Sino a quando non muore la notte
(Ruggero Doronzo)
La notte si è
sdraiata
ancora una volta,
come una
puttana
sulla città,
giacendo con
tenebre
e paura,
leccando le mie ferite
con la sua lingua
intrisa
di acido.
Sento un
urlo...
sono
Io.
Oppure
un demone
che appartiene
ad un altro tempo:
scrivo le sue parole,
le sue
bestemmie,
imbrattando di
inchiostro nero
una pagina
di carta di riso.
Non riesco a
tacere,
tagliarmi la lingua
non mi rende
muto,
sorridere alla folla
che mi travolge
calpestando i marciapide
in festa,
non mi rende felice.
La pioggia che cade,
l’accidia,
le lame, i passi senza volto
che ti inseguono nei vicoli,
la musica che tace,
il pianto,
le scarpe sporche di fango,
la gente che mormora, le bottigle
rotte che sorridono con denti aguzzi,
il profumo del sesso a pagamento,
i fiori appassiti,
la terra che sputa i morti, la pasta scotta,
i cani randagi,
la vita!
...Quanto durerà la notte?
sino a quando la città non le darà
il suo orgasmo,
sino a quando non urlerà
di piacere,
spingendo dentro di sè
con le unghie
i miei demoni ed i miei fantasmi
in un’orgia
tra buio e fetore.