La Ronda

(Saul Ferrara) 

 

Loro erano gli unici del progetto “Nonni in Forma” che possedevano i requisiti fisici  per affrontare quella rischiosa missione. Umberto, Arturo e Roberto si sentivano orgogliosi della fiducia che l’assemblea dei soci del circolo della terza età del quartiere, riunita segretamente, gli aveva accordato all’unanimità. Dei tre il più entusiasta era Roberto;  immigrato quando era poco più che un ragazzino da uno sperduto paesino calabro, il suo vero nome era Rocco, ma  si faceva chiamare  Roberto perché lo riteneva un nome più nordico. Viveva ormai da sessanta anni nella ricca cittadina padana ma non era mai riuscito a farsi accettare dalle persone del luogo:  per loro lui era un terrone e nessuno dei suoi sforzi per sembrare nordico, come tingersi i capelli biondi e imparare a menadito il dialetto padano, li aveva indotti a cambiare atteggiamento nei suoi confronti. Adesso, però, l’invasione dei nigeriani aveva fornito finalmente a Roberto l’occasione per integrarsi completamente. I Padani “doc” detestavano “quei musi neri” e l’odio che provavano per quella nuova orda di barbari li aveva costretti a rivalutare i terroni, che ovviamente non venivano considerati loro pari ma avevano comunque ottenuto uno status migliore di prima ed ora potevano essere considerati “amici” da tenere a modica distanza come se fossero degli animali domestici, all’occorrenza utili ma pur sempre animali. A mezzanotte i tre improvvisati vigilanti, indossando dei gilet e dei berretti muniti  di strisce rifrangenti verde smeraldo e armati di una videocamera digitale, erano partiti per la loro missione, luogo della destinazione le famigerate DueVie. Le Due Vie erano una strada a scorrimento veloce a doppia corsia che serviva da collegamento tra la periferia ed il centro. Lungo i quindici chilometri che costituivano quella moderna arteria stradale centinaia di prostitute di colore aspettavo i loro clienti riscaldandosi davanti ai falò.

<< E’scandaloso e inaccettabile! Dobbiamo fare qualcosa per fermare questo degrado!>> , aveva più volte urlato Umberto alle riunioni del circolo, come in preda ad una sorta di furore mistico. La sua idea era quella di aggredire una prostituta a caso, magari anche il suo protettore, e malmenarli ben bene, ed  ogni sera si doveva ripetere quella spedizione punitiva  finché non avessero capito che era ora di sloggiare. Ma la linea moderata aveva ottenuto la maggioranza dei voti e quindi avevano deciso che la ronda doveva solo rappresentare un deterrente psicologico per i clienti, i quali temendo di venire ripresi avrebbero smesso di andare con le prostitute, e secondo una logica di mercato per cui se non c’è richiesta non c’è offerta, eliminando i puttanieri di conseguenza si sarebbero eliminate anche le puttane. Ad elaborare questa strategia era stato Arturo, ex professore di matematica ed appassionato di economia.

<< Anche io sono indignato come Umberto, ma dobbiamo comportarci da persone civili!>> aveva detto il professore, sicuro che con l’intelligenza avrebbero ottenuto migliori risultati che non con la violenza. Adesso i  nonni giustizieri camminavano con passo lento ma sicuro verso il primo falò che illuminava con le sue alte fiamme  quattro prostitute in abiti succinti. Quando ormai pochi metri dividevano la ronda antiprostituzione dalle provocanti nemiche Umberto si fermò di colpo, arrestando di conseguenza anche gli altri due componenti della pattuglia.

<< Professore, siamo ancora in tempo…prendiamo una manciata di pietre e facciamo un bel tiro al bersaglio. Chi non le prende offre da bere. Professore, che ne dite, iniziamo le danze? >> propose Umberto chinandosi a raccogliere un sasso.

