I segreti dell'Esperanto visti da Pulcinella.
Intervista di Davide Zingone a Massimo Acciai.
Quando e come hai conosciuto l'Esperanto? Cosa ti ha spinto ad impararlo?
C'è una storia curiosa dietro; quello che si può definire un esempio da manuale
di "pubblicità negativa". Quando ero studente universitario, ormai diversi anni
fa, frequentavo un corso di glottologia tenuto da un professore molto arrogante
(e, cosa gravissima per un professore, anche molto ignorante su certe tematiche
della disciplina che insegnava). Costui spesso parlava male dell'esperanto,
elencando il repertorio classico dei pregiudizi sulla lingua di Zamehof ("voleva
sostituirsi a tutte le lingue del mondo", "l'uomo che si crede simile a Dio",
ecc...). Su di me ebbe l'effetto, certo non desiderato dal professore, di
incuriosirmi e di spingermi a sapere di più.
All'epoca
Internet era ancora poco diffuso, così andai a documentarmi in biblioteca.
Trovai solo un vecchio manuale dei primi del '900. Per un paio d'anni credetti
che gli esperantisti non esistessero più (non approfondii poi le ricerche,
allora avevo davvero poco tempo libero) finché un giorno per curiosità feci una
ricerca su Altavista, mi pare, e trovai il famoso corso Kirek, gratuito. Sono
sempre stato interessato allo studio dei diversi linguaggi. Insieme alla lingua
approfondii anche l'ideale esperantista, che già condividevo.
Sei stato consigliere della Gioventù Esperantista Italiana (IEJ) e redattore di Nova Sento e de "L'esperanto". Puoi raccontarci la tua esperienza di attivista all'interno del movimento esperantista italiano?
Il triennio trascorso nel consiglio direttivo della IEJ (2003-2006), terminato
poi per raggiunti limiti di età, è stato ricco di esperienze interessanti e
piacevoli. L'attività principale della IEJ consiste nell'organizzazione annuale
dell'IJF (Internacia Junulara Festivalo), l'incontro internazionale in Italia
rivolto soprattutto ai giovani: occorre trovare la struttura ospitante, creare
un programma, prendere contatto con le autorità, ecc. Quanti viaggi in giro per
l'Italia in treno per incontrare gli altri consiglieri (sparsi in varie regioni
del nord e del sud, era un
incontro di accenti e di dialetti già interessante di per se)! Era un lavoro
anche impegnativo, ma affrontato con molta allegria e voglia di fare.
L'atmosfera che si respirava nelle riunioni e durante il festival ci ripagava
dei nostri sforzi.
Per quanto riguarda l'attività per le riviste esperantiste, attività non
disgiunta da quella di consigliere, è stata importante anch'essa: insieme al
buon Nicola Ruggiero, esperantista pugliese (quello di noi messo peggio per gli
spostamenti...), abbiamo cercato di rivitalizzare le pagine dedicate alla IEJ
(ossia "Nova Sento", pubblicato all'interno de "L'Esperanto", la
rivista della Federazione Italiana Esperanto), ma il grosso del lavoro l'ha
sempre fatto Nicola, bisogna riconoscerglielo; causa impegni vari la mia figura
è stata un po' defilata...
Da ben cinque anni dirigi "I Segreti di Pulcinella", un Magazine trimestrale
on-line che si occupa di arte e cultura a 360 gradi. Recensioni, articoli,
interviste, musica, ma anche racconti e poesie e tante fotografie. Tra le ricche
pagine di SDP fa spesso capolino anche l'Esperanto. Com'è nato questo
interessante progetto? Cosa vi ha fatto preferire l'idea di un magazine in
formato elettronico piuttosto che un portale-contenitore, formula oggi molto
frequente su internet?
