L’arte di uccidere

(Daniele Begotti)

 

 

 - Allora cosa abbiamo qui? – disse  il maresciallo quella mattina, appena arrivato sul posto di lavoro. Si era appena alzato e puzzava ancora di schiuma da barba e caffè. Aveva persino i capelli scompigliati come chi si è appena alzato dal cuscino.
- Datemi una buona ragione per essere qui a quest’ora del mattino.-
- Una ragazza, sui venticinque anni, bionda, doveva essere attraente da viva. – disse  il tenente.
- Tenente! Lei deve essere  un sensitivo!  Mi dica come fa a dire che è una donna. praticamente è carne trita -.
- Eh, lo so, capo. Persino il medico legale ha vomitato quando l’ha vista, adesso lui è in bagno.-
purtroppo il marescialo a queste scene era abituato, dopo venti anni di crimini, poteva dire veramente di aver visto tutto nella sua vita. Eppure quel caso era strano.
- Si sa qualcosa sull’arma del delitto?-.
- Han provato a fare qualche  ipotesi, ma per ora si possono fare solo vaghe congetture. Sicuramente c’è di mezzo anche un arma bianca, come una mannaia  o un macete, più probabile un macete a giudicare di come le carni attorno al femore sono state tagliate e poi... -.
- No, no, aspetta! Fermo un attimo. In che senso “anche “...-
- Capo giudichi lei. Secondo lei è umanamente  possibile ridurre così una ragazza usando solo un macete? Guardi il viso, qui sulla guancia.- e  indicò al maresciallo la zona della faccia in questione.
Il maresciallo si mise sulle ginocchia, e , estratti gli occhiali dalla tasca del cappotto, osservò attentamente il viso della ragazza.  La guancia sinistra era stata strappata completamente e  si potevano vedere  i molari insanguinati che di solito rimangono celati dentro la bocca.
- Ehi, un attimo! Tenente  mi può dire  dov’è finita la guancia? –.
- Appunto, qui arriviamo al fatto che ci fa dire che ha  usato più di un arma. Venga con me.-
dal salotto piastrellato in cui giaceva quella povera carcassa, si mossero in camera da letto dall’atmosfera calda  e accogliente. Tutto sembrava stranamente  in ordine, agli occhi distratti e assonnati del maresciallo.
- Aspetti! Si fermi! sta calpestando le prove!- il tenente prese il maresciallo per il cappotto e  lo tirò indietro con tanta violenza che stava quasi per farlo cadere.
- Cosa diavolo... – chiese con stupore, ma  non fece  in tempo a finire la frase. Qualcosa aveva attirato la sua attenzione, lo si poteva leggere nelle sue sopracciglia corrugate. C’era  qualcosa attaccato al parquet. Sembrava  un brandello di carne.
- Che cosa significa questo?-
- Capo, secondo noi l’assassino ha  immobilizzato la vittima usando una spillatrice. Una di quelle spillatrici che usano i muratori. Gli ha inchiodato letteralmente  la guancia a terra, per poterla torturare. Poi, un attimo prima di ucciderla l’ha staccata dal pavimento o, come ci sembra più probabile, la vittima si è strappata  le carni dimenandosi per scappare durante  la tortura. Evidentemente doveva essere davvero insopportabile. –
Il  maresciallo riusciva a vedere tutta la scena nella sua testa. L’assassino la prende mentre dorme, la trascina per  i capelli, le schiaccia  la testa contro il pavimento e infine, mentre lei urla, lui coglie l’occasione per piantargli la guancia a terra.lei urla e piange ancora di più.
- Avete trovato l’arma bianca o la spillatrice?-
- No, signore quelle ancora no. Abbiamo solo l’acido e il martello. –
- Per dio! Io ne ho viste di cose  in vita mia, ma questo è un selvaggio. Vuoi dirmi che ha usato altre armi? Non bastava  una spillatrice e una mannaia? -.
- Evidentemente, no. Per gli scopi del nostro uomo. Lui non voleva  uccidere, ma bensì torturare. È come un gatto, tortura la sua vittima fin quando è stremata e muore,  solo in quel momento essa perde ogni attrattiva per il suo persecutore. Abbiamo trovato anche degli spilli infilati nell’inguine e sotto le unghie, chiodi nella testa infilati nell’emisfero sinistro del cervello, nell’area del linguaggio, e le ha legato le mani con del filo spinato. -.
- Emisfero sinistro hai detto?-
- Sì, il medico ha detto che  un danno del genere deve aver causato dell’afasìa nella vittima. Ha detto anche che il colpo è stato troppo preciso per essere casuale. Il chiodo era della lunghezza giusta per arrivare alla corteccia cerebrale ma non uccidere  la vittima, e nel punto esatto. - rispose prontamente il tenente.
