Qualunque cosa significhi

(Jack Silevr)

 

 

Uscito dal tabacchi, presi un mezzo toscano e me lo portai alla bocca. Cercai dai fiammiferi, e poi, ricordai di averli dimenticati sul tavolo della cucina, idiota.Entrai ancora nel tabacchi con il sigaro tra i denti e chiesi dei fiammiferi, pagai e uscii.Accesi il sigaro e m'infilai in macchina.Erano le nove di sera, ed avevo avuto una bella fortuna a trovare un tabacchi aperto.La sera divenne ancora più buia quando accesi la macchina e l'insegna luminosa del tabacchi si spense. Strada deserta, oltre che buia, un gatto si nascondeva tra l'immondizia senza curarsi del rombo della mia vecchia auto. Per qualche istante lo invidiai.Percorsi quell'ultimo tratto di strada e imboccai Via Jannelli. Ad ogni maledetta curva di quella dannata strada la luce la luce della luna spostava il suo riflesso da un lato all'altro del parabrezza, andando a finire, ogni volta, matematicamente negli occhi.
Fosso, Cristo santo.Abbassai il finestrino per far uscire il fumo di quel mezzo sigaro che ormai mi impediva di respirare. Arrivai sotto casa sua. ero stranamente in anticipo, poco traffico, o semplicemente voglia di vederla.Mi fermai in doppia fila sotto al suo palazzo, e le feci uno squillo sul cellulare.Odio essere in anticipo, aspettare qualcuno significa pensare a quello che succederà quando quest'ultimo arriverà. Il tormento si raddoppia se chi stai aspettando è una donna. Per fortuna ebbi solo il tempo di cercare la cassetta di Paolo Conte e metterla nell'antidiluviano mangianastri della macchina, che si aprì la portiera ed entrò salutandomi come si salutano quelle persone di cui non ricordi il nome.Feci un cenno con la testa, sorrisi, diedi l'ultimo respiro al mezzo toscano e lasciai scorrere Paolo Conte; tolsi il freno a mano e partii.Era dannatamente in anticipo, non scendeva mai senza farmi aspettare prima dieci, o quindici minuti, questo se ero in orario. Figuriamoci ora che ero in anticipo...pensavo avrei dovuto star lì almeno mezz'ora.Era dannatamente in anticipo, era già pronta o, semplicemente era la voglia di vedermi.Decisi per la prima, non era utile montarsi la testa, non ancora almeno.Arrivato all'incrocio, mi fermai facendo passare una coppia di anziani, non senza chiedermi dove andassero, lì seguii con lo sguardo, poi guardai in direzione opposta per vedere se stesse arrivando qualcuno, visto l'incrocio libero, passai.Poi le rivolsi la parola:"
Allora, come va?"
"Bene, Bene grazie. Forse un pò stressata"
"Beh, chi non lo è? Vogliamo andare al cinema o preferisci bere qualcosa?"
"Andiamo a bere qualcosa"
"Ok"
Meglio così, non avevo proprio voglia di infilarmi in qualche sala buia a vedermi un film di cui non mi interessava uno stracazzo di niente.
Trovai un Bar aperto, e un parcheggio abbastanza vicino. Entrammo nel bar, ci togliemmo i cappotti, io tenni su il cappello.
"cosa vuoi bere?" le chiesi.
"fai tu"
"bene" Mi avvicinai al bancone, le prese posto nell'angolo e mi guardò mentre m'allontanavo.
"Due whisky, uno con ghiaccio"
"Preferenze, sui whiskey?"
Avevo qualche spicciolo extra in tasca, quindi potevo preferire.
"Un Lagavulin, e un Jameson, Il Jameson Con ghiaccio"
"Ok"
Aspettai i due bicchieri con i gomiti appoggiati al bancone. Nel bar c'era solo un gruppo di ragazzi che festeggiavano chissà cosa.
E poi c'era lei, la guardai e in quel momento rimpiansi di non essere andato al cinema, almeno lì nel buio della sala non avrei visto uno simile spettacolo. Era troppo , davvero troppo, con il maglione che le scivolava giù da una spalla, la sigaretta tra le dita, e il fumo che usciva lentamente dalle labbra, mi venne voglia di prenderla a schiaffi per il desiderio che provocava in me, che SAPEVA di provocare.
Distolsi lo sguardo e ritornai sul Barman.
