Incubo

(Luciano Marchionna)

 

…… le ambasce attuali hanno la loro origine

nelle estasi che avrebbero potuto essere

E.A. Poe, Berenice

 

Mi sono appena svegliato. Mi sento distrutto. Questa notte ho dormito male, malissimo. E’ come se qualcosa avesse disturbato fortemente il mio sonno, come se un suono, ronzio martellante e fastidioso, avesse tormentato le mie orecchie e reso labile l’intero mio sistema nervoso. Spalanco gli occhi. Maledizione, ma qui c’è un’ape,  ho trascorso tutta la notte con questo schifosissimo insetto che non ha fatto altro che svolazzare per tutta la stanza. Ma come ci è entrata? La finestra è rimasta chiusa tutta la notte, proprio ieri, prima di coricarmi, mi sono preoccupato di chiuderla. No, non è possibile!! Scruto nervosamente e con impazienza, con il sudore che mi inonda copiosamente la fronte, tutte le parti del mio corpo per vedere se quel maledettissimo insetto si è divertito ad affondare il suo pungiglione nella mia carne. Meno male, sono salvo, non ho notato nessun rigonfiamento sulla mia pelle, altrimenti ero spacciato.

Cosa faccio qui immobile come un idiota, pietrificato dalla paura? Devo mandarla via o ucciderla  prima che lei uccida me. Si direbbe che sono preda dell’esagerazione più pura perché un’ape, una semplice ape, non è minimamente paragonabile a una tigre, a un leone o a un lupo affamato. Ma la puntura di un’ape non scherza mica, con una semplice puntura si può anche conoscere direttamente il regno dell’inferno. Devo star calmo, non devo lasciarmi sopraffare dalla paura: me ne devo subito sbarazzare. In fondo per quanto possa essere pericolosa è pur sempre un’ape ed io sono cento volte più grosso di lei, posso farcela.

Prendo uno dei miei tanti libri che occupano la mia grande scrivania e tento di ammazzarla con un colpo secco. Ma la maledetta non si posa, sembra un aereo impazzito che continua a girare e rigirare senza mai fermare il volo. Oddio il suo ronzio imperterrito mi sta massacrando il cervello, il mio corpo è invaso da tante piccole scosse che lo percuotono dappertutto, mi sembra di impazzire, non ne posso più!

Ma già… che stupido che sono, evidentemente la paura deve avermi atrofizzato il cervello: basta che io apra la finestra per cacciarla dalla stanza. Ma come? Non si apre? Apriti maledetta, apriti!!! Come mai una stramaledetta finestra rifiuta di obbedire a un mio comando? Eppure è una semplicissima finestra, serve solo un mezzo movimento per spalancarla e per far uscire questa cosa con le ali. Ma perché, perché non si apre? Combatto contro la finestra, cerco di aprirla in tutti i modi, tento anche di rompere i vetri, ma i vetri non si rompono, sembrano fatti di cemento. No, non è possibile, evidentemente starò ancora sognando, perché mi rifiuto di credere che questa sia la realtà.

Vorrà dire che aprirò la porta, la porta, almeno, dovrà aprirsi, no? Mi avvio di corsa verso la porta della mia camera, con un gesto nervoso della mano afferro di corsa la maniglia. No…, è uno scherzo, qualcuno vuol prendersi gioco di  me: evidentemente si diverte a mettere a dura prova la resistenza dei mie fragili nervi. Neppure la porta si apre, non riesco ad aprire questa dannata porta. Che terrore! Mi sembra di essere il malcapitato protagonista dei racconti di Poe o dei romanzi di King.

Grido come un forsennato  sbattendo, con immane violenza, i pugni contro la porta stregata nella speranza che qualcuno mi senta e mi liberi da questo incubo: aiuto, aiutatemi, per favore. Invoco addirittura l’aiuto di dio, ma quale dio poi!;  io non credo in dio: come può aiutarmi un essere che non esiste o che, se esiste, se ne sta comodo e lontano da me “nel suo regno dei celi?”. Ho bisogno di una persona in carne ed ossa che mi venga a salvare. Ma qui nessuno ascolta la mia voce: grido a squarcia gola, senza che nessuno colga le mie grida estenuanti. Sono solo, avvolto nella più profonda disperazione.

