La mia maestra Teresa
(Roberto Estavio)
In quarta elementare ci dissero di cambiare scuola perchè la nostra era pericolante e rischiava di crollare.
Mio padre era sceso in valle a lavorare in una fabbrica che imbottigliava acqua minerale
Mamma aveva preferito invece rimanere nella grande casa di famiglia, con i suoceri, e mantenersi aiutando un sarto a rifinire i vestiti e prestando servizio ad ore presso alcune signore anziane e molto malate.
Così cambiai scuola e mi ritrovai in una quarta elementare formata perlopiù da maschi.
Venne da noi una maestrina di fresca nomina. Piccola di statura, capelli lunghi e castani, occhi chiari.
Lei arrivava molto presto a scuola sempre pronta ad accoglierci con un bellissimo sorriso.
Indossava i pantaloni e diverse volte veniva pure in minigonna.
Era una maestra di una volta e cioè ci insegnava tutte le materie, non come adesso che l’insegnamento è frammentato in una miriade di aree disciplinari.
Ci fece conoscere il mondo; assieme andavamo a visitare il paese e conoscere il maniscalco accanto al pastore, l’operaio e il garzone di bottega accanto al commerciante.
Lei ci spiegava i mestieri e ne approfittava per tenerci delle mirabili lezioni di lingua, dialetto , calcolo veloce e geometria applicata agli edifici.
A scuola poi ci faceva anche disegnare e ballare, cosa che era pressoché sconosciuta e quasi vietata a scuola, pur vivendo in un Italia libera e repubblicana.
Ricordo che una volta mi lasciai irretire da un mio compagno.
Mia madre mi comprava le figurine di calcio solo una volta al mese.
Consegnai a questo compagno molti soldi che avevo trafugato dal nascondiglio segreto e glieli consegnai.
Mi comprarono delle figure per pochi spiccioli, fregandomi gli altri soldi ma io non mi accorsi di nulla.
Un’ atra volta entrai a scuola con lui e rubai un pacco di figurine che erano nascoste nel fondo del cassetto.
La maestra se ne accorse il giorno dopo.
Avrebbe potuto rimproverarmi per il furto e cogliere l’occasione per espormi alla berlina e al postumo sberleffo dei miei compagni.
Preferì sorvolare non facendo cenno a nessuno di questo fatto e lasciandomi trovare anche una banconota.
Aveva infatti saputo da mia nonna cosa avevo combinato
a casa.
E’ stata una maestra speciale, si presento pure la settimana in cui morì mio padre.
Lei insegnava già in un altro posto ma lesse il necrologio e si precipitò a casa mia.
Lo ricordo ancora.
Era un sabato, la giornata volgeva al termine ed un pallido sole stava scomparendo all’ orizzonte.
Sentii un secco battito alla porta ero solo in casa e timoroso ma mi feci forza e aprii la porta.
Lei dopo avermi abbracciato, con un sorriso mi strinse forte a se.
Fu un momento delicato che mi riconciliò alla vita
dandomi la forza di continuare.
Grazie Teresa ti ricorso ancora con grande amore.