"Ecco qui"
presi i bicchieri e ritornai al tavolo. furono i cinque passi più lunghi della mia vita.
La guardai alzare lo sguardo e cacciare il fumo dalle labbra, e in quel momento mi sentii svenire, chiusi gli occhi per un breve attimo come si fa quando in autostrada si incrocia una macchina con gli abbaglianti che viene in direzione opposta, poi lì riaprii altrettanto velocemente per non finire fuori strada.
"Il maglione, tirati su il maglione"
"Dove?"
Poggiai i bicchieri sul tavolo.
"Lì sulla spalla"
Si guardò la spalla poi accennò uno sguardo verso di me, quasi interrogativo, e poi finalmente si coprii la spalla.
"Cos'è?" chiese
"Whiskey e ghiaccio"
Buttò giù un bel sorso. Era forse troppo forte per lei. Ma d'altronde non era lei stessa qualcosa di troppo forte a me?
Feci anche io un bel sorso
Si portò un ciuffo di capelli dietro le orecchie mi guardò sorrise e distolse lo sguardo.
Ti amo bimba, pensai Ti amo, qualunque cosa questo significhi.
"Beh, non parli"? chiesi
"Non so che dire"
"è strano ci diciamo tante cose nascosti dietro un schermo e una tastiera." 
"Già, ma guardarti è diverso"
Non sai quanto bimba, non sai quanto.
"Dimmi qualcosa tu, visto che ti lamenti tanto" mi disse
"io?...oh beh..." cosa cazzo avevo…non mi ero mai sentito così impacciato.
feci un altro sorso. Il whiskey tornò sù, sotto forma di coraggio.
"Sei la persona con la quale farei l'amore per tutta la vita"
Mi guardò. Gli occhi diventarono d'un tratto lucidi, il suo viso perse forma e diventò occhi...era diventata tutta occhi, tutta occhi e capelli, e quei ciuffi di capelli davanti agli occhi, se li portò dietro le orecchie con le dita, abbassò lo sguardo. Oh fratelli.
Ti amo bimba, qualunque cosa questo significhi.
Ed ora? Cosa sarebbe successo? Cosa avrebbe detto, cosa avrebbe pensato, che bugia avrebbe inventato?
Guardò il riflesso della candela sul tavolo. Stese le dita e si guardò le unghie. Si voltò in direzione opposta al mio sguardo, poi mi fissò.
"Sei davvero la persona con la quale farei l'amore per tutta la vita, paghiamo questi due whiskey, andiamo a fare l'amore, finchè non moriamo, ti prego"
Continuò a fissarmi. gli occhi divennero d'acqua, rise: facile ridere, risolverla in una risata, evitare di pensarci e non agire. Ridi, sei bellissima quando ridi.
Ti amo bimba, qualunque cosa questo significhi
D'un tratto inavvertitamente , parlò.
"Non so ancora che dirti.."
Non c'era niente da dire, io morivo dalla voglia di farla mia, di sentirla mia, di sentirla solo mia. Lei semplicemente era imbarazzata da questo pensiero.
Bevvi d'un fiato quel che restava del Lagavulin. Mi alzai e pagai i due whiskey.
"Vieni , andiamo" le dissi
Si mise la giacca e mi seguii fuori. Accesi una sigaretta, la guardai.
"Cosa dovrei fare" dissi.
"...entrare in macchina,credo"
"è la scelta giusta, o quella razionale?"
"...razionale" disse, con un filo di voce.
"giusto."
montai in macchina, misi la chiave nel quadro, non la girai, feci un tiro dalla sigaretta, e la poggiai sul posacenere.
"Non ho mai seguito la razionalità"
Le misi la mano destra dietro i capelli e la spinsi a me, poggia le mie labbra alle sue. erano dolci.
si tirò dietro
"No, non è sensato."
Cosa lo è? pensai.
Ti amo bimba, qualunque cosa questo signifchi.
"Già, non lo è. Ti accompagno a casa." dissi.
la strada era deserta, buttai la sigaretta e ne accesi un'altra. Che stupido, che idiota. No, forse no, avevo fatto la scelta giusta, provare, almeno provare a baciarla. altrimenti non me lo sarei mai perdonato.
La guardai, con la sigaretta tra le labbra, imbarazzata, incrociai il mio sguardo nello specchietto retrovisore, mi guardò con la coda dell'occhio, poi rifugiò il suo sguardo nel nulla.
sorrisi: Ti amo bimba, ti amo. Qualunque cosa questo significhi.