La vecchia signora

(Francesco Luca Santo) 

 

Era un giorno come tanti altri: me ne stavo impalato davanti alla fermata attendendo il solito pullman della scuola. Quel mattino però, l’autobus, era già in ritardo di un bel po’; guardavo nervosamente l’orologio e forse, tra me e me, speravo che non arrivasse; quella giornata era talmente bella e calda che di lezioni non ne avrei voluto proprio sapere, e poi avrei dovuto sostenere anche il test di latino, la mia croce!

Passeggiavo avanti e indietro per quei due, tre metri di linea gialla che delimitavano la fermata dalla strada; macchine e scooter sfrecciavano velocissimi, ma dell’autobus, invece, nessuna traccia.

Mi sedetti, dunque, su una delle panchine; fumavo la mia quinta sigaretta che, mista allo smog dell’aria, avvelenava la mia gola.

Dal nero dei miei occhiali vidi una signora anziana sedersi alla sosta di fronte. Teneva qualcosa in mano, ma non capivo cosa fosse: forse una lettera, oppure una fotografia, o forse semplicemente la lista delle provviste da comprare.

Io canticchiavo una canzone di Carmen, mentre un cane odorava i fiori dall’aiuola di fianco a me.

La signora era ancora lì; il suo volto era un po’ triste, malinconico. La vidi alzarsi dal sedile e passeggiare qualche metro più in là … lenta, un po’ affannata, per poi tornare indietro e accomodarsi ancora sulla panca; voltai lo sguardo verso la strada per vedere se il mio bus stesse per arrivare;nulla, nessuna sagoma blu in vista! Mi volsi, dunque, nuovamente verso l’anziana donna: era ancora lì, con in mano sempre quel qualcosa che non riuscivo a focalizzare. D’un tratto vidi le sue mani congiungersi al volto e le spalle muoversi a singhiozzo, allorché capii … piangeva!

“Chissà cosa le sarà mai accaduto, povera donna !? “ Pensai in cuor mio.

Ella nel contempo si era ricomposta; aveva preso qualcosa dalla borsa nera … (credo

 sia stato un fazzoletto per asciugare le lacrime); alzò il capo, dunque, ed incrociò lo sguardo con il mio; accennò un sorriso e, con la mano destra, mi porse il suo saluto, io ricambiai; mi fece cenno di avvicinarmi; mi voltai prima a destra e poi a sinistra, per capire se stesse indicando me, ma infondo c’ero solo io lì seduto …

Mi auto indicai per comprendere meglio e, lei, mi fece un cenno di assenso con il capo. “Chissà cosa vorrà?” mi ripetei in mente.

Mi alzai dalla panchina per spostarmi sul ciglio della strada e cogliere l’attimo propizio per attraversare: uno sguardo a destra ed uno a sinistra; quando mi voltai nuovamente verso la donna, lei non c’era più, era sparita! Ma nessun autobus era sopraggiunto in quei secondi che avesse potuto portarla via!

Tornai alla fermata … pensai ad una soluzione ragionevole che mi avesse aiutato a risolvere quell’enigma, ma nessuna spiegazione plausibile venne fuori dalle mie riflessioni. Intanto, dopo un’ora di ritardo, giunse finalmente il mio pullman.

Il pomeriggio seguente, al ritorno dalla scuola, sulla via di casa mia, vidi la foto della vecchia signora, che si era serenamente spenta il giorno prima...!

 

 

 

“Le anime viaggiano tra noi

lievi come molecole

inavvertibili come aria

Sono custodi,

erranti saggi del nostro esistere

Ci sostengono nelle rovine

e sorridono delle nostre gioie

stringono le nostre mani

per non farci sentir soli … mai

Respirano ancora il mondo

sognando la vita …

dal lento dialogo delle nostre labbra

… per sentirsi ancora vivi

Insieme a noi …”