- Questo ci fa pensare che abbia conoscenze neurologiche non indifferenti, ma soprattutto...- il maresciallo si fermò nel parlare pensieroso o meglio preoccupato dal pensiero che stava per esprimere.
- Soprattutto signore?-
- Soprattutto non voleva sentire la sua vittima parlare. L’ha resa simile a  un animale togliendole  il linguaggio. Questo ci dice che ha paura del confronto umano con la sua vittima. Gli piace di più pensare che sia quello che non è: una bestia.-
Il maresciallo pronunciò queste parole come  un verdetto.
- Un sadico che ha paura delle persone quindi?-
- Esatto. Ma comunque avevi parlato di un martello e  di acido. Cosa ci ha fatto? –
- Con l’acido  ha sfregiato il viso della ragazza e ha disegnato delle scritte.-
- Scritte? Come ha fatto a scrivere con dell’acido? –
- Sulla schiena della vittima, capo. Attraverso le ferite causate dall’acido muriatico ha scritto delle parole. Il repertorio è vasto, ma nessuna frase che possa collegare  la vittima al suo carnefice. Venga  le faccio vedere.-
Tornarono in salotto. Girarono il corpo esanime. Dietro la schiena erano scritte insulti alla sua vittima: Troia, puttana, cagna, stronza, porca.
- Ha usato una spatola come fosse  un pennello.-
- Scusi signore?-. il tenente non capiva.
- Le lettere sono state scritte con troppa precisione, e  per di più  non può aver usato le dita  non trova? -.
- Mmm, una spatola ha detto? Possibile...- disse dubbioso il tenente.
- E’ anche uno scultore. Guardi. Le lettere delle parole sono state scritte con un certo gusto estetico. La spatola che ha usato non era certo uno strumento da muratore. Un muratore deve  usare un utensile più grosso dello spessore delle lettere incise sulla schiena per applicare dello stucco o della malta. Con una spatola piccola come quella che ha usato l’assassino, il lavoro di un manovale sarebbe troppo lungo. Ha usato una spatola per lavori precisi,  quindi piccola e che si può utilizzare solo per lavori fini. Infine, evidentemente aveva padronanza dello strumento. Se noti non ci sono sbavature di acido, nè deviano le linee che descrivono le lettere, malgrado l’irregolarità della superficie.–
- In effetti ci chiedevamo come fosse stato possibile che avesse tranciato di netto il naso solo con un martello. Il fatto che abbia la padronanza degli strumenti di uno scultore, potrebbe spiegare anche questa ultima cosa.- disse  il tenente.
- Scusi?-
- Ora le faccio vedere capo, forza giriamo il corpo. -
 Rigirarono il corpo. In viso il naso era stato tranciato con un angolo perfetto.
- Quest’uomo è un genio, terribile sì! Ma rimane  un genio. È riuscito a usare  un corpo vivo come roccia, dove plasmare un opera. -
- Capo, sta  impazzendo? –
- Non sono pazzo, sto solo constatando che sembra ci sia una irrazionale logica  in quel che ha fatto. Una logica che noi non siamo in grado di capire. Questa  è la pura rappresentazione del più grande disprezzo che un uomo può avere per  un’altra persona. Ha avuto cura nell’assicurarsi che  la ragazza si potesse  muovere  il meno possibile per non rovinare  l’opera.-
Infatti le gambe della tipa erano state staccate con il macete. La carne attorno al femore era stata maciullata e spuntavano, fibrosi, i filamenti dei muscoli, come una bistecca dilaniata ancora cruda. Si vedeva l’osso bianco vuoto attorno di ogni muscolo che terminava spaccato e frantumato. Sul pavimento c’era il midollo osseo che era fuoriuscito. La mutilazione era avvenuta lì, dopo che la ragazza si era liberata dal parquet.
- Va bene. Avete trovato altro, tenente, riguardo al killer?-
- Nient’altro. Fin ora abbiamo solo congetture. Non abbiamo nè impronte digitali nè impronte di scarpe. È come  un fantasma. Nemmeno DNA. Non l’ha neanche violentata. -
- Ha fatto davvero un lavoro pulito. Va bè ragazzi. Qui abbiamo finito. Portate via il corpo, chiudete tutto e andate via.-
Il maresciallo si chiuse  il giubbotto prese e uscì dicendo solamente: “Lasciate l’opera del dolore da sola, abbandonata dal suo artista. Per adesso non possiamo nè trovare il suo creatore nè possiamo riportarla alla sua forma originaria”.