Gli occhi di mio padre
(Francesco Luca Santo)
Erano le prime ore dell’alba quando sentimmo un forte rumore provenire dall’ingresso della casa.
Non avemmo neppure il tempo di alzarci dai nostri letti, che fummo accerchiati da uomini in divisa.
Ci urlarono contro di seguirli svelti in strada.
Non capii chi fossero, né tanto meno cosa volessero; ricordo solo, lo sguardo di mio padre.
I suoi occhi sembravano sapere, capire cosa stesse accadendo alle nostre vite, ed una sorta di rassegnazione scrutai sul suo volto stanco.
Ci fecero salire su una camionetta verde scuro con dentro altra gente, svegliata nella notte, che attendeva il suo destino.
Andammo via, il viaggio fu lungo e silenzioso; solo giochi di sguardi ricordo tra di noi, ma poi nulla, nessuna parola solo tanto, tanto silenzio.
“Su presto! Dai scendete, veloci!” Ci urlò uno degli uomini in divisa.
Era un luogo enorme, spettrale. Venimmo divisi in gruppi: gli uomini con gli uomini, le donne insieme alle donne, gli anziani con gli anziani ed i bambini con i bambini…
Avevo solamente quattordici anni, quando fui deportato nell’inferno di Auschwitz!