<< No! Questo mai! Io non ho mai alzato un dito neanche contro una mosca. Aborro la violenza e non ricorrerò mai ad essa a costo di morire.>> rispose scandalizzato il professore. Durante quel breve ma intenso scambio di opinioni Roberto era rimasto in silenzio a pochi passi di distanza dai due, come un fedele cane pastore che si mantiene imparziale quando i padroni discutono tra loro.

<< Umberto, anche io sono preoccupato da questa situazione. Mia nipote Greta, a differenza di questi fannulloni buoni solo a rubare e a vendere il proprio corpo, per mantenersi gli studi fa la baby-sitter e quando  ritorna tardi dal lavoro io sono in apprensione perché deve percorrere questa maledetta strada piena di sudici pervertiti. Ma la soluzione non…>> il professore stava per iniziare il suo lunghissimo panegirico economico-pacifista quando la voce squillante di una prostituta lo zittì.

<< Ehi, ragazze, ma quello vestito da vigilantes non è il vecchio Umby?!>>.

<< Si è lui, il nostro bel maialino.>> risposero altre voci femminili seguite da un coro di risate

<< Umby, perché sei vestito in quel modo buffo, oggi vuoi strappare una marchetta gratis? >> chiese una prostituta avvicinandosi ai tre anziani che, pietrificati da quella inaspettata accoglienza, non sapevano più cosa fare. La giovane donna indossava una volgarissima pelliccia sintetica leopardata è l’aprì, mostrando un ridottissimo completo intimo fucsia, che risaltava nel suo prosperoso corpo dall’ incarnato color cioccolata.

<< Umby , porcellino mio, questo venerdì non ti sei fatto vedere, recuperiamo oggi?>> disse schiacciando l’occhio ad Umberto, il quale avvertendo lo sguardo dei suoi amici che lo fissavano increduli, inscenò subito una patetica protesta

<< Ma chi ti conosce! Brutta puttana, non prenderti tutta questa confidenza con me, hai capito? >>  e poi rivolgendosi ai suoi colleghi di ronda

<< Giuro che questa donnaccia non l’ho mai vista prima!>>.

La prostituta abbozzò un mezzo sorriso, ritornò al suo posto vicino al falò e rivolgendosi alle altre  disse ad alta voce.

<< Ragazze, avete sentito cosa mi ha detto quel maialino di Umby? Ha detto che non mi conosce! Oggi vuole giocare allo sceriffo e non gli va di giocare al dottore con me, forse le pillole blu non gli fanno più effetto!>>.

Le donne risero sguaiate e  scoprendosi il seno dissero:

<< Sceriffo, perché non viene a perquisirci? Su, bello, porta anche i tuoi aiutanti.>>. Poi una di loro notò la telecamera digitale e indicandola esplose in una fragorosa risata.

<< E con quella cosa vogliono fare? Gli serve per ripetere la lezione a casa?>> chiese trattenendo a stento un'altra crisi di ilarità. La ronda dei nonni subiva gli attacchi sarcastici delle prostitute senza replicare, come se fossero in una stato di ipnotica inamovibilità,  poi  Umberto, deciso, riprese a camminare, allontanandosi velocemente dal quel coro di voci femminili che continuava a chiamarlo “Umby il maialino”. Arturo e Roberto si svegliarono dallo shock soltanto quando il loro amico aveva gia percorso più di  un centinaio di metri. Lo raggiunsero di corsa, ansimando per lo sforzo al quale non erano ormai più abituati  da decenni.

<< Guardate!>> disse Umberto, indicando una lunghissima processione di auto che si fermava davanti ad una ragazza.

<< Quella deve essere una lucciola di lusso, non vedete quante macchine si avvicinano a lei e ripartono subito senza caricarsela? Il suo cachet deve essere piuttosto alto. >>.

<< Umberto, se lo dici tu che sei un autorità nell’ambito della prostituzione…>> rispose acido il professore.

<< Arturo, sono andato solo un paio di volte con quelle negre schifose e solo per conoscere meglio il fenomeno. Bisogna conoscere le armi del nemico per combatterlo e qualcuno doveva farlo. Il mio è stato solo uno studio e non ti nascondo che mi è costato parecchio. Io mi sono immolato per la causa. >> disse  Umberto con la voce rotta dalla sofferenza, come se il solo ricordare i momenti di intimità che aveva passato con le prostitute fossero paragonabili ad anni di prigionia.

