La Marcia
(Pasquale Francia)
Armando
Carracione, Brigadiere della Compagnia Carabinieri di Montesansepolcro, fu
svegliato in piena notte dal suo attendente…
-Signor Brigadiere, signor Brigadiere! Presto, si svegli! – la mano
dell’Appuntato Melisi ancora scuoteva