Molto tardi. Era un lavoro duro fare la barista al
Motel Villa Franca.
Uomini e donnine in cerca di finto amore.
Faceva freddo questa notte, sapeva che aveva il cuore
a pezzi, ma gli voleva bene...troppo bene.
Nel mese di novembre, tutti noi sappiamo, che il buio
ti prende la vista molto presto.
Troppo presto.
Bea come sempre, aveva lavorato fino ad essere stanca.
Voleva cancellare quello che aveva fatto, fino a quel
momento.
Ma non ci riusciva, gli piaceva ricordarlo
così...piccolo e carino
La sua coscienza gli urlava dentro oramai da molto
tempo:
" Non serve. Non dimenticherai MAI !!!!!"
Però era serena, felice dentro, il suo bambino la
stava aspettando.
Piccolo lui, piccolo e caro.
Bea aveva soltanto ventisei anni, suo figlio Tom era
stato come tutti i bambini di quattro anni, vivace e
spensierato.
Bea era in apprensione tutto il tempo che era fuori
casa.
Specialmente era ossessionata dalla mancanza di
energia elettrica, dentro la sua abitazione.
Questo gli avrebbe provocato problemi...lo sapeva.
Ma il generatore di tensione forse sarebbe partito,
almeno Bea sperava.
Non ci capiva nulla di cose elettriche e marchingegni
vari.
Era arrivata a casa, salì le scale del condominio
Primula, arrivò al terzo piano, erano tutti a letto,
nessun rumore.
Come sempre, saliva le scale con un ritmo agile, che
la faceva sentire viva.
Era la sua palestra giornaliera.
Aprì la porta, ed accese la luce, entrò fece pochi
passi, l’ansia le stava passando.
Ancora vestita, si diresse verso il fondo del
corridoio, chiamando il suo bambino con voce dolce e
suadente.
"Tom… Tom… dove sei amore? Ti sei nascosto come
sempre?… Tom la mamma sta arrivando."
Era felice, come ogni sera, da tre anni a questa
parte.
S’avvicinò al grande freezer a botola in fondo al
corridoio, a fianco della cameretta di Tom.
"Amore, come stai?"
Diede un’occhiata verso la porta chiusa della
cameretta,
tutto era in ordine.
Sospirò.
Lentamente aprì con la mano destra il coperchio del
freezer .
All’interno, come tutte le sere da tre anni, Tom con
gli occhi chiusi, coperto dal ghiaccio la stava
aspettando