L'infanzia della mi mamma
(Valter Ceccherini)
Era una fredda mattinata di Marzo del 1930.
Nevischiava, il vento di tramontana imperversava lungo l’argine dell’Archiano.
Qui, in un casolare contadino a poche centinaia di metri dal fulcro del piccolo paese di Partina, e in aperta campagna, in un luogo chiamato “Casa Poggino”, le consuete attività , tipiche delle famiglie contadine, stavano andando a rilento, ed un alone d’attesa si era creato nell’aria.Il camino, posto al centro della grande stanza da cucina,( che era appunto il centro nodale dell’intera abitazione) stava ardendo per scaldare l’ambiente. Nelle stanze di tutta la casa, si respirava aria mischiata a fumo, che poi era anche una delle caratteristiche tipiche delle abitazioni di allora; tuttavia, nella vicina camera da letto da cui si accedeva tramite una cigolante porta di legno anch’essa segnata dal fumo e dal tempo, si respirava aria un po’ più purificata, questa , veniva infatti tenuta oculatamente chiusa .
Il motivo di tutto ciò, stava proprio in quell’attesa.
Tale attesa, era dovuta al fatto che la Beppa, donna solare ambiziosa e di animo gentile, dall’aspetto grazioso e maturo tipico delle donne sulla quarantina , si trovava a fare i conti ,oltre che col suo modificato aspetto fisico , giunto ormai alla stadiazione massima di gravidanza in atto, anche con le naturali ed inevitabili doglie del parto. Ad accudirla c’erano alcune massaie dei luoghi vicini (amiche per lo più)il marito Giuseppe, e la figlia Primetta, una donna oramai sui venti anni .Le doglie si facevano sempre più intense e la Beppa, madida di sudore e particolarmente dolorante, stava in quegli interminabili momenti spingendo per far uscire dal suo ventre materno quella vita che era ancora dentro di lei.
<< UEH!¼UEEHHH!!!¼>>
Il pianto inconfondibile di una vita che nasce.
<< E’ una bambina!!! >> Urlò di gioia, Primetta, la primogenita di Giuseppe e Beppa.
Velocemente le massaie presenti, in veste di allevatrici, recisero il cordone ombelicale della piccola, e¼il babbo, guardandola con estrema emozione, nonostante fosse per lui e la moglie, la quinta, di tutti i figli fin li avuti, esclamò gioiosamente.
<< E’ bellissima!!¼La chiameremo Maddalena! >>
Era il 10 di Marzo del 1930, fu cosi più o meno che nacque Maddalena.
La Beppa e Giuseppe, erano, per cosi dire ,due genitori anziani, specialmente se guardati con l’ ottica di allora, cioè secondo quei parametri contestuali ;avere in quell’epoca più di quarant’anni era come doversi considerare già anziani (del resto l’aspettativa di vita di quel tempo parlava chiaro).
Giuseppe, era un uomo molto laborioso , religioso, e, da buon patriota, vedeva nell’ideale Fascista, un buon compromesso di società . Non che vi credesse in maniera estenuante(come ad altri capitava) tuttavia, ad ogni occasione ufficiale , come manifestare, ricordare, onorare e quant’altro, tale regime proponeva o meglio , imponeva, (a seconda dei punti di vista) questo era solito mettersi la “fusciacca” nera a giro vita e papalina con pennacchio , anche questa dello stesso colore, come segno di fedeltà all’ideale .
Era un uomo buono e alla buona, portava dei baffetti ben curati , era di media statura, ed il suo sguardo era molto espressivo. Vedeva la famiglia come una cosa unica ed indissolubile, e ne difendeva a spada tratta, tutti i valori ed i principi a questa connessi .
Oltre a Primetta di aspetto dolce minuto e grazioso, con un carattere affabile e sincero, c’era Corrado, un gran bel ragazzo, che un po’ per emulazione del padre, un po’ perché era anche costume di quel tempo, verteva intorno ai diciotto anni, cosi sentendosi già grande, si era fatto crescere dei baffi, con la differenza però di averceli più folti e più neri del padre Giuseppe.Di media statura,e corporatura robusta ma longilinea, lavorava alla cementeria della Begliano a Rassina , ove vi si recava pedalando per venticinque chilometri al dì in sella alla sua bella bicicletta .
