Il nemico

(Luca Armato)

 

 

Ulric aveva da poco superato i trenta anni dei quali quindici passati al fronte a combattere. Anche se in realtà essendo inquadrato in un plotone di artiglieria non aveva mai visto il nemico a meno di 300 metri di distanza. Tranne quella volta quella volta che una squadra di cavalieri alati aveva aggirato il fronte ed era piombato con i suoi grifoni sopra le baliste e le catapulte del suo reggimento per sua fortuna le belve volanti si erano limitate a distruggere le immense macchine da guerra ignorando gli artiglieri che fuggivano terrorizzati in ogni dove. Ma oggi questo rischio non si sarebbe manifestato una squadra di arcieri era situata alle loro spalle per difenderli da ogni minaccia volante. 

Il sole stava sorgendo da dietro le coline e i fuochi della notte si attenuarono lentamente e sotto la luce dell’aurora lasciavano il posto al accampamento nemico. Lentamente i soldati uscirono dalle loro tende e sì in quadrarono in plotoni che iniziarono a marchiare verso di loro dall’altra parte del fiume la fanteria alleata stava gia iniziando a predisporre le difese in cielo i grossi dirigibili corazzati si erano gia librati in volo e duelavono in un incerto scontro tra potenza e agilità con draghi e grifoni nemici. Ulric guardava col suo cannocchiale l’avanzare del nemico ancora un po’ e sarebbero statti ha portata di gittata delle sue macchine. Sospirando penso a nuovi Trabucchi che gli sarebbero arrivati da li ha poco. Se li avesse avuti ora avrebbe gia potuto iniziare ha bersagliare i reggimenti nemici gia si immaginava quelle minuscole figure scure che si scagliavano contro il verde del campo di battaglia saltare in aria colpita dai suoi proiettili.

Quando comandi macchine in grado di lanciare palle incendiarie di 300 Kg ha 500 mt di distanza e dopo 15 anni di una guerra che era combattuta da generazioni la vita umana soprattutto quella del nemico sembrava di poco valore. Il nemico era sempre più vicino i primi reggimenti avevano gia iniziato ha bersagliare di giavellotti le difese al di la del ponte che rispondevano con secchi colpi di balestra. Ulric chiamo il suo attendente un ragazzino dai capelli rossi e le orecchie a sventola e gli ordino di preparare le macchine a far fuoco quindi alzo la sua sciabola d’argento verso il cielo preparandosi ha dar l’ordine di aprire il fuoco. Quando improvvisamente dal loro fianco destro irruppero tra le loro una dozzina di figure avvolte in lunghi mantelli grigi una di esse fu subito addosso al attendente tagliandoli la gola con un lungo coltello ricurvo altri  incappucciati stavano invece  lanciando grossi otri di pece sulle catapulte. Ma c’io che più fece gelare il sangue ha Ulric era che da una di quelle figure incappucciate stava partendo grosse lingue di fuoco azzurro che rapidamente avvolgevano le sue adorate macchine da guerra.  Gli arcani stavano attaccando il suo plotone. come tutti gli uomini del nord anche Ulric provava una profonda e istintiva paura per la magia. Il primo istinto fu quello di fuggire. Ma il forte senso del onore e l’attaccamento alle sue macchine da guerra gli diede la forza di lanciarsi contro l’ombra sapeva che solo uccidendolo poteva spegnere il fuoco che divampava dalle sue mani con un agile balzo gli fu davanti brandendo ha due mani la sua sciabola con ferocia calo un fendente verso l’incappucciato. Il quale fu costretto a interrompere l’attacco e ad arretrare e cosi facendo inciampo e cade all’indietro.

Subito Ulric l’afferro per una spalla lo strinse in una morsa di ferro e gli pianto la scimitarra nel cuore.

La figura incappucciata si accascio nella stretta mortale di Urlic e mentre cadeva il cappuccio gli scivolo lentamente dal viso rilevando  le sue vere fattezze.

In quel momento Ulric si trovo davanti il viso di una ragazza poco più giovane di lui. I cui lunghi cappelli castani liberati dal cappuccio si muovevano morbidi su di un corpo sempre più rigido e immobile.  Prima di morire la ragazza lo guardo negli occhi e le sorrise come per perdonare quel soldato di poco più vecchio di lei che nel fuoco della battaglia la stava lentamente accasciando a terra quindi i suoi grossi occhi marroni si chiusero per sempre. Ulric la distese sul prato gli estrasse la spada con delicatezza quassi potesse sentire ancora dolore quindi gli sistemo la veste in modo da coprire la letale ferita  e inginocchiandosi a fianco ad essa inspiegabilmente pianse per la sconosciuta che aveva appena ucciso