Egoismo
(Alfonso Passarello)
Il piccolo braciere che ho posato sulla
scrivania del mio studio, al primo piano della mia casa, scoppietta rovente.
Sono davvero una trovata geniale le diavoline accendi fuoco.
La luce è spenta. Solo i fari delle auto che sfrecciano illuminano di
tanto in tanto, attraverso la finestra, la camera.
Il vuoto. Sì, un tremendo ed orribile vuoto mi circonda
Mille cose la vita mi ha donato ma non basta. No, non basta.
Rifletto troppo ultimamente sulla mia dannata esistenza.
Sono ricco, sono potente, sono temuto, sono rispettato ma sono Solo.
Non c’è nessuno alla sera, nella mia villetta tardo barocca, ansioso del
mio ritorno. Non un figlio né una moglie pronta a corrermi incontro e
abbracciarmi. Qualcuno che mi ama.
Tanto sono riuscito a costruire ma ciò che davvero conta nella vita no.
Mi opprime il silenzio della mia casa; l’ordine immutato della mobilia
attorno a me così spoglio, così poco vissuto.
Nessuna foto di qualcuno adorna la mia scrivania colma solo di scartoffie
varie e un set da scrivania di vera pelle regalatomi da colleghi il giorno
della laurea. Colleghi appunto, non amici. Io non ho amici fuorché qualche
net-friend incontrato per caso in chat di cui non so nulla o quasi e ciò che
so non credo neanche sia vero.
Amavo la carriera, il prestigio, i soldi ma cosa sono a confronto
dell’amore, di una famiglia, di qualcuno che ti ami senza termini né
condizioni.
Ho provato a conoscere qualcheduno, avvicinarmi a delle donne ma mio
malgrado non riesco ad amarle. Sono stato così a lungo preso da me stesso che
mi viene impossibile donarmi ad un’altra persona. Non ci riesco. Ciò mi fa
soffrire ma non riesco. Sono matto, lo so. Non so neanche io giustificare il
mio pessimo essere. A volte mi chiedo se sia dovuto alla mia diffidenza verso
la feccia del mondo in cui ci troviamo catapultati.
Soffro troppo. È depressione? Chi lo sa. Forse lo è ma a chi può
importare. La bottiglia di vodka allo stato puro è ormai divenuta mia
confidente. La scruto spesso, la accarezzo la bevo con gusto. Mi riesce a
distrarre dalla mia sudicia esistenza. Un tocca sana direi.
Mi annoio. Nulla è novità. Tutto l’ho già fatto. Niente mi stupisce.
Nessuno mi impressiona.
Che senso ha continuare a vivere? Vuol dire solo lavorare e guadagnare
per regalare una ingente eredità a qualche parente lontano che si farà vivo
alla tua morte? Ho già permesso molte cose negative al mio tristo destino.
Questo non lo permetto. È tutto qui il mio patrimonio. Davanti i miei occhi.
Anni di lavoro e di soddisfazioni. Ho prelevato tutto ciò che avevo. Trecento
mila euro riempiono questa valigetta apparentemente insulsa. Prendo a mazzi le
banconote. Che schifo che attorno ad esse ruoti il mondo. Il braciere continua
ad ardere. Una fiammata più grande ad un certo punto illumina il mio viso
affranto dalla vita. Le banconote sono lì a bruciare. Ne metto delle altre e
poi ancora. Mazzetto dopo mazzetto. Minuto dopo minuto mi gaso. Sono contento.
Sono pazzo. Sono egoista. In pochi istanti nessun soldo rimarrà per nessun
arrivista che abbia un minimo diritto su ciò che io ho guadagnato. Si dissolve
in questa stanza il mio patrimonio. Ho pensato a lungo su cosa farne.
Moltissimi ne avrebbero bisogno ma non mi importa. Che ci posso fare io se
mezzo mondo muore di fame o se un barbone sta sempre davanti la mia villa
nella speranza di un centesimo da parte mia. Non posso né voglio risolvere i
problemi della terra. Io ho sofferto. Nessuno è riuscito ad aiutarmi e a farmi
stare bene. Nessuno. Non vedo perché dovrei farlo io per gli altri.
Un profumo orrendo pervade la stanza. Il braciere si spegne. É tutto
cenere.
Apro il cassetto. La prendo. La pistola intendo. Un bel colpo alle tempie
e tutto sarà finito.
Cacchio la casa. Rimane la casa. Qualcuno potrà ereditarla, potrà
usufruire di essa. Ormai è troppo tardi. Pazienza. Spero solo che un fulmine
la disintegri da cima a fondo.
Mi alzo. Vado davanti lo specchio del bagno. Accendo la luce. Il mio
volto è quello di sempre. Impassibile e apatico il mio brutto sguardo
strabico. La canna della pistola già accanto la testa.
Il telefono squilla. Che trilli pure quel maledetto. Mi accingo a premere
il grilletto. Mille pensieri mi passano in testa. Non ho nulla a perdere di
questa vita bastarda che mi ha reso pazzo e solo.
Addio mondo. Buum.