La notte

(Luca Nistler) 

 

 

Aria

sgombra

di molecole

cerebrali

leviga

il tempio delle tempie

né spazio né tempo

la notte, come la neve

appiana bisogni impellenti

di semplificazione

uniforma i colori del paesaggio

droga la mia fragilità

la notte è il ritorno

adorno

all’unisono

è il ricordo di com’era

tutto questo

quando tutto questo

non era tutto

è la melodia del vento

che vibra

allo sfiorare

di nuvole disegnate

da calligrafie

mimetizzate

è parlare finalmente,

parlare al cieco, la notte

è silenziosamente ritmica

è l’ondeggiare calmo

di milioni di polmoni

è lo spostamento d’aria,

il volteggiare di respiri

il ricongiungimento

con la propria invisibilità

è la possibilità

d’essere al di fuori

di qualsivoglia forma

il lusso della notte,

al contrario della neve,

è il non lasciare orma