L'idea era di rendere, in pagine web, quella che è una rivista cartacea:
limitatissimi quindi gli aggiornamenti tra un'uscita e l'altra. Creare una
rivista cartacea costa molto di più e potenzialmente raggiunge un pubblico più
ristretto: la scelta del formato elettronico è stata dettata da queste due
esigenze; contenere i costi e raggiungere un numero più alto di persone a cui
offrire gratuitamente tutto il materiale che vedi pubblicato, ossia i contributi
di decine di persone sparse in tutta Italia (e qualcuno anche all'estero) che
hanno lasciato traccia nel corso degli anni. Con questo non voglio sminuire il
cartaceo, che secondo me non tramonterà mai (leggere a video è sicuramente più
scomodo) ma offrire un qualcosa di alternativo e complementare. Io e il mio
amico Francesco Felici, pisano (io invece sono
fiorentino), abbiamo concretizzato questo progetto agli inizi del 2003; non
vorrei tediare i lettori col racconto dettagliato del come e quando è nata
Segreti di Pulcinella, chi è interessato può leggersi la cosa sull'editoriale
del numero 4, all'indirizzo
http://www.segretidipulcinella.it/sdp5/edi_01.htm
Mi
incuriosisce parecchio la scelta di Pulcinella come simbolo della tua rivista.
Da partenopeo sono piuttosto affezionato alla figura della famosa maschera
acerrana e alla sua comicità spesso tragica. Cosa ha indotto, invece, un toscano
come te a scegliere Pulcinella?
Ti parrà curioso, ma dopo tanti anni ancora non saprei dare una risposta
soddisfacente a questa domanda che è forse la prima che i lettori si pongono
(tanto che molti erano convinti che la rivista fosse nata più a sud di
Pisa-Firenze). Pulcinella è una figura a cui sono legato anch'io, ma in realtà
la rivista prende il nome da una poesia che ho scritto nell'estate del 2001 -
sei anni fa quindi - e che per qualche misterioso motivo era piaciuta anche al
mio amico pisano, di solito molto critico per quanto riguarda la mia produzione
poetica. I "segreti di Pulcinella" sono quelle cose che dovrebbero rimaner
segrete ma che in realtà tutti sanno; potrebbe quindi rappresentare la libera
circolazione delle parole e delle idee.
Cosa pensi della dicotomia tra pubblicazione on-line ed editoria cartacea?
Sono due mondi autonomi e indipendenti o due facce della stessa medaglia?
Come dicevo prima, sono due cose complementari, l'una non dovrebbe sminuire
l'altra. Spesso infatti si incrociano e credo che nel futuro questo avverrà in
misura sempre aggiore. Direi quindi che sono due facce della stessa medaglia:
quella della parola scritta. Certo la scrittura per il web segue altri criteri
rispetto a quella stampata, il linguaggio è leggermente diverso...
Torniamo all'Esperanto. Hai scritto saggi e racconti brevi nella lingua di
Zamenhof. Pensi che alla produzione di letteratura originale nella lingvo
internacia venga concesso sufficiente spazio nel Web? A tuo giudizio, si può
fare qualcosa per aumentarne la presenza, e quindi la visibilità, in rete?
Ogni contributo in tal senso penso che sia benvenuto. C'è moltissimo su internet
relativo all'esperanto, sia in esperanto che in lingua nazionale, e sicuramente
questo ha fatto sì che la visibilità del mondo esperantista sia aumentata in
modo esponenziale. Benissimo tutto questo, ma esiste ancora una separazione tra
questi due mondi - quello esperantista e quello non esperantista; separazione
che iniziative quali Babylon e SDP contribuiscono
a colmare, a mio giudizio. Si può fare di più però, dare ancora maggior spazio
alla produzione originale in esperanto non può far che bene (se unita anche alla
qualità, si capisce).
In
conclusione, il tuo saluto in Esperanto ai lettori di Babylon Magazine.
Mi kore
salutas cxiujn legantojn. Bonan legadon!
(Saluto di cuore tutti i lettori. Buona lettura!)