E ti immagino…
(Jacopo
Carlo Marone)
Sono in piedi vicino la macchina ad aspettare mia sorella per accompagnarla
all’aeroporto. Le macchine parcheggiate sono velate da uno strato d'umidità,
in cielo i primissimi raggi di sole che pigramente e timidamente sembrano
stiracchiarsi tra le fredde e piangenti nuvole. Un leggero e gradevole odore
di caffé e pane bruciato arriva da chi sa dove…e il tipico silenzio di
quest’ora circonda la strada rendendo tutto un po’ magico e strano per una
grande città. Mi appoggio con la schiena alla macchina, mi alzo il colletto
della giacca in pelle per ripararmi dal freddo mattutino, osservo il mio
respiro che si materializza in condensa e penso che avrei fatto meglio a
mettermi anche una felpa.. I sogni abbandonati qualche minuto prima mi si
mescolano alla realtà.. Faccio un profondo respiro.. assaporo la fredda aria
e socchiudo gli occhi. Mi accendo una sigaretta… e ti vedo avvolta nel
piumone, nel tuo letto, con il viso completamente rilassato, gli occhi
chiusi e le labbra che sembrano dipinte.. Mi sembra quasi di spiarti… ti
vedo immersa in chi sa quale sogno.
La strada è deserta, ci sono i lampioni con la loro gialla aurora che
scorrono velocissimi accanto…uno, due, tre, quattro e senza accorgermene
supero i 230. Mia sorella sembra non accorgersene o semplicemente fa finta
di nulla e continua a raccontarmi delle sue amiche e della serata passata
insieme a loro in discoteca… Ti vedo sorridere.. poi arricciare il naso..
far l’offesa per provocarmi e poi ancora ridere. Mi mordo le labbra e provo
a riassaporare i tuoi baci e mi sento completamente smarrito.. Mi sento
impacciato e fuori luogo, come un elefante in un negozio di cristalli.. mi
batte più forte il cuore e mi trema la voce. Sospiro profondamente come se
fossi stato invaso dal tuo profumo, e immagino i tuoi piccoli particolari,
l’angolo della tua bocca, il disegno dei tuoi occhi e l’accecante e
indescrivibile sguardo, il piccolissimo neo sulla guancia…
Ormai sono sul raccordo, mia sorella guarda fuori rilassata e mi domanda
quand’è che la porterò con me per un giro in aereo. Sorpasso una macchina,
poi un’altra e sorrido amaramente all’idea che possa anche arrivare una
multa.. Poi ripenso alla festa dove ci siamo conosciuti.. e se non ci fossi
andato o se non mi fossi fermato a parlarti o se ancora non fossi tornato
all’ingresso e non ti avessi chiesto in numero.. penso a cosa mi sarei
perso.. Ti rivedo seduta su quel divano, dritta e impettita, quasi
scocciata.. fredda nel complesso ma indescrivibilmente calda e ipnotizzante
nello sguardo.. e allora apro una tua foto che ho sul cellulare.. ti vedo..
sorridi complice e sensuale e alla fine mi convinco completamente che non
sei un ricordo di qualche sogno da poco lasciato..