Happy hour
(Borabora)
Il rito collettivo dell’Happy - hour comincia nel tardo pomeriggio, alle 19.00, e generalmente termina alle 21.00.
Tale pratica è la concreta risposta di alcuni esercenti meneghini al costante lievitare dell’inflazione; con pochi €uro, infatti, si beve e pilucca discretamente bene.
Oggi come oggi, l’orologio milanese, grazie all’ora felice, ne conta solamente ventitrè meste! Così come il dogma vuole siano le ore in ogni metropoli in grazia di Dio.
Al corner di Via Gelso con Via Tiglio da qualche tempo qualcuno ha aperto l’Eutanasia cafè, un graziosissimo baretto arredato in stile caraibico, ricco di suppellettili artigianali, comodi divani in midollino e bassi tavolini di legno scuro. Soffici cuscini di seta e tappeti variopinti sono sparsi ovunque. Divisori a ripiani alloggiano capienti vasi dai quali spiove una rigogliosa vegetazione, e, fissati al soffitto blu, dei ventilatori con pale di legno rinfrescano l’ambiente. Alle pareti sono appesi batik, finti oblò e belle stampe di carte nautiche; a lato del bancone si ammira uno stupendo esemplare di Krakatoa che dal suo trespolo domina il locale.
Fuori dall’Eutanasia, sul marciapiede, una siepe abusiva (piantata in grossi contenitori di terracotta) delimita una piccola area entro cui i clienti possono mischiare l’alcool ai tabacchi.
La particolarità che attira frotte di clienti in questo locale è il cocktail roulette russa; vale a dire, ogniqualvolta il loquace pappagallo pronuncia la frase “rulet russa..rulet russa” il barman, in uno solo dei beveroni che preparerà nei prossimi trenta minuti, stillerà alcune gocce di veleno mortale ed un cliente perirà dopo qualche sorso. Eccitante non trovi?
Ci sono alcuni incontentabili avventori che s’incaponiscono, arrivando ad ingollare due tre o più cocktail, smaniosi che il pennuto riprenda rapidamente il verbo, dando il via ad un altro giro mortale.
Naturalmente tutti sanno, ma nessuno dice niente, se all’Eutanasia fan tirar giù la saracinesca… addio divertimento.
Un bel dì si presentò nel locale, sotto mentite spoglie, Marietto R. alias Mao: chitarrista rock di fama cittadina (ben introdotto nel giro delle feste de l’Unità).
Il travestimento consisteva in un paio di baffi posticci color fulvo, sopraciglia e toupet in tinta, abiti larghi; in tal guisa era certo nessuno lo avrebbe riconosciuto.
Gli amici, volendogli fare una sorpresa per il compleanno, non gli avevano detto niente.
Ero là anch’io, ti racconto ciò che accadde: “il gruppetto prende posto in un tavolo appartato, Mao è l’ultimo a sedersi, esegue il movimento con molta fatica, gli amici lo aiutano; il pappagallo starnazza la parola d’ordine, scatta l’operazione morte, gli avventori mormorano eccitati, il barman prepara i drink poi prende il contagocce e versa il veleno in un cocktail a caso, pone il bicchiere assieme ad altri su uno dei tanti vassoi in transito sull’ampio bancone… e bella lì. Ora è il turno del cameriere, egli non sa dove il bicchiere è posizionato, seguendo l’ordine delle commesse prende un vassoio alla volta e lo porta a destinazione.
All’inizio nessuno vuole sorseggiare per primo, si aspetta che sia qualcun altro a farlo, gli occhi di ognuno scrutano ansiosi i movimenti altrui, le dita accarezzano nervosamente i bicchieri come nei duelli western un pistolero carezza il grilletto della colt prima di sparare. Il veleno non è ad effetto immediato agisce dopo un quarto d’ora circa.
La lancetta dei minuti si muove lenta ed inesorabile…
Eccolo lì.. patapunfete! Il fortunato s’accascia a terra e con un lieve rantolo esala l’ultimo respiro; l’espressione è serena, beata, finalmente il calvario è finito. Gli amici lo raccolgono e ricompongono, poi via, zitti e rapidi all’automobile. Per la cronaca, si è trattato proprio di Mao. Il regolamento dell’Eutanasia cafè esige l’immediata rimozione del cadavere”.
Di norma, un gesto che fonde un po’ d’invidia e disappunto accomuna coloro alle cui preghiere il destino non ha prestato orecchio.