T’errore

(Luca Nistler)

 

Si grattava nervosamente quella barbetta bionda incolta mentre a passo sostenuto si dirigeva verso il controllo di sicurezza. Erano le 20:51 e l’aeroporto di Varsavia era quasi totalmente inattivo. Poche luci, nessun’anima dietro e di fronte ai vari check-in, come se tutti i passeggeri fossero partiti, a bordo di aerei fantasmi, verso paradisi notturni. C’era solo un ragazzo pettinato con la riga a destra schiacciata da un’onda piatta di gel, posizionato educatamente dietro lo sportello della sua compagnia aerea:

“Buona sera signore, carta d’imbarco prego.”

“Buonasera! Ecco a Lei.”

“Ha bagagli?”

“No solo un bagaglio a mano.”

“Perfetto, ecco a lei. Buon viaggio.”

“Grazie. Arrivederla.”

Non tanto gli prudeva la barbetta bionda quanto il pensiero di non essere riuscito a radersi prima della partenza. La ragazza di Roberto era incredibilmente sensibile alla barba, le si irritava la pelle, e Roberto avrebbe voluto avere l’accortezza di presentarsi con una pelle liscia almeno questa volta. Ma si ripromise di farla prima di uscire dal terminal di Madrid, dove per l’appunto la sua ragazza lo avrebbe atteso. Ora l’aereo stava per decollare, non c’era tempo. “All’aeroporto il tempo vola più che altrove”, ghignò silenziosamente Roberto. Verificò lo schermo delle partenze ed effettivamente si trattava dell’ultimo volo della giornata. Si avviò a passo felpato verso il controllo di sicurezza dove, come previsto, c’erano pochissime persone sia prima sia dopo di lui.

Via la giacca, via la cintura, via orologio, il pc fuori dal bagaglio a mano. Il tutto infornato dentro la scatola grigia attraverso il rullo trasportatore. L’addetto alla sicurezza con un cenno della mano lasciò passare Roberto, la cui preoccupazione era rinchiusa lì, nella valigia. Roberto si asciugò la fronte con un fazzoletto rosso a pois, e iniziò a grattarsi la barba, di nuovo, ancora più nervosamente. Il suo bagaglio era ormai già nell’incubatrice e Roberto sapeva di essere nell’errore, sapeva che non avrebbe dovuto portarla e tutto d’un tratto si pentì, ma non aveva avuto scelta...anche volendo comprarla all’interno dell’aeroporto, a quell’ora tutti i duty free erano chiusi. Con un tono di saccenza, l’addetta al monitaraggio bagagli alzò lo sguardo:

“Signore (goccia di sudore) lei trasporta un tubicino da ben 120 ml di schiuma da barba. Lo sa che non è possibile portarlo a bordo dell’aereo, vero?”

“La prego me lo lasci portare..”

“Più insiste più si rivela un soggetto sospetto, mi dispiace ma deve lasciare qui i liquidi in eccesso, che siano 2 o 20 ml.”

“Maledizione, ma che significa? Le prometto che non aprirò la valigia per nessun motivo..”

 

“Negativo, ragazzo, non ha sentito la collega? O imbarca la valigia oppure il tubicino rimane…”

Non fece in tempo a finire la frase che Roberto sfilò il tubicino dalla valigia e posizionò il dito indice a forma di grilletto sull’estremità superiore del la sua inconsapevole arma. Il poliziotto come d’istinto indietreggiò, ma in un paio di secondi si rese conto della ridicolezza della sua paura. Un ragazzo che minaccia un poliziotto con una schiuma da barba:

“Ei ragazzo che intenzioni hai? Io la barba me la faccio tutte le mattine”

Il pubblico volante si schiantò dalle risate.

“Mani in alto o qui succede un casino”, gridò furiosamente Roberto.

Le risa si schiantarono sul pavimento. Le persone sono così ben ammaestrate ad essere terrorizzate che una donna sospirò a denti stretti “Ma allora fa sul serio..”, un padre mise le sue mani davanti agli occhi della sua bambina mentre un nonnetto alzò il suo bastone da passeggio e cominciò a inneggiare alla rivoluzione gridando eccitato qualcosa come “La poliziotta ai raggi x!!”. Ma Roberto era ormai in un tunnel senza uscita, prese una hostess in (h)ostaggio e arrivarono al gate d’imbarco. Nessuno oppose resistenza di fronte a un uomo armato di un’arma di distruzione di massa (di peli). Passarono indenni. Così l’aereo partì, Roberto mantenne la tensione alta durante tutto il viaggio. Tremava, le persone lo guardavano mezzo spaventate, mezzo incredule, mezzo addormentate. Un bambino chiese:

“Mamma ma perché non si possono portare le schiume da barba sull’aeroplano?”.

“Perché?? Ma dico, guarda fuori dal finestrino, guarda quanti graffiti bianchi fa la gente proprio in mezzo al cielo, senza alcuna logica né rispetto!”

“Ma mamma quelle non sono le nuvole?” .

Proprio in quel momento Roberto aveva la testa un po’ tra le nuvole… un poliziotto in borghese ne approfittò per immobilizzarlo. Intervennero gli stewarts, e Roberto fu arrestato.

Così, prima che lo potesse fare l’aereo fu la situazione di Roberto a precipitare. Ma poco dopo l’aereo perse forza propulsiva e iniziò una discesa inaspettata e fulminea verso l’inesorabile. Panico irreversibile, Roberto iniziò a shakerare violentemente il suo ultimo tubetto di speranza. La schiuma iniziò a uscire con sprizzante energia e inondò tutto l’aereo di schiuma. Il poliziotto gridava: “Te l’avevo detto che era troppa!!” Meno 250 metri dal suolo. Più la schiuma usciva più l’aereo si gonfiava, più la gente era tra l’immobilizzato e il quasi soffocato. Meno 20 metri dal suolo. Meno 5 metri sotto il suolo. L’aereo era esploso come una nuvola di schiuma atomica in una risaia che aveva reso l’impatto più soffice e, grazie a Roberto, i passeggeri erano sopravvissuti tutti. Roberto venne chiamato il primo “terrorista per errore”. La marca da schiuma da barba protagonista ebbe un incredibile impennata di vendite, si può dire che le vendite decollarono. Roberto poco prima di essere raggiunto dalla sua ragazza ebbe ancora il tempo di radersi e intanto canticchiava “Lo so, mi rado di rado”..la sua ragazza all’aeroporto rimase  a bocca aperta, e incredula esclamò: “Ma quanto stai bene senza barba? Sei uno schianto!”…

Il giorno dopo Roberto cercò di trovare il suo atto eroico sui quotidiani maggiori. Ma le notizie erano tutte incentrate su  uno tsunami avvenuto in Giappone che aveva distrutto una centrale nucleare costruita sulla costa di una zona ad alto rischio sismico: a quanto pare i costruttori erano consapevoli anche del pericolo di possibili tsunami. Nonostante ciò avevano costruito una centrale nucleare che con lo tsnunami aveva seriamente rischiato di esplodere. Roberto guardò il tubicino di schiuma da barba e poi riguardò il giornale e poi di nuovo il suo tubicino di schiuma da barba…  “sicurezza”…riecheggiava nelle sue orecchie…