Dopo questi sopra citati, nell’ordine veniva Aldo, seguito da Santino, il primo dei due, era un tipo di corporatura massiccia, alto atletico, e di carattere abbastanza irascibile , gran lavoratore, aiutava il babbo al podere.
Il secondo invece, era di bassa statura , ma distinto e vispo come una lepre, aveva un bellissimo taglio degli occhi, e nonostante la sua statura, si destreggiava con dimestichezza ed agilità su tutti i fronti; era però molto idealista ed anticonformista, per questo spesso contrastava con i pareri altrui ed in particolar modo con quelli del padre.
Il podere di Casa Poggino era gestito da Giuseppe e famiglia in qualità di “mezzadri”, il loro “padrone”, (cosi veniva definito il proprietario del casolare e dei terreni circostanti), era uno dei più eminenti signori del paese, e cioè il Signor Pilade Ciarpaglini, che, insieme alla famiglia dei Rosai e poche altre, si contendevano il primato onorario , ma anche tangibile, di signori di Partina.
Tutto sommato era un buon padrone, i Paperini, (questo era il cognome di Giuseppe e figli) svolgevano, insieme anche ad altri mezzadri del Ciarpaglini, un discreto ma faticoso lavoro che nonostante tutto, gli permetteva di vivere.
Certo, la famiglia Paperini era di modesta classe sociale, in fondo rispecchiava la condizione più comune di tante altre famiglie al tempo. E’ bene però precisare, che , nonostante tutto, non era affatto fra le meno abbiette di quel periodo storico ; ce ne erano molte purtroppo, che data la forte, e strisciante depressione economico sociale, vertevano in condizioni ben peggiori , sfiorando spesso miseria e povertà assoluta.
Insomma , Giuseppe e figli riuscivano sempre e comunque a tirare avanti la “baracca”, ed il lieto evento della nascita di Maddalena, aveva portato una raggiante luminosità, all’interno della famiglia.
I mesi passavano e la piccola , si faceva sempre più grossa, il buon latte materno della Beppa, faceva bene la sua parte.
Tutti i componenti della famiglia, compresi di buon grado i maschietti, se la frullavano di mano in mano, per giocherellarci ed accudirla , era diventata un po’ come una “mascotte”.
La Beppa, sentendosi un po’ anziana come madre per i canoni conservatori di allora, teneva molto a ben
nutrire , e a ben figurare , al confronto con le altre mamme più giovani.
L’ordine e la pulizia per Maddalena, non dovevano mai mancare, e , coadiuvata da Primetta, il tutto riusciva alla perfezione. Ne maldicenze, ne brutti aspetti di tale situazione(ammesso che ve ne fossero) dovevano venir fuori per colpa della sua non più giovane età di madre. Questo, perché in quel tempo, spettegolare, sottoforma di vociferio paesano su tali argomentazioni,era cosa abbastanza usuale e meschina.
Quindi tutto ciò, alla Beppa non doveva assolutamente accadere.
Era come una sorta di questione di onore.
Un bel giorno, verso la fine del mese di Agosto, e più precisamente nel giorno finale della “Battitura del grano”, l’intera famiglia Paperini , fu invitata a recarsi nel vicino casolare dell’Eschio, un bellissimo luogo in collina, che distava dalla loro casa qualche centinaio di metri; anche questo, era sempre di proprietà del Pilade .
L’invito che avevano ricevuto, era conseguente alla tradizione di allora , nella quale i mezzadri, cioè i contadini in poche parole, dopo aver finito di battere il grano, davano vita ad una abbondante e sontuosa cerimonia a base di cibi tradizionali , come le pappardelle con il sugo di nana e gli arrosti di volatili vari accompagnati inoltre da vino casereccio e avvolte un po’ aspro fatto con uve delle proprie vigne. Ballie rime di vario genere, si intersecavano in quella semplice ma briosa atmosfera di festa, che segnava la fine del raccolto e del duro e massacrante lavoro, dando in questo modo vita ad un’appagante ed indispensabile armonia all’unione comune d’intenti con molta solidarietà e collaborazione altrui.
La Beppa, come del resto le altre massaie o mogli , aveva fatto la sua parte, sia precedentemente, con l’aiuto nei campi come bracciante, che successivamente, nell’aiuto fondamentale dei preparativi culinari, parte quest’ultima, affidata, esclusivamente alle donne.
