E’….troppo tardi
(Sonny Sastri)
Ad un tratto il tempo si desta, torna ad essere
una dimensione reale, esistente, come se fino ad un momento prima e non so per
quanto fossi stato rinchiuso in una dimensione eterea, impalpabile senza
prima né dopo, senza tempo. Non mi è dato capire dove sono e…chi sono. Sento
affiorare i sensi come da un sonno eterno. In lontananza un rumore giunge al
mio udito, sordo! Poi si munisce di un rimbombo, un suono al cui seguito
sembra esserci una scia che assomiglia ad un’eco, un suono che si ripete
sempre con lo stesso ritmo quasi a voler scandire i secondi che passano. Dove
sono? Non so dove, intorno a me c’è solo buio, terribile buio e quel suono che
mi giunge all’infinito senza tregua, all’unisono si fondono creando una realtà
che probabilmente è solo mia. Mia, mia di chi? Chi sono? Non so, ma so di
esistere, so solo di avere una dimensione tattile, sento qualcuno o qualcosa
prendere contatto con il mio corpo. Non ne conosco neppure il motivo. Intorno
a me solo buio, qualcosa la cui discesa provoca un movimento d’aria che mi
giunge fino al viso e poi cade provocando quel rumore cui segue una scia di
suono e poi di nuovo e di nuovo e …di nuovo ancora. Continuano ad armeggiare
con il mio corpo. Prendo coscienza del primo bagliore di luce, allora esiste
qualcosa oltre questo tunnel buio in cui mi trovo. Distinguo delle ombre senza
senso, senza forma alcuna, che si muovono intorno a me. Riesco ad aprire gli
occhi, solo ombre e…quel suono. In lontananza sento le risate, di noi tutti,
di tutte le persone che mi circondano, sono tanti e sono…amici. Si, non sono
solo ci sono anche loro con me e si divertono, ci divertiamo.
- Un altro, mi dicono, prendiamone un altro.
Finalmente associo quel suono a quel qualcosa che lo provoca. Posso ora
distinguere davanti a me una fontana, lucida dalla cui cavità fuoriesce con
ritmo cadenzale una goccia d’acqua che trapassa l’aria provocando quasi un
soffio che giunge fino al mio viso, cade sul fondo del lavabo con suono sordo
e termina in un’eco sibilante che giunge al mio udito quasi come una nenia.
C’è acqua intorno a me, tanta acqua, sono bravo a nuotare, devo andare io,
solo io posso fare qualcosa, si, lo sento devo accorrere per primo o…sarà
troppo tardi. Eppure con tutta quest’ acqua ho le labbra arse, così secche da
apparire quasi come carta pesta, ho sete. Guardo quella goccia cadere e
librarsi nel mondo senza senso, senza utilità. Cosa darei per raccoglierla e
farla cadere qui, sopra le mie labbra arse. Mi chiedo perché, perché debba
essere andata proprio in quel punto del lago, cosa l’ha spinta ad allontanarsi
dal gruppo, dagli amici, da coloro che le vogliono bene, da colui che ne
avrebbe fatto linfa vitale e rendere così difficoltoso ogni aiuto. Ma devo
farcela, devo raggiungerla per tempo. Ma c’è acqua, tanta acqua, troppa ed ho
freddo, troppo freddo. Aspettami piccola, aspettami. Dammi il tempo, devo
avere il tempo. Senza te la vita non ha motivo di esistere. Come in un sogno
sento qualcosa di umido sfiorare le mie labbra, apro gli occhi e guardo quella
goccia d’acqua così distante, no…non è possibile che sia arrivata fino a me
eppure le mie labbra sono umide. Non sento le gambe, sembra che il mio corpo
si concluda alle natiche, è l’ultima parte di cui ho certezza, più in basso il
nulla. Poi una voce, quasi una melodia per le mie orecchie, che mi sussurra un
nome Fabio, Fabio credo sia io. Si vedo i suoi piedi per primi, riconosco i
suoi stivali da cavallerizza, brava piccola mia, mi hai aspettato, sono felice
per questo, sono qui, ti porto in salvo. Sono felice, felice di aver preso
contatto con la realtà, di aver aperto gli occhi e rivisto la luce, così
scontatamente esistente ogni giorno della nostra vita, di aver udito quel
suono rimbombante che ha scandito ogni istante della mia permanenza in questo
luogo riportandomi alla realtà ogni qualvolta il mio io si nasconde in un
sonno senza fine, di aver riaperto gli occhi, di aver potuto riassaporare la
freschezza dell’acqua sulle labbra. Felice di poter udire la tua voce che mi
dice:
-
Sei stato bravo, un eroe, bravo! Mi
senti Fabio!
Annuisco e sento ancora le nostre risate
terribilmente felici e spensierate ma:
- Lei dov’è? chiedo
-
E’ andata a fare il bagno dietro la
cunetta!
-
Laura! – grido
Ho freddo, tanto freddo e c’è tanta acqua,
troppa.
-
Fabio, bentornato tra noi.
Apro gli occhi e ti vedo, mia piccola terribile
sorellina che oramai donna mi tieni la mano e mi richiami alla vita. Ma scorgo
nel tuo viso una terribile verità.
-
Ciao fratellone, ti voglio bene!
Una lacrima riga la mia guancia, fredda e
vigorosa scorre fino alla base del collo. Non c’è bisogno delle parole, lo
sento nell’aria,non hai bisogno di dirmi nulla.
-
Non devi sentirti responsabile! Non
è stata colpa tua, tu hai fatto tutto quanto era nelle tue possibilità!
Richiudo gli occhi, ripiombo nel tunnel buio,
scompare la eco, con lei anche il rumore sordo della goccia in caduta libera
che la provocava, si riaddormenta il tempo, il mio tempo, finisce. Non c’è
tempo, non ci può essere.