Lacrime dall’inferno

(Francesco Luca Santo)

 

 

Tra le tenebre della notte il cielo piange le ceneri delle anime taciute qui, in questo luogo di morte.

Tra la polvere e il dolore… tutti calpestano tutti!

Qui la dignità dell’uomo innocente è violentata ripetutamente dalla stupidità folle, ossessiva del potere.

È già da tanto che son qua, scordato dalla vita e forse pure da Dio.

Sembra quasi che l’alba non nasca più dalle viscere del cielo azzurro.

Non si posan più, in questo scempio, colombe bianche; non ci sono più fiori profumati… solo tristi e secchi alberi tremolanti, vestiti di foglie gialle e scricchiolanti che cadon giù, come noi, sfinite dal dolore.

Li vedo passare in divisa con gli occhi di ghiaccio, con il volto impregnato dall’odio.

Dalle loro labbra sputan fuori veleno e disprezzo per i nostri corpi stanchi e dilaniati dalla cattiveria .

Dieci anime in questa stanza, tutte unite da un’unica illusione:la libertà!

Marchiati come bestie; divisi come schiavi… con poco cibo marcio e qualche goccia d’acqua maleodorante, trascinando i nostri corpi sotto il sole del mattino. Carcasse naufragate nell’abisso, travolti da un freddo siderale che piano a piano ci irrigidisce come macchine, ibernando i nostri cuori sotto le fiocine della morte crudele.

Ieri cinque di noi sono andati via, all’alba, trascinati dai soldati, condotti chissà dove!

Non l’ho detto agli altri… ma ho veduto soltanto i loro stracci bruciare tra le fiamme di un falò. Mentre loro ridevano felici, per l’ennesimo massacro, dalle nuvole di fumo ho visto affiorare le anime dei miei amici, danzare contenti tra le fiamme perché liberi, finalmente evasi da questo lager maledetto!

In quegli attimi ho pianto, ho pianto tanto. Ho vomitato rabbia e solitudine; vita e morte; prigione e libertà! Per un attimo ho immaginato un Mondo migliore; libero,appagato…

 dove tutti potessero decidere della propria vita; dove tutti potessero gioire al primo raggio di sole o alla prima stella della sera. Ho pianto perché ho sognato la dignità e la voglia di vivere.

Sono un topo ormai, senza denti e pelle; solo ossa e lacrime salate; niente capelli e qualche unghia da rosicare per attutire la fame.

Dentro, però, sono un re… il re di me stesso, sovrano del mio io! Mastico il cuore che è stanco di sognare, di pregare e allora decido di andar via…via da questo corpo di panni sporchi e di vergogna; decido di andar via dal Mondo che mi ha etichettato diverso per la mia razza.

Ridarò il sorriso alla mia anima, slegando quelle ali intorpidite dal terrore.

Lascerò la carni alla stupidità dell’uomo e volerò via lontano, dove un’altra vita mi renderà nuovamente, libero…!