Così, in quel giorno, dopo che appunto, le cibarie ed il resto dei preparativi del caso, furono quasi tutti espletati, la Beppa, era intenta, insieme alla figlia Primetta, a darsi una “Ravversata”, che in termini di allora voleva semplicemente significare “ricambiarsi e ripulirsi” allo stesso tempo. Ma soprattutto, le due donne, avevano una cosa da non sottovalutare nel suo completo espletamento funzionale, e cioè, il fatto di dover far bella figura con la piccola Maddalena.
La piccola, doveva necessariamente essere splendida, doveva infondere in chi la vedeva ,( soprattutto per la prima volta) una luce aurea, che non si potesse far a meno di notare. Tanta era la soddisfazione, che la piccola Maddalena erogava verso i genitori ed i fratelli maggiori, era l’orgoglio della famiglia insomma, ed il bene che le veniva ricambiato era d’immensa levatura.
Cosi, dopo che Primetta, aveva finito di lavare con dell’acqua scaldata nel paiolo di rame annerito dal fumo e dal tempo, e appena tolto dalle braci ardenti dell’indispensabile camino della cucina, si senti dettare dalla madre l’ordine di stendere la piccola sul grande tavolo di legno consumato dalle tante e tante volte che per più tipi d’uso era stato adoperato. Il tavolo era stato precedentemente rivestito con delle grandi lenzuola di lino bianco, che la Beppa aveva acquistato alla fiera di Bibbiena qualche anno addietro, e che, conservava con religiosa devozione, tanto erano preziosi detti capi di biancheria . Al tempo, poche erano le cose nuove e buone che si potevano avere a disposizione per certe occasioni, e quindi per l’adempimento di certe faccende domestiche, come , e soprattutto, le faccende per i servizi igienici di una bambina .
In certi particolari frangenti di vita quotidiana, era essenziale e fondamentale avere peculiarità e senso di responsabilità , le malattie, le infezioni, e quant’altro di temuto a livello di salute, erano caratteristiche , che non era possibile tralasciare indietro; imponevano queste la giusta e doverosa attenzione , che solo le cure materne, o comunque, nel caso della piccola Maddalena, della maggiore sorella Primetta, potevano essere garantite .
<< Primetta, prendi quelle pezze pulite, che sono li, ¼.nella tira del camino, e stendile sopra al tavolo>>
Disse la Beppa alla figlia , che appena alcuni secondi prima vi aveva appoggiato la piccola, e dove, con gesti di morboso e tenero affetto, le stava mordicchiando i piccoli e cicciotteli piedini , facendola, con quell’inconsapevolezza infantile tipica dei neonati, sorridere e gesticolare , tirando fuori quella dolce e soave vocina che infondeva amore e tenerezza a tutta la famiglia.
L’igiene, la pulizia di certe attenzioni domestiche, prendevano supporto oltre che da molti rimedi e usanze tradizionali e piuttosto spartane , anche dalla tira del camino. La tira del camino, altro non era che una grossa cassettiera posta proprio sotto il cassetto raccolgli cenere del braciere, qui , qualsiasi cosa vi venisse messo, complice l’accurato sistema ermetico di chiusura che quest’oggetto aveva, si manteneva caldo , asciutto e soprattutto si manteneva pulito, come in una sorta di ambiente sterile, per cui perfettamente adatto allo scopo , per cui la Beppa e la Primetta bisognavano. Era insomma un ottimo ed indispensabile strumento per garantirsi la pulizia di determinate cose appena descritto.
Cosi, appurato tale riscontro sull’utilizzo della tira del camino, e l’indispensabile utilità che questa aveva per le famiglie di allora, si capisce pure che il suo utilizzo era frequente e irrinunciabile.
