Manutenzione

(Carlo Mantovani)

 

Palazzo del Potere, primo pomeriggio. Un uomo con un camice blu e una specie di stetoscopio in mano, sta controllando l’enorme macchinario che staziona al  centro della sala. Intorno a lui, il presidente del consiglio e una discreta folla di scaldasedie professionisti.

 

“Allora, ehm…ha scoperto qualcosa?”

Il tecnico si gira, piuttosto infastidito. “Senta, presidente, me lo già chiesto un minuto fa: mi lasci lavorare, per favore”.

“Ok, ok, ha ragione: mi scusi. Sa…il fatto è che siamo un po’ nervosi perché...insomma - come ho spiegato anche alla sua gentilissima collega, al telefono - si tratta di un congegno fondamentale, da cui non possiamo prescindere: da cui dipende la…”

“…la sopravvivenza dell’intero Paese, vero?”, completa il tecnico a memoria. “E’ una frase che ho già sentito in Russia, nel 2004, e alla Casa Bianca, l’anno scorso: quando si rompe la sparafrottole, reagiscono tutti allo stesso modo! ”

Nella sala scende un silenzio imbarazzato. La macchina sparafrottole, già: la gallina dalle uova d’oro della politica mondiale, senza la quale  qualunque governo crollerebbe, inevitabilmente travolto dal malcontento popolare.

“Ah, ecco!”, esclama il tecnico con aria soddisfatta. “Eccolo qua…”. Stretto tra le dita della mano destra, l’uomo tiene un minuscolo cilindretto di vetro.

Il Presidente del Consiglio si passa il fazzoletto sulla fronte e immediatamente il suo faccione pasciuto riprende il colore abituale. “Allora, ehm… tutto a posto?”

Senatori, ministri e deputati - ma anche gli agenti in divisa appostati all’ingresso della sala con lo scopo di controllare l’accesso all’inestimabile macchinario - pendono dalle labbra del tecnico. Come un attore consumato, che conosce il potere enfatico delle pause, l’uomo col camice blu volta per un attimo le spalle ai clienti e ripone lo stetoscopio nella valigetta. Poi mostra al Presidente il cilindretto in questione. “Lo vede questo? Questo è il cuore della sparafrottole. Se non funziona, si blocca tutto.”

“Beh, ehm…allora ne metta uno nuovo, no?”

Il tecnico fa una pausa delle sue, poi lascia partire una gran risata. “Ah, guardi: dipendesse da me, il lavoro sarebbe già concluso. Peccato che debba arrivare il pezzo di ricambio, prima! In base alla mia esperienza, ci vorrà almeno un mese. Poste  permettendo, ovviamente.”

Il silenzio della sala si trasforma rapidamente in gelo. I deputati  guardano i senatori; i senatori guardano i ministri; e i ministri guardano il presidente del Consiglio, che – esterrefatto - guarda il tecnico.

“U-un mese??? Starà scherzando, spero!”

“E sono stato ottimista…”

“M-ma…senza sparafrottole per un mese…voglio dire, come facciamo? Abbiamo scorte per qualche giorno, per una settimana forse; ma poi… poi le frottole finiranno e andrà tutto a catafascio!”

“Senta: che cosa vuole che le dica? Se la prenda con la casa produttrice. Io, devo andare”.  Il tecnico afferra la valigetta ed esce rapidamente dalla sala. Il gelo si trasforma di nuovo in silenzio e quindi in disperata impotenza. Fino a quando il presidente del consiglio prende l’iniziativa e fa quello che ogni politico che si rispetti fa quando non ha la minima idea di che cosa fare: convoca una riunione. “E’ urgente. E voglio che ci sia anche il capo dello stato”.

In un clima da undici Settembre, il presidente della repubblica - raggiunto dalla ferale notizia – abbandona una conferenza in cui prometteva di risolvere il problema dei rifiuti dopo aver risolto quello dei consensi e si precipita a palazzo.

Dopo sei ore di conclave, viene approvato un decreto che delinea il piano di azione di per uscire dalla crisi. Il Capo dello Stato si alza in piedi e procede alla lettura del testo:

“Premesso che le frottole stanno alla politica come la pubblicità sta al commercio;

Atteso che, in seguito ad un grave guasto non immediatamente riparabile, la macchina sparafrottole è fuori uso;

Visto che, secondo la perizia di un tecnico specializzato, la macchina in questione resterà bloccata per un periodo quantificato in trenta o più giorni;

Richiamati i poteri speciali conferitigli dalla Costituzione per le situazioni di emergenza, il Capo dello Stato

DISPONE

1) che venga nominata una commissione per l’individuazione di un team di artisti della frottola, privilegiando la ricerca all’interno delle seguenti categorie professionali: amministratori locali, assicuratori, consulenti finanziari e venditori di automobili;

2) che, una volta individuati i nominativi, venga assegnato un incarico fiduciario di livello apicale per la produzione di un numero di non predeterminabile di frottole quotidiane, in base alle esigenze del sistema;

3) che tale incarico si protrarrà, senza soluzione di continuità, fino al completo ripristino del funzionamento della macchina sparafrottole sopra menzionata;

4) che, data l’assoluta priorità dell’emergenza, per la copertura finanziaria dell’operazione si attingerà ai fondi stanziati per favorire l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro.”

L’assemblea esplode in un applauso vigoroso e prolungato, che ribadisce il consenso espresso nella votazione.  “Benissimo”, esclama ringalluzzito il presidente del consiglio. “Che la selezione abbia inizio: la verità ha i giorni contati!”