Decadenti palle

(Claudio Esposito)

 

 

    Restare in terrazzo, non poteva; dormire, manco a pensarci; leggere, o scrivere qualcosa, per carità!... ne aveva le palle piene ancor prima di sfogliare un libro o solo tirare fuori una penna da quell’assurda servante imitazione (orrenda) liberty.

    Penṣ bene di chiudersi nel cesso.

    Ma anche quello gli dava sui nervi : la vasca, ben lucidata e con le maioliche ancora nuove tranne una in basso a destra sbeccata ai bordi, il lavabo, con un filo di ruggine sotto il rubinetto, proprio nel punto dove sbavava ormai da decenni come un vecchio sdentato, la lavatrice smaltata con enormi manopole dai numeri sbiaditi, quasi un fossile preistorico, il muretto improbabile stuccato con incredibili fregi viola e marroni, sul quale stavano schierati in ordine maniacale profumi, shampoo, lacche e dopobarba vari, dei quali si poteva immaginare l’inesorabile, silenzioso svaporare negli interminabili mesi invernali, quando i loro odori vagavano dolenti nelle stanze vuote, dove venivano assorbiti dagli stanchi sbuffi d’aria stant́a di vecchi salvagente da bambini che esalavano gli ultimi rantoli, per poi afflosciarsi a poco a poco su pavimenti ammuffiti, con patetici sibili che risuonavano gementi attraverso la grande casa deserta.