Lei

(Claudio Esposito) 

 

    Lei è la prima a destra, in prima fila, le treccine un po’ corte, la frangetta divisa in due sulla fronte, i grandi occhi castani bellissimi spalancati sul mondo, il sorriso con dentro il sole, i calzettoni abbassati sulle gambette sottili.

 

    Lui è il primo da sinistra, in terza fila, i capelli dritti, neri spinaci, le orecchie a sventola, gli occhi stupiti, il grembiule troppo grande, come il pensiero dipinto sul suo volto paffuto.

 

    Lui rigira tra le dita la vecchia foto di scuola.

    La rigira tra le dita, e ha gli stessi occhi stupiti, la stessa espressione, lo stesso pensiero.

    Come tanti anni prima, quando, bambino di sei anni, aveva guardato lei e una cosa strana, indescrivibile, di colpo gli aveva acceso l’anima.  Senza capire cosa fosse, le era andato vicino, l’aveva stretta a sé e poi, d’un tratto, aveva accostato le labbra alle sue, chiuse, premendole forte come aveva visto al cinema, e gli sembrava di volare.

    Un amore di bambini, un sogno, un sentimento innocente.

    “No…”, gli aveva detto lei il giorno dopo, “la maestra dice che siamo troppo piccoli per quelle cose. Non possiamo farle adesso.”.

 

    Non le fecero mai più.

    Lui la vide crescere, diventare sempre più bella, meravigliosa, irraggiungibile.  Poi cambiò scuola, la perse di vista, non la incontrò più.

    Si laureò, trovò un lavoro, ebbe donne, figli, dolori, soddisfazioni e quant’altro comporta una vita lunga e normale.

    Per tutto il tempo non smise mai di amarla, di contemplarla estasiato in mille sogni felici, senza mai toccarla, senza mai desiderarla in un modo diverso da quello espresso in quel piccolo, irripetibile, lontano bacio fra bambini.

    “Che tipo di amore avrei potuto darti, quale gesto avrebbe mai saputo racchiudere l’assoluto che sei per me ?”, pensava, e tuttora pensa mentre guarda ancora la foto e la ripone poi nel cassetto, piano per non sciuparla.

    Lei, ormai vecchia, avrà la cellulite, i capelli bianchi, le vene varicose.

    Lui, pensionato stanco e malaticcio, si trascina a fatica nella sua grande casa vuota, si ferma nello studio, se ne sta per ore alla scrivania, immobile, e una bambina stupenda gli sorride dalla vecchia foto ingiallita.

 

 

    Domani, lui morirà.

    La foto stretta fra le mani rattrappite, un’ombra di sorriso sul volto rugoso.

    Lei nel cuore, come sempre, per sempre.