Senza requie

(Enrico Santus)



Affondare i piedi
nella sabbia mattutina
ancor dall'umido infrescata
e guatare il sole
aprire gli occhi
oltre un abbraccio
tra cielo e mare.

Poi pensare. Silenzioso.
E pensare.

Carezzan le caviglie
onde fugaci e giocose,
un po' bimbe spiritose,
che sfumano l'angoscia
nella nebbia d´orizzonte.

Rapite son le nubi
dalla furia antica,
che torna, fischia e và.

È inverno in questi lidi
e tu ancor non lo sai.
È inverno e ora ti chiedi:
"autunno te ne andrai?"