<< Certo, certo, ti nomineremo per una decorazione. Sei l’eroe delle Due Vie, il martire delle cento marchette. >> rispose Arturo con disprezzo.

<< Smettila Arturo! Noi dobbiamo fare la guerra a quella non a me!>> disse, indicando la giovane prostituta che illuminata dai fari delle auto in sosta ruotava in modo civettuolo la borsetta. La ragazza non era di colore e poteva avere al massimo una  ventina di anni, vestiva tutta di bianco, con stivali fino alle ginocchia, mini short ed una camicetta annodata poco al di sotto del seno. Arturo accese la videocamera e si avvicinò a quel corteo di automobilisti in calore. Stava riprendendo quando tutto ad un tratto la videocamera gli cadde dalle mani, finendo rovinosamente a terra. Le sue braccia sembravano essere diventate all’improvviso di gomma e dondolavano inanimate lungo i fianchi. Umberto e Roberto lo guardarono sconvolti e preoccupati gli chiesero se si sentiva male ma Arturo non rispondeva, limitandosi a muovere soltanto le labbra ed emettendo ogni tanto dei suoni inarticolati, come se stesse recitando una preghiera in una lingua arcaica. Umberto lo prese dalle spalle e lo scosse energicamente.

<< Su, svegliati!>> gli urlò.

La bocca del professore si spalancò di scatto ed espirò profondamente come se fino a quel momento fosse rimasto in apnea. Poi, dopo che il suo respiro tornò normale, con voce flebile disse

<< Greta… quella è Greta…la mia bambina…>>.

<< Quel bel bocconcino è tua nipote?! Altro che baby-sitter! Dille di farmi lo sconto. Sono proprio curioso di conoscere il suo servizio.>>  disse Umberto inumidendosi le labbra con un veloce guizzo della lingua. Arturo, con  incredibile agilità, balzò su Umberto ed entrambi finirono distesi rotolando sull’asfalto. Dopo una breve lotta concitata, Arturo,  in preda ad un raptus omicida che gli infondeva una forza sovrumana, riuscì ad avere la meglio sull’amico. Lo aveva immobilizzarlo con le spalle a terra salendogli di sopra con le ginocchia e con entrambe le mani  lo colpiva con una feroce scarica di pugni. Presto il volto di Umberto si trasformò in una poltiglia di carne macinata. Roberto, che temeva di subire lo stesso animalesco trattamento, invece di intervenire per dividerli, decise che era più saggio andarsene. Arrivato a casa fu subito accolto dalla moglie che, ansiosa di conoscere l’esito della pericolosa missione, lo investì con una  serie di domande.

<< Caro, è andata bene la missione? È stata pericolosa? Hai avuto paura? Ci sono speranze di vincere questa battaglia? Pensi che la criminalità organizzata possa intervenire contro di noi?>>.

Roberto guardò la moglie con gli occhi tristi di uno sconfitto e scuotendo il capo le disse:

<< Inizia a preparare le valige, voglio tornare nel mio paesello.>>.

La donna non riusciva a credere a quello che aveva sentito, le parole del marito non indicavano solo una cocente sconfitta ma un pericolo imminente dal quale non ci si poteva difendere in nessun modo.

<< Caro, tu hai sempre detto che non saresti mai tornato nel meridione, che il tuo paese è buono solo per le capre. Se vuoi tornarci significa che la situazione qui è peggio di quanto pensavamo. Gli africani ormai  ci hanno invaso, vero? Dimmi la verità! Dobbiamo andarcene per colpa di quei maledetti barbari?!>>.

Roberto si lasciò cadere sul divano, era stanco e disgustato da tutto quello che aveva visto. Poi, con lo sguardo rivolto al pavimento, rispose alla moglie:

<< Amore, qui i barbari ci sono sempre stati.>>