ACCADE A TORINO
(Davide Stocovaz)
La scena si apre sulla camera di un albergo nel centro di Torino, a pochi passi dalla Mole.
E' una rigida serata di Dicembre. Un inverno letale. Una morsa di ghiaccio ha -già in mattinata- stretto l'intera nazione nella sua ferrea presa. Il ragazzo è in piedi, al centro della stanza. La sua figura è in contrasto con le luci che provengono dalla strada. Stretta in mano regge una bottiglia. E' quasi vuota. I suoi riflessi verdi svaniscono lungo le pareti. Lentamente la porta alle labbra. Rovescia la testa e tracanna. Il vino, bianco, scende leggero: inevitabilmente, lungo la trachea. E' frizzante. Gli pizzica la lingua. Sublime. Appoggia la bottiglia su di un mobiletto, vicino all'armadio. Afferra una scatoletta. S'accende l'ennesimo sigaro alla vaniglia e s'avvia alla finestra. Piove. Miriadi di gocce -finissime come aghi- cadono dal cielo e striano i vetri della finestra. Esce sul misero balcone che s'affaccia sulla via: una trasversale di un'arteria della città. L'umidità gli penetra nelle vesti. Rabbrividisce. Il fumo -in ampie volute- si dissolve nella pioggia, confondendosi con l'acqua.
Nessun pensiero:
Magia dell'alcool e del fumo.
Un improvviso brivido lo fa sussultare. Ma non è un brivido di freddo. Arriva dalla strada, a due piani sotto di lui. Dall'altra parte, sul marciapiede opposto, a fare capolino da uno dei numerosi porticati che tappezzano il centro, c'è un volto dai lineamenti dolcissimi: incorniciato da una chioma riccioluta, d’un castano chiaro. Al riparo, sotto l'ultima sporgenza del porticato, leggermente tesa in avanti a scrutare il semaforo, sta la ragazza. Luce rossa. Tutti fermi.
La osserva.
Si delizia della sua presenza. Lontana. Eppure così vicina, da fargli vibrare il cuore; un cuore sempre preso in una morsa di ghiaccio. Pare sciogliersi, adesso. Lievemente. S'annida in lui una sensazione di pura leggerezza, mentre la guarda in attesa d'attraversare la strada. S'appoggia al muro: sigaro stretto tra i denti; mani incrociate sul petto. Passa un autobus e per un istante gli copre la visuale. Cade nel panico. Vuole godere ancora di lei. Cuore in tumulto. Respiro mozzato. Lei riappare. Sollievo celestiale. E' immobile. Attende paziente. Qualcuno, da lassù, deve volergli un gran bene: dacchè , inaspettatamente, la ragazza alza lo sguardo. E lo vede. Lo fissa. Lui, immobile. Lei continua a guardarlo. Pare sorridergli, ma non è chiaro: la pioggia è fitta: annebbia i particolari. Eppure, è sicuro d'averle intravisto un sorriso su quelle labbra. Per sicurezza, le sorride di rimando. Il fumo gli si sprigiona dalla bocca. Una freschezza lo avvolge tutto. Ebbro di lei, rimane paralizzato nella consapevolezza della propria effimera allegria. Cerca, tra le lamine d’acqua, di vederle gli occhi.
Sono forse di colore verde?...Verde. Il semaforo è verde. Lei distoglie lo sguardo e s'avvia a passo svelto lungo le strisce pedonali. Prima di svanire sotto al porticato opposto, gli riserva due ultime sorprese: uno sguardo. Fugace. E un sorriso. Loquace.
Scompare, dietro all'angolo.
Sospira, amareggiato. Mille domande gli affollano ora la mente: "chi era?", "dove andava?", "perchè quel sorriso?"...
Sono domande senza risposta. Ed è questo a renderle magiche.
Rimane a fumarsi il sigaro, sul balcone.
No, lei non ripasserà. Non la rivedrà. Non la cercherà.
Una ventata di sensazioni per vent'anni di calma piatta, melmosa.
Una sirena d'ambulanza urla da qualche parte. La pioggia continua a cadere, e già cancella la figura di lei che, per un attimo, ha colorato la sua grigia esistenza.
fine
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