Quattro canzonette per un pubblico che non c'è:
(Teodoro De Cesare)
I
E grido, grido forte
sono ubriaco nella notte,
tra il fango ho fatto
a pugni con l'immortalità.
E mi muovo in un ballo lento
con tutto il mondo che ho dentro,
c'è la mia anima che bussa
all'uscio dell'immortalità.
Immortale adesso mi sento,
nei colori io mi perdo
inseguito da un violino
sui viali dell'instancabilità.
E grido, grido forte...
II
Odio l'amor
sotto i salici pesti,
di tempi antichi
fra noiosi rinfreschi.
Mi ammalo aspettandoti
sotto la copiosa pioggia
e urlar non mi basta
per fermare il vento.
Salto sul letto ammaestrato,
travi sconnesse vedo pendere
dal soffitto di un tempo passato,
che una volta era un ponte
da cui mi sono già buttato
III
Emozionandomi, ti vedo un
po'
dietro la tenda di casa tua
sei nuda e guardi
il vuoto intoro a te.
Avvicinandomi, hai paura ma
la tua mano rassicura
i sogni miei persi ormai
durante notti magiche.
E il riflettersi nei tuoi occhi
degli oggetti che hai intorno
rende lo spazio a te solenne
mia abitudine di vita trasognata.
IV
Ora che il tuo corpo è
steso
i tuoi occhi chiusi
il tuo respiro pesante
stringi le mie mani
con le residue forze.
La corda pizzicata della chitarra
è una lacerazione violenta
e continua oltre il balcone
dove lo sguardo si posa
nei tramontanti campi di maggio.