Il sole nella pozzanghera
(Luca Nistler)
C’era una volta un solare sole bello come il sole. Il sole guardava la terra con i suoi occhi abbaglianti e rideva. Era contento perché portava luce in ogni cosa, non importava se belli o brutti, cattivi o giusti. Tutti ai suoi occhi erano degni di luce, anche quel satellite dall’umore cangiante chiamato luna.
I frutti accarezzati dai raggi crescevano succosi e variopinti, le lucertole rischiavano la vita in mezzo alle strade pur di accaparrarsi un bel posto al sole, le colline sembravano disegnarsi di fiori nella prima vera stagione, e anche le città sembravano meno grigie.
Il sole conduceva una vita come fosse un poeta superficiale: senza giri di parole, senza troppi artifizi, ogni cosa che toccava la illuminava. Ma a questo poeta, capace di risollevare anche la più malinconica foglia con una tiepida carezza, sfuggiva un lato rilevante di ogni elemento, un lato visibile a tutti tranne che a se stesso: l’ombra delle cose. Il sole, come una bionda, vedeva sempre e solo il lato positivo delle cose. Per palesi motivi di prospettiva non era in grado di scorgere i retroscena delle superfici illuminate. L’ombra, proprio come il sole, era un essere indipendente che viveva una vita normale. Andava a te(a)tro, o in libreria a comprare libri di Ugo Fosco(lo). Si svegliava all’aurora, cresceva e regrediva fino a scomparire sullo sfondo rossasstro del crepuscolo. In unico punto della giornata il sole sconfiggeva inconsciamente l’ombra, a mezzogiorno. Nel tempo rimanente di ogni giornata le ombre si parlavano, confabulavano, si organizzavano su come distruggere e ottenebrare il pianeta Terra.
Paradossalmente il sole veniva tenuto all’oscuro di tutto.
Così lentamente i fiori iniziarono a sfiorire, l’aria diventò irrespirabile, i mari si riempirono di chiazze nere, le foreste iniziarono a scomparire.
Il sole era come un bambino che non conosce i perché. Impossibilitato alla conoscenza delle ombre, iniziò a incolparsi di quelle cose terribili che stavano succedendo al suo pianeta.
Rimase sorridente a lungo impegnandosi a illuminare per più tempo la terra, cercando di fare forza a una terra sempre più debole e indifesa, ma sorrisi tirati e lineamenti plastici non hanno vita lunga. Un giorno il sole, esausto, scoppiò in lacrime…le lacrime a contatto con le guance roventi, evaporarono subito, addensandosi in nubi turbolente sopra la testa del sole. Una terribile tempesta di lacrime era inevitabile prima o poi: al contrario dei raggi del sole, la pioggia, trasformatasi in ruscelli meticolosi, raggiungeva ogni angolo remoto della terra: piante, sassi, pozzi, grotte, una tale quantità di pioggia salata da strofinare via ogni ombra. Tutto era diventato fradicio, spettinato ma pulito. Salva! La terra era salva! E sul sole…una pozzanghera.