Quello stesso giorno infatti , dopo che la Primetta aveva preso le pezze pulite e le aveva utilizzate per le necessità igieniche della piccola Maddalena, la Beppa che aveva appena finito di compiere altre faccende domestiche , cioè la stiratura di altre pezze pulite appena stese dai lunghi fili appendi panni, che il marito Giuseppe, insieme al figlio santino gli avevano sistemato fuori, nell’ampio cortile adiacente all’ingresso di casa, cacciò fuori un urlo di terrore; cadde con il culo a terra, la sua faccia di donna vissuta e sempre allegra di colpo s’era fatta bianca come un panno lavato, i suoi occhi fissi e sgranati a guardare proprio la tira del camino, e con voce balbuziente cercava di dare spiegazioni alla figlia maggiore, che nel frattempo aveva , impressionata dall’urlo della madre , preso in braccio la piccola sorella, che stravolta da quel repentino cambio di condizione, piangeva a dirotto.
<<Mamma, mamma !¼Che c’è cosa hai combinato?..sei bianca come un cencio, per caso ti senti male? >>
Domandò Primetta alla madre con voce rotta dallo spavento.
<< No¼Non sto male, ma tu vedessi quel che ho visto li dentro!¼qualcosa di nero, di viscido e semovente . E’ stato un attimo, come veder una testolina, poi mi sono ritrovata cosi, con il culo per terra , ma¼ credimi, li dentro¼ c’è qualcosa! >>
Replicò la Beppa dopo essersi rimessa in piedi con gambe tremolanti. Primetta preoccupata per la madre e disorientata dall’accaduto, posò la piccola sorella sul vecchio tavolo, adagiandola sull’imbottitura precedentemente usata, ed invitò la madre a bere un bicchiere d’acqua fresca dell’Impianto, conservata in una vecchia ma perfettamente funzionale mezzina di rame .Subito dopo la Beppa sempre aiutata dalla figlia si sedette in una cigolante sedia della cucina, e avvicinandosi al tavolo, si posizionò a braccia conserte e capo chino sull’orlo del tavolo; qui con tono incredulo, iniziò a confabulare dentro di se a voce alta, su quello che ( almeno secondo lei ) aveva visto.
<< Era una testolina nera!¼Nera come la pece¼.era una testolina nera, e si muoveva veloce¼.sembrava un serpe!! Giuro sembrava un serpe!!Oddio ! Oddio!¼Che spavento!!>>
Diceva.
<<Mamma !¼Mamma!..Rilassati, cerca di calmarti , cosi metti paura anche alla piccola Maddalena. Non senti come strilla? >>
Disse Primetta provando a riprendere le redini della situazione. La Beppa cominciando a riprendersi dalla paura, ma non dalla consapevolezza di ciò che lei, e per il momento solo lei aveva visto, esortò la figlia maggiore ad uscire di casa con la piccola Maddalena, in modo che potesse chiamare i fratelli e il babbo in quel momento intenti ad espletare le tipiche attività poderali di Casa Poggino .
Rientrata in casa per sincerarsi che la madre si fosse ripresa davvero, Primetta le pose all’attenzione il fatto che già altre volte, nelle settimane passate l’aveva sentita dire – Ho visto una testolina nera¼.ho visto una testolina nera!! -.La Beppa infatti diceva di vedere questa puntina, testolina o che dir si voglia, sotto le lenzuola e avvolte persino tra le federe. Probabilmente, questa fantomatica “misteriosa cosa” ,essendosi creata la propria tana nella tira del camino dove appunto veniva stivata la biancheria domestica , di tanto in intanto vi rimaneva probabilmente imbrigliata senza che nessuno la notasse, e cosi , quando venivano rifatti i letti, o comunque quando si prendevano della nuove pezze per fasciare la piccola, questa faceva capolino creando soggezione e scompiglio tra le mura domestiche .
Con una grossa paletta in mano, quella che usualmente si usava per raccattare la cenere del camino, la Beppa si fece coraggio, e riaprendo di nuovo la tira , volle sfidare ciò che presumibilmente li dentro vi era .Con i suoi grossi polsi da bracciante agricola, sfilò quel cassetto tutto d’un colpo e¼.ne rovesciò a terra l’intero contenuto, spargendo le pezze a destra e a manca; qualcosa si mosse, con un movimento vibrato e strisciante, la misteriosa creatura , rivelò per intero la sua identità. Era una grossa e lunga serpe nera striata sul grigio.<< E’ un Frustone!! >> Disse Corrado che nel frattempo era corso in aiuto delle due donne di casa. Questo, tornado un po’ sui suoi passi, sporse il suo atletico corpo sul ciglio del portone d’ingresso trattenendosi a leva con le robuste braccia. Con lo sguardo colse il fratello Santino che con passo spedito si apprestava a raggiungerlo portando sulle spalle la zappa ed il badile .
