Ragionieri

 

(Claudio Esposito)

 

 

    Quel giovedì 20 aprile 19.. sembrava una giornata come tante altre : niente di più di una normale giornata primaverile allietata da un sole tiepido e invitante che prometteva un piacevole week-end.

    Invece, proprio quel giovedì 20 aprile 19.. accadde una cosa inaudita e portentosa, un fenomeno sconcertante, inspiegabile, di rilevanza internazionale.

    Ma andiamo con ordine. In breve, i fatti si svolsero pressappoco così.

 

    A Roma, verso le 14, il rag. Filippo Scandiani, scapolo, trentacinquenne, congedò la sua graziosa segretaria dicendole che avrebbe fatto colazione in ufficio, chè aveva da sbrigare certe pratiche urgenti.   Fin qui, nulla di strano.

    La cosa insolita si verificò il mattino seguente, quando la donna delle pulizie, che in genere arrivava sempre dopo il solerte rag. Scandiani, trovò invece l’ufficio deserto.

    Nello studio del ragioniere c’era una delle sue sigarette, ormai spenta, appoggiata sul portacenere, nella macchina da scrivere una relazione appena incominciata, e sulla scrivania un pacchetto, ancora ben chiuso, con due panini e una birra.

    Erano quelle le ultime tracce dell’uomo, la cui scomparsa con il passare delle ore appariva sempre più inequivocabile.

 

    Contemporaneamente, in un piccolo bistrot di Parigi alcuni commensali si stavano chiedendo dove mai si fosse cacciato il loro amico rag. Didier De La Riviere.

    “Vado un attimo in bagno…”, aveva detto, ed era sparito lasciando il portafoglio sul tavolo, il soprabito ben ripiegato su una sedia, la vecchia renault parcheggiata a pochi isolati con dentro la sua cartellina piena di documenti.

 

    A Londra, il rag. Thomas Hardcastle junior era uscito di casa per comprare il tè dal droghiere all’angolo.

    La commissione non avrebbe richiesto più di dieci minuti; infatti aveva lasciato il forno acceso con il pollo quasi cotto, la tavola già apparecchiata, la falciatrice con il motore in funzione ferma in giardino.

    Non era più rientrato.

 

    In quello stesso momento, in un bel prato alla periferia di Stoccolma, il rag. Bjorn Holmqwist stava giocando a golf con alcuni amici.  Lo videro correre al di là di una siepe per recuperare una pallina.

    Almeno così cedettero; in realtà dietro quella siepe il rag. Holmqwist venne inghiottito nel nulla.

 

 

 

 

    Rimase la sua mazza nell’erba, l’attrezzatura vicino alla buca n. 7, l’automobile al posteggio con le chiavi nel cruscotto.

 

    In quel medesimo istante, il rag. George Mason usciva dal suo elegante ufficio, a New York, per andare a un’importante riunione di affari. I suoi soci lo attesero invano a Wall Street; lo cercarono ovunque, sempre più preoccupati, e dopo lunghe indagini tanto accurate quanto infruttuose, denunciarono alla Polizia la scomparsa del loro amico.

 

    Quel giorno sparirono, in analoghe circostanze, anche i ragionieri : Otto Whelig di Berna, Rudolph Strauss di Vienna, Wolfgang Roestner di Bonn, Zbigniew KoscKiewicz di Varsavia, Renè Van Grjvers dell’Aja, Michael Andersen di Copenaghen, Higenori Kalajima di Tokio.

    Insomma, in ogni parte del mondo, per una strana coincidenza, alcuni stimati e integerrimi ragionieri si erano letteralmente volatilizzati.

    Fior di investigatori, nei rispettivi Paesi, si misero all’opera nel tentativo di risolvere l’enigma. 

    Setacciarono dappertutto, seguirono le piste più disparate, formularono le ipotesi più fantasiose, ma alla fine si dovettero arrendere.

    Gli scomparsi infatti erano tutti professionisti irreprensibili e, anche frugando nell’intimo della loro vita privata, non si riuscì a scoprire il minimo indizio che potesse in qualche modo orientare le indagini in una direzione precisa, nonostante il massiccio dispiegamento di uomini e mezzi da parte delle varie Scotland Yard, Suretè, F.B.I. e via discorrendo.

    In Italia non vi fu un gran dispiegamento di uomini, e tanto meno di mezzi… Più modestamente, il caso della scomparsa del rag. Scandiani Filippo fu Pasquale, trentacinquenne, non ammogliato, incensurato (le precisazioni casermesche comparivano in un rapporto della Questura di Roma), venne affidato al commissario capo dott. Domenico Peschicelli, il quale verificò che lo scomparso non aveva mai avuto a che fare con la giustizia, appurò che non aveva occupazioni ambigue o vizi nascosti, se si eccettua un’innocente relazione con la donna di servizio, una procace “burina” di Frascati, tale Brugnetti Matilde di anni 27, e pertanto, dopo i fonogrammi di rito a Questure, Commissariati distaccati e Polizia di frontiera, compilò un bel verbalino per la Procura e archiviò la faccenda.

 

    Nessuno parlò più dell’affare dei ragionieri scomparsi, e sembrava dovesse diventare uno dei tanti casi dei quali gli inquirenti non riescono a venire a capo.

    Finchè, alcuni mesi più tardi, a Kaoolawe, sperduto isolotto delle Hawaii, fu segnalato un fatto insolito : testimoni oculari riferirono che alcuni uomini, rigorosamente in giacca e cravatta, mai visti da quelle parti, erano comparsi all’improvviso sulla spiaggia e, in preda a un’inspiegabile eccitazione, avevano iniziato a cantare e ballare senza ritegno, rotolandosi nella sabbia.

    Poi, gettate via le loro ventiquattrore, slacciatesi le cravatte, erano saliti tutt’insieme su una piroga dirigendosi in mare aperto.

    Aleggiò a lungo nel vento l’eco dei loro canti felici, sempre più flebile e lontana, poi più nulla.

 

 

 

 

    Nelle valigette abbandonate sul bagnasciuga c’erano agende, calcolatrici, schedarietti, ombrelli pieghevoli, formulari, e i documenti di quegli strambi signori.

    Erano proprio loro, i ragionieri scomparsi.

 

    Mai Kaoolawe aveva vissuto un evento così importante : nel piccolo municipio del villaggio erano assiepati diplomatici, giornalisti, funzionari di Polizia provenienti da tutto il mondo.

    Il sindaco, emozionatissimo, ripeteva di continuo la sua deposizione e l’arricchiva ogni volta di nuovi particolari; infine, strabuzzando gli occhi, invariabilmente concludeva strepitando : “Wow ! Bookepers, many, many bookepers !”.

    Il commissario Peschicelli, che non masticava le lingue, guardò interrogativamente Maragliulo, maresciallo interprete.

    Scrutava il maresciallo con aria malinconica e assente.

    Pensava ai ragionieri, felici in mezzo al mare.  E pensava a se stesso, al lavoro, ai mattinali della Questura, al suo piccolo, squallido ufficio, dove presto sarebbe tornato.

    “Ha detto ragionieri, dottò”, gli fece Maragliulo, “tanti, tanti ragionieri !”…