(Caterina Spurio)
Taglio le gambe alle nuvole
di primavera inoltrata
al punto da dimenticare
ciò che eravamo noi;
molto più di qualcosa,
meno di un lecito amore
e scrivo di te,
rude essere nato
dall’uovo di madre
e dal solito padre
che tagli le ali ai miei sogni
al punto da dimenticare
tra conflitti e ricatti
i secoli in cui hai amato,
odiato, tradito,
e solo adesso
dal fluido nero
tra le mie rigide dita,
esprimi a mio modo
il tuo essere fragile,
mentre racconto
la trama del fato
che intreccia ancora
le nostre effimere vite.