<< Santino, Santino!!¼Lanciami la zappa svelto ¼c’è un frustone in casa!! >>
Santino a quelle parole del fratello trasformò il suo passo in corsa, e come richiesto , lanciò a mo di giavellotto l’attrezzo. Una frazione di secondo,. La zappa arrivò prima di Santino, e Corrado con una mossa da vero felino, si scagliò contro quellìorripilante creatura. La serpe si smezzò in due , e pure il lastricato di cotto che formava il pavimento si scalfì. Due orribili monconi si crearono , si muovevano come in una sorta di danza del ventre, sprizzando liquido bianco dappertutto. Un colostro identico al latte cagliato, con l’aggiunta di viscidi ovuli. Probabilmente l’animale era gravido. Un immagine inquietante e densa di mistero.
Un silenzio di tomba riempi le mura di quella casa. L’ignoranza diffusa di quel tempo, il semi analfabetismo di quella gente, e, in qualche modo le assurde e scaramantiche idee che , un po’ per filosofia, un po’ per tradizione e un po’ anche per cultura avevano, bollò il tutto come “Stregoneria”. Un sortilegio infausto, forse addirittura un cattivo presagio.
Giuseppe, che giunto sul posto proprio mentre il figlio spezzava il corpo sinuoso e viscido dell’animale, con aria attonita e sparuta parlò e con voce bassa ma chiara disse. << Cattivo presagio, proprio ora , alla fine della battitura. Raccattiamo tutto e mettiamolo dentro ad un barattolo, lo porterò in visione al prete >>
Daltronde egli era un fervido credente, ed un evento eccezionale come quello non poteva permettere che passasse in cavalleria. Doveva farlo analizzare. Giuseppe voleva avere una spiegazione, voleva sapere se tutto ciò fosse di cattivo auspicio , oppure di buon auspicio. Un nodo alla gola lo attanagliava , la paura sempre più concreta che l’accaduto avesse qualcosa a che fare con le sorti della piccola Maddalena, lo mettevano in uno stato di paranoia completa.
<< Portiamolo da Don Blasi. Lui , anche se non sarà in grado di dirci più di tanto, saprà perlomeno indicarci la strada per ottenere qualche risposta. >> Disse la Beppa tenendo la piccola figlia in braccio . << Questa creatura poveretta a pocciato la serpe per tutto questo tempo. Questa bestia si è fatta beffe di me , e al posto del mio seno le ha dato la sua viscida coda >> Aggiunse con voce rotta da un filo di pianto. Gli era sopraggiunto un senso d’impotenza, uno spregio subito senza nulla potere.
Giunti al cospetto di Don Blasi, che poi era anche il parroco del paese , un tipo sempre in tonaca nera , attaccatissimo alle più vecchie tradizioni ecclesiastiche e velatamente anche a quelle del regime.
Colto di sorpresa il prete , si mostrò comunque molto interessato a quel misterioso evento di casa Paperini.
<< Sedete..sedete miei cari. Non ho parole¼non ho mai visto fin’ora nulla del genere, e per di più , con riferimento ad un innocente anima, come quella della vostra piccola Maddalena. >> Disse .
<< Che dite Don Blasi, sarà un brutto segno. Sarà un segno del maligno! >> S’apprestò subito a domandare la Beppa.
<< Beh!!..Questo io non so dirvelo con precisione, ma¼.non c’è dubbio che tutto ciò sia accaduto in un ambito di fenomeno sovrannaturale, che solo il Divino , l’onnipotente Padre nostro può sapere .>>Replicò ancora il prete.
<< Ma allora ¼.cosa si può fare per togliere questa maledizione.>> Disse il giovane Corrado, che sconcertato in particolar modo da quelle ultime frasi del parroco si portò le mani al viso, come a voler sottolineare la propria impotenza e la propria disperazione di fronte a ciò.
