La notte di San Silvestro
(Emanuele Cerullo)
L’anno sta per finire. Mancano solo poche ore e lo champagne è pronto per essere stappato. Michele, ultimogenito di una delle poche famiglie abitanti di quella via desolata, non si sente felice come gli altri. Una paura dentro, una prossima evenienza. Alle 23 i suoi genitori vanno a dare gli auguri ai vicini di casa. Suo fratello è a casa della fidanzata, lì festeggerà la mezzanotte. Michele dunque, è solo in casa. Ha un leggero mal di testa, pensa ai tanti sogni che ha fatto nelle notti precedenti, pensa a quella voce strana e misteriosa che gli ha augurato solo un felicissimo anno nuovo ed è finita con una risata ironica. E' così che finisce, ogni volta, il sogno e Michele si sveglia impaurito.
“Devo calmarmi” pensa Michele. Si alza di scatto e va nello studio di suo fratello e prende il primo libro che gli capita… Il corvo di Poe… vuole distrarsi, desidera immergersi nella lettura per non pensare a quel sogno…
"Una volta, in una fosca mezzanotte, mentre, debole e stanco, meditavo sopra alcuni bizzarri e strani volumi d'una scienza dimenticata, mentre chinavo la testa, quasi sonnecchiando, d'un tratto sentii un colpo leggero, come di qualcuno che leggermente picchiasse, picchiasse alla porta della mia camera".
Michele comincia a sudare, ripete nella sua mente quelle parole… quelle struggenti consonanti, quelle lettere forti e violente creano ancora più ansia nella sua mente. Ad un tratto, sente un rumore, la porta si apre , ma la colpa è del vento che passa dalla finestra aperta del bagno. Michele si alza per andare a chiudere. Sente alle sue spalle una presenza e non vede nessuno… Tornato nello studio si concentra sul libro che pare grondare sangue da ogni pagina. Gli gira testa, la vista si annebbia poi sente il passo lento di piedi scalzi, delle voci cupe…
Sono i suoi genitori. Sua madre si accorge che è pallido.
-Michè, che ti è successo?
-Non è successo niente.
“Perché ci sono le luci accese dappertutto?
-Ho dimenticato di spegnerle.
Il padre gli fa uno sguardo strano, forse ha capito che Michele nasconde qualcosa.
-Vai a prendere lo champagne – gli dice – mancano venti minuti.
-Papà, ma i bicchieri nuovi dove sono?
-Ho dimenticato il cofanetto in macchina, aspetta, ora ti do le chiavi così li vai a prendere…
Michele va a prendere il cofanetto con i bicchieri di vetro. Mentre sta salendo le scale, quella voce gli dice:
-Michè, buon anno nuovo!- e ride.
Lui inciampa per le scale e cade. Si rialza, incredibilmente i bicchieri non si sono rotti, torna di sopra e appoggia il cofanetto sul tavolo. Poi va in bagno a lavarsi le mani.
Si guarda nello specchio e vede una faccia strana, misteriosa, sembra quella di un essere mostruoso che però scompare presto, tra uno sbuffo di fumo. Ritorna in cucina e non dice niente a nessuno.
Meno cinque, quattro, tre, due, uno… AUGURI!... comincia un anno nuovo.
-Cosa c’è Michele?
-Mi fa male la pancia, mi fa tanto male…
- Forse è meglio se vai a letto.
Michele si infila sotto le lenzuola.E’ stanco, non ha voglia di pensare, vuole solo dormire. Ed ecco la porta si apre, un ombra che non ha un inizio né una fine, non ha altezza né larghezza, è sulla soglia
-Ciao, Michè- sussurra- sono venuto a farti gli auguri…
VOGLIO FARE IL CALCIATORE
Diego Armando Esposito, 12 anni, testa pazza di Scampìa e abitante della Torre, una delle più vecchie delle quattro torri costruite nel rione. Il padre – arrestato quando Diego non aveva neppure un anno – gli ha messo questo doppio nome in onore a Diego Armando Maradona, quello che per sette anni ha fatto sognare il Napoli. Ed è proprio questa la passione di Diego, giocare a calcio, a scuola ci va, sì, ma per perdere tempo, ci va “per pariare”. E’ iscritto in una scuola calcio del quartiere, è un attaccante e indossa la maglia numero dieci.
Passa le giornate in compagnia del suo pallone da calcetto. Maria, sua madre, lavora in una salumeria del quartiere. Mentre palleggia Diego pensava di dire al padre qual è la sua vera passione… gliel’ha sempre nascosto perché lui, durante i colloqui in carcere, gli dice sempre:
“Tu non devi diventare come me, devi studiare e andare avanti. Se non studi non puoi andare da nessuna parte!”
Diego è più che sicuro che suo padre ci rimarrà male quando saprà che suo figlio va male a scuola.
Diego va bene in una sola materia, l’educazione fisica
Sta ancora pensando a come dirlo a suo padre, la prossima volta che andrà a trovarlo, che lui a scuola va uno schifo. Ed ecco, sua madre lo chiama, gli dice di smettere di disturbare i vicini con tutte quelle pallonate che finiscono contro il muro della torre.
Lui non smette, anzi, tira più forte, sa che il suo sogno di diventare calciatore non si potrà mai realizzare. Piange e dà calci fortissimi alla palla, che per lui è oramai come prendere il palo della porta… dà un altro calcio, questa volta più debole, e mentre aspetta il pallone ritorni indietro vede quell’uomo che corre tutti i giorni per il parco. Stavolta si ferma e, con espressione soddisfatta, gli dice:
“Guagliò… ma tu sei veramente bravo! Come ti chiami?”
“Diego
“ Proprio come il grande Maradona!... Senti Diego, che ne diresti se ti facessi giocare nelle giovanili del Napoli? Dovrai studiare. Nella sezione dei junior si accettano ragazzi che hanno come minimo la licenza media…”
“ Io sto in seconda media, e poi non credo di potermi iscrivere. Non abbiamo tanti soldi e…” mentre sta per dire continuare l’uomo lo interrompe:
“ Adesso devo andare, però pensaci e parlane ai tuoi genitori”…
Diego corre dalla madre e le racconta tutto.
Maria è triste.
“Giovedì andremo a trovare tuo padre, gli diremo che non stai andando bene a scuola, ci resterà male, poi… si vedrà”.
I tre giorni passano in fretta, Diego è emozionato quando vede suo padre.
“ Come stai?”
“Sto bene, papà però devo dirti una cosa…”
Diego gli dice che ha avuto brutti voti in pagella quadrimestrale e che non ha proprio voglia di studiare. Suo padre resta in silenzio, poi gli prende una mano e la trattiene tra le sue
“E allora cosa vuoi fare, restare per strada?”
Diego trova finalmente il coraggio di dirglielo:
“Papà… voglio fare il calciatore!” …
I due si guardano, sono entrambi commossi.
All’improvviso il padre lo stringe tra le braccia, e piangendo gli dice.
“Studia e realizzerai il tuo sogno!”.
Diego gli parla anche dell’incontro con l'uomo della scuola-calcio, e quando finisce il colloquio è felice.
Dopo quel giorno si impegna con lo studio, diventa il migliore della classe e realizza il suo sogno diventando orgoglio al quartiere e facendo sognare il Napoli come fece un altro scugnizzo trent’anni prima, uno chiamato Maradona.