Il Ponte del Diavolo

(Saul Ferrara)

 

 

Alle prime luci dell’alba il capomastro Mazzarino si trovava  già su una  sponda del fiume Serchio, ad osservare, con l’animo colmo di stupore e sgomento, il ponte che prodigiosamente era stato costruito durante la notte. Il capomastro avrebbe voluto percorrerlo per verificarne la stabilità ma il patto che aveva siglato con il Maligno glielo vietava. Quell’essere abominevole era stato chiaro, avrebbe costruito il ponte quella notte ma in cambio si sarebbe preso l’anima del primo che lo avesse attraversato. “Tutto questo è accaduto per colpa di quella maledetta piena” pensò con rabbia  Mazzarino. Il capomastro sarebbe riuscito tranquillamente a costruirlo senza malefici aiuti per la data accordata con la Contessa Matilde se il fiume, straripando, non avesse distrutto tutto, portandosi via tra la corrente delle sue acque il lavoro di tanti mesi di fatica. Ma il giorno stabilito per l’inaugurazione  infine era giunto e il non aver rispettato l’impegno preso con la Contessa di Canossa gli sarebbe costato la vita. Mazzarino, in preda alla disperazione, aveva invocato l’aiuto di un centinaio di santi, implorandoli uno alla volta, pensando ingenuamente che facendo così, sui tanti interpellati, almeno uno si sarebbe mostrato disposto a venirgli in soccorso. Dopo ore di instancabili suppliche qualcuno si era offerto di aiutarlo ma malauguratamente non era un santo. Gli era apparso avvolto da una nube di zolfo, proprio come veniva ritratto nell’ affresco che occupava una parete del piccolo chiostro di Borgo a Mozzano. Era successo la sera prima quando Mazzarino era da solo nel cantiere, che da giorni ormai era stato abbandonato dagli operai, mentre pregava in ginocchio per un intervento divino e mai si sarebbe  aspettato quella visita. Il povero capomastro capì subito chi era quell’inaspettato ospite e cercò di fuggire ma il Maligno lo fermò, afferrandolo per un braccio, per poi con uno strattone farlo cadere.

<< Non scappare! Sono qui per aiutarti!>>  disse con voce suadente ma al contempo ferma e decisa, e poi, dopo essersi lisciato un paio di volte la lunga barba ricciuta che gli copriva il mento, aggiunse con sarcasmo:

<< Come puoi credere all’ intervento miracoloso di  un santo? A loro non potrebbe mai interessare il destino di un misero manovale come te. A me, mio caro, invece interessa… e molto…>> .

Mazzarino, senza alzarsi e con voce tremante, chiese:

<< Cosa vuoi da me?>>.

Il Maligno si chinò sul capomastro coprendolo completamente con la sua mole gigantesca

<< Io questa notte costruirò il ponte, così tu avrai salva la vita, ma in cambio mi prenderò l’anima del primo che lo attraverserà.>> disse fissandolo con i suoi occhi rossi come il fuoco.

 

<< Tu lo sai cosa ti capiterà  domani, quando arriverà la Contessa accompagnata da tutte le personalità di Lucca, e non dovesse vedere il ponte realizzato?>>  gli chiese, accarezzandogli la testa con quelle sue dita rese ancora più lunghe dagli artigli ricurvi. Il capomastro non fiatava, la paura lo aveva paralizzato, anche un semplice cenno del capo gli sembrava uno sforzo sovrumano da compiere.

<< Visto che non lo sai te lo dico io: ti farà mozzare la testa! Non farti incantare dai lineamenti delicati della Contessa, la vita di un uomo per lei vale meno di una sua lentiggine. >>. Detto questo il Maligno con un gesto fulmineo, utilizzando le sue unghie affilate, gli tagliò di netto il lobo dell’orecchio sinistro. Mazzarino, urlando per il dolore, portò istintivamente la mano all’orecchio, e subito questa si tinse di sangue.

<< Urli?! Bene, si vede che sei ancora vivo! Se vuoi esserlo anche domani non perdere tempo e sigla col tuo sangue il patto con me.>> disse questa volta con una voce autoritaria che non ammetteva repliche e tentennamenti. Mazzarino, tremante, segui scrupolosamente tutte le istruzioni che il Maligno gli dettò finché quello scellerato contratto non fu concluso. Ora il capomastro provava vergogna e rimorso per quello che aveva fatto ma non sapeva come rimediare e soprattutto era spaventato a morte. Il suo lobo era ricresciuto miracolosamente ma sentiva ancora i lunghi e taglienti artigli del Maligno vicini al collo, pronti a decapitarlo se solo avesse provato ad impedirgli di prendere quello che a lui spettava.

 A mezzogiorno  tutti si trovarono riuniti davanti al ponte e la Contessa si  complimentò con Mazzarino:

<< Bravo, tu non mi deludi mai.>> gli disse, porgendo il dorso della mano per farselo baciare. C’erano anche gli operai, increduli, che discutevano animosamente su come il capomastro fosse riuscito a realizzare da solo quella bella ma curiosa costruzione. Il ponte, infatti, non corrispondeva perfettamente ai progetti; gli archi dei piloni erano asimmetrici e quello centrale era talmente alto rispetto agli altri da far apparire l’intera costruzione come un enorme arco teso puntato verso l’alto, pronto a scoccare un dardo al cielo. Tra la folla c’era anche Ennio l’eremita, un sant’uomo che raramente si allontanava dalla sua solitaria spelonca, e Mazzarino nel vederlo provò una sensazione di sollievo, pensando che forse questi si trovasse lì per rimediare al suo tragico errore. Il capomastro prese in disparte l’eremita e gli raccontò tutto, battendosi continuamente il petto a dimostrazione del suo sincero pentimento. Ennio non sembrò turbato da quel racconto, e con tono rassicurante disse a

Mazzarino di non preoccuparsi, che avrebbe sistemato tutto lui. L’eremita sparì tra la folla per riapparire dopo un po’ con un insolito compagno:  accanto a lui un maiale trotterellava tutto felice. I due, suscitando lo stupore generale, si fecero largo tra la folla  che attendeva l’inizio della inaugurazione ai piedi del ponte. Conquistata la prima fila, l’eremita colpi dolcemente il posteriore del maiale che subito grugnendo si mise a correre lungo il ponte. Ennio lo seguiva con calma, spargendo sale benedetto  sui parapetti. Il maiale fu il primo ad attraversare il ponte ed il Maligno venne così  ingannato e non avrebbe mai avuto un’anima, a meno che non si fosse  accontentato di quella di un animale. Mazzarino, dopo quella brutta esperienza, abbandonò la sua professione di costruttore, non mettendo mai piede sul ponte e vivendo da esiliato i restanti anni della sua vita , sull’altra sponda del fiume, lontano dal suo borgo natio. Il ponte ancora oggi, a distanza di quasi un millennio dalla costruzione, è integro, nonostante i tentativi del Maligno di distruggerlo. Capita a volte, durante una piena, di sentire una voce che dalle acque del Serchio  maledice il capomastro Mazzarino e l’eremita Ennio, il quale è entrato nella storia per essere stato l’uomo che è riuscito a vincere una battaglia contro il Maligno con l’aiuto di un maiale.

 

 

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