<< E’ del tutto evidente che ¼>> Continuò ancora il prete, sfogliando in uno dei suoi vecchi, anzi antichi e polverosi testi di religione che egli aveva a sua disposizione in quanto Pievano della parrocchia di Partina << ¼Il siero , con quel colore colostro, quasi come il latte materno, e¼gli ovuli¼.Sono tutti elementi riconducibili alla piccola. Inoltre, come mi avete appunto riferito la serpe l’avete vista più volte ed in ultimo trovata nelle pezze e nella lenzuola dove la vostra piccola bambina è stata accudita e coccolata fino ad ora! >> Fini , quasi come a voler sentenziare dall’alto delle sue conoscenze Don Blasi, che in ultimo richiudendo a pacca il librone vecchi e transito puntò lo sguardo verso l’alto come a dire – Aiutaci ossignore onnipotente -
Così, il piccolo nucleo familiare sconcertato e disorientato da quella prima sentenza analitica che il parroco aveva espresso, volle sapere quali mosse si dovessero ulteriormente compiere per sciogliere il bandolo di quella ingombrante e farraginosa matassa che più di tutto sapeva di maledizione.
La gente del tempo era molto suggestionabile da certi fenomeni, che visti con occhio moderno ed obbiettivo , seguendo cioè logiche di culture più forbite, sapeva semplicemente di fatto si fatto inusuale, ma comunque spiegabilissimo e senza ombre di maledizioni o quant’altro di fantasiosamente orripilante si potesse immaginare. Tuttavia, per quel tempo, in quel preciso contesto paesano, e per di più con riferimento, come aveva fatto notare ( mettendoci anche tutto il suo carisma di dogmatico semi fattucchiere ) il prete, in riferimento appunto alla piccola infante, tutto ciò assumeva connotati clamorosi, e venne quindi bollato a furor di popolo, o meglio a furor di chiesa, come maledizione coadiuvata da fenomeno paranormale. Persino al Vescovo di Arezzo ne venne data notizia, il quale dal canto suo per mezzo dei vari Curati del momento, prese iniziative varie che , sottoforma di preghiere , messe e connesse insomma, ovviamente non prive di dazio da parte della povera famiglia, fu , ( almeno cosi si rammenta) decretato che la piccola Maddalena , insieme alla sua famiglia intera era stata liberata da quella mala sorte. Il Demone, o affine che fosse era stato debellato,; ancora una volta la potenza del Divino era prevalsa su quella del maligno.
Praticamente , la spiegazione che le varie autorità ecclesiastiche e non ,dettero per giustificare il liquido bianco con tanto di ovuli al seguito, che tanto assomigliavano al colostro denso del latte materno, e che tanto scalpore e paura aveva suscitato in quella sbigottita famiglia quel bellissimo giorno Agostano, in occasione appunto della tradizionale battitura del grano . Solitamente infatti tale giornata avrebbe dovuto essere foriera di buone notizie, poiché era, come già accennato, una sorta di rito propiziatorio , in cui le forze del bene prevalevano su quelle del male.
Venne fuori in poche parole, che ¼per mistero, per magia, o chissà per cos’altro l’immaginazione di quella modesta e credulona gente di paese avesse in mente, la piccola Maddalena si attaccava alla coda della serpe, che a sua volta si attaccava al capezzolo della Beppa e che quindi per la probabile mancanza , o comunque flebile di luce normalmente irrorata da candele o ,nella migliore delle ipotesi, dalla lampada ad acetilene nella stanza dell’allattamento, non se ne rendesse conto , e quindi ( almeno cosi cedettero tutti )in virtù di questo immaginifico motivo riuscì ad accadere tutto ciò.
Davvero una bella fantasia, perché arrivare a pensare e a credere appunto che il liquido bianco contenuto all’interno di quel frustone, fosse niente po’ , po’ di meno che il latte materno della Beppa succhiato e ridato per mezzo di chissà quale ipotetico e misterioso sortilegio alla piccola Nena, rende davvero marcato l’ambiente ed il contesto di quei tempi,in cui di questi episodi più o meno simili se ne verificavano abbastanza spesso.
Non passò comunque indenne al chiacchiericcio di paese la cosa; per molti anni avvenire la Nena, venne ( e per chi se lo ricorda ancora oggi è così ) rammentata e ricordata come “Colei che pocciò la serpe”, quasi come un emblema , un effige insomma che in lei è sempre rimasta indelebile , condizionandone avvolte anche la sua stessa esistenza.