Un esercito di uomini invisibili
(Lorenzo Tusberti)
La vita fuori di se.
Non un messaggio, non una chiamata, niente.
Un mese ormai è passato da quando mi sono rinchiuso qua dentro, nella mia piccola isola solitaria fatta di polvere e tappezzerie sudice da hotel di quart’ordine con un panorama stupendo su un mare di rimpianti senza fine, tristezze immense e la solitudine più buia. Questa me la sono cercata però, l’ho voluta e invocata con tutte le mie forze: un lungo pozzo in cui cadere e dal cui fondo non si riesce nemmeno a vedere la luce.
Non sono un masochista, all’inizio volevo solo vedere chi mi avrebbe cercato e chi no, una specie di piccolo test per sapere chi veramente ci teneva a me e chi non mi considerava soltanto parte dello sfondo, una comparsa sottopagata e senza nemmeno una battuta da dire. Credo che capiti a tutti almeno una volta nella vita di chiedersi chi verrebbe al proprio funerale, ecco io ci ho voluto provare prima del tempo. Evidentemente non c’è nessuno che mi consideri.
Mi chiedo se una persona rimane comunque reale se nessuno si accorge che esiste, sono forse reale ora? Nessuno mi può vedere ne sentire soltanto io… e non c’è nemmeno qualcuno che mi rivolga un pensiero, che si chieda dove diavolo sono finito, dunque sono reale solo per me. Di certo è una soddisfazione che non molti possono dire di avere avuto quella di giungere a questa scoperta. O magari l’hanno avuta in tanti ma non si sa, non si può sapere cosa pensa una persona che non esiste all’infuori di se stessa. Un esercito di uomini invisibili.
Sì… la mia insicurezza nei confronti del mondo che mi circonda ha superato di gran lunga la mia ragione e anche la mia voglia di vivere. Tutto deriva dal fatto che non riesco più a fidarmi di anima viva , non so nemmeno io il perché; forse la scarsa fiducia in me stesso si riflette semplicemente sugli altri… Ho cominciato col non fidarmi e sono finito col non ascoltare: la mia preoccupazione più grande era chiedermi cosa realmente pensassero le persone mentre mi parlavano. Questa è una bella cosa da fare quando si ascolta un politico o un pezzo grosso della finanza, ma non è altrettanto bello scoprire di farlo su chiunque vicino, su di chi, in teoria, ci si dovrebbe fidare ciecamente, su chi ci vuole bene.
La volontà, che è più che altro una necessità, di rimanere soli è una conseguenza quasi scontata: lentamente si comincia a scavare una buca di silenzio in cui nascondersi, i contatti interpersonali si riducono al minimo: prima gli amici, poi la fidanzata, i genitori finchè non scompaiono uno ad uno e rimangono solo nella tua testa come un passato che non ricordi nemmeno se è stato reale o no.
Tanti fantasmi che ti tormentano e che fanno passare notti insonni alla ricerca di qualche anestetico alcolico per alleviare il dolore, anche se forse si potrebbe definire meglio come insofferenza.
I giorni sono tutti uno identico all’altro, non mi ricordo nemmeno se è lunedì o martedì… forse è domenica… Ma tanto che differenza fa? Quando il mondo si scorda di te non sei più obbligato a seguirne le regole, nemmeno quelle più elementari come sapere che ore sono o che giorno è. In un certo senso sono assolutamente libero all’interno della mia solitudine.
Mi piace godermi questa libertà così come ora, immerso nella vasca completamente nudo, con l’acqua tiepida che mi accarezza dolcemente e una lametta in mano. Lucente, lineare, bella affilata… perfetta.
Quante ore sono che la osservo rigirandomela tra le mani? Non ha importanza.
Mi chiedo se questa sarà la volta buona per fare il passaggio che mi permetterà di liberarmi dall’angoscia di essere invisibile. Lo sarò anche per me.
Stavolta sì.
Un esercito di uomini invisibili.
Il quadrante luminoso della sveglia segnava le 7.30, Pietro avrebbe passato i suoi 5 minuti canonici in dormiveglia chiedendosi perché ancora una volta aveva fatto lo stesso sogno che tormentava da mesi le sue notti, quello di essere rinchiuso in una stanza d’albergo e tentare il suicidio per pura solitudine. Poi si sarebbe alzato, lavato e si sarebbe infilato nel solito tram pieno di pendolari diretto al lavoro; lì i suoi colleghi l’avrebbero trattato, come sempre, con assoluta indifferenza proprio come lui trattava loro, ma dopotutto il rumore assordante delle macchine non permetteva di stringere rapporti che andassero oltre un “ciao” detto più per abitudine che per cortesia. Finito il lavoro sarebbe tornato a casa dove, come tutte le sere, si sarebbe preparato la cena, avrebbe guardato il telegiornale con il solito sguardo perso nel vuoto e si sarebbe messo a letto, troppo stanco per fare qualsiasi altra cosa.
Quel giorno non avrebbe fatto nulla di tutto ciò e nessuno se ne sarebbe chiesto il motivo. La vita e il lavoro sarebbero andati avanti come sempre anche senza di lui. Solo una cosa era cambiata: Una nuova lapide senza fiori e identica a tutte le altre allineate alla perfezione come soldati riempiva un poco di più il grande cimitero.