Un momento ……… non sento più il suo ronzio. Non avverto più la sua presenza: sarà sparita. Ma come può essersi dileguata se qui è tutto chiuso? Può darsi che sia morta, che sia stramazzata al suolo, sarebbe una liberazione! Ma con la coda dell’occhio mi accorgo che qualcosa si muove lungo il mio braccio. Accidenti!, E’ LEI! Ma è enorme, sarà l’ape regina e se questa è un’ape regina, allora qui vicino ci sarà un alveare e centinaia e centinaia di api saranno pronte a circondare la finestra. Se solo ci penso, Cristo santo!… Devo mantenere i sensi lucidi ed annientarla visto che la dannata ha finalmente deciso di posarsi anche se sul mio povero braccio.

Proprio mentre mi accingo a compiere il gesto liberatorio per me, che mi avrebbe riconsegnato alla libertà, e fatale per lei, visto che l’avrebbe cancellata dall’esistenza, agita le ali e riprende improvvisamente il volo. E’ incredibile, probabilmente ha intuito l’intenzione del mio gesto prima ancora che io prendessi  un qualsiasi affare per liquidarla…

No, no, maledizione! Adesso mi si muove contro, ha capito che volevo farla fuori e ora mi si scaglia contro inferocita. Il suo ronzare diventa sempre più insopportabile, si fa sempre più acuto ed insostenibile, pare voglia scandire la marcia funebre della mia fine imminente.

L’inquietudine mi sovrasta gettandomi in un labirinto diabolico: sono un topo in trappola; sto perdendo il controllo e i miei respiri riproducono fedelmente i battiti impazziti del mio cuore. Non so più cosa fare! Mi dirigo verso la finestra con la speranza di vedere qualcuno da cui possa farmi notare. Mi ci affaccio, non vedo nulla: ci sono migliaia di insetti che camminano lungo i vetri esterni: sono loro, le api. Lo sapevo che prima o poi sarebbero arrivate qui. Lo SAPEVO. Adesso tentano di incunearsi per le fessure della finestra per entrare nella stanza.… Lancio l’ultimo disperatissimo grido d’aiuto pur sapendo che rimarrà inascoltato. AIUTO, AIUTO, mi vogliono uccidere, vogliono uccidermi.

 

- Massimiliano, Dio santo, ma che succede? Calmati, adesso calmati”.

- Marta,vogliono uccidermi l’ape regina e le migliaia di api che sono fuori vogliono uccidermi, aiutami,  te ne prego, non voglio morire, non voglio...

- Sta tranquillo, Massimiliano, sono tua madre, vieni qui e abbracciami. E’ tutto finito, ora ci sono io qui con te e nessuno ti farà del male.

- Povero ragazzo, da quando la sua fidanzata, Marta, con la quale si sarebbe presto dovuto unire in matrimonio, ci ha lasciati, in seguito ad una orrenda malattia aggravatasi a causa di una puntura di un’ape, la sua vita si è trasformata nei peggiori di tutti gli inferni possibili. Ed ora vive nel più profondo dolore per la scomparsa della sua amata Marta ed è dominato dalla convinzione, dall’angoscia e dal terrore che, prima o poi, anche a lui toccherà la stessa sorte. L’orologio della sua mente è rimasto indietro, inchiodato all’ora di quel drammatico evento; e tutte le volte che il ricordo di Marta riaffiora nel suo animo la sua crisi esplode con violenza.

In questa stanza non c’è nessunissima ape regina e fuori non ci sono api feroci pronte ad entrare nella stanza ma c’è il bel sole radioso di settembre ai cui tiepidi raggi il mio povero figliolo  rifiuta di consegnarsi, avvolto come è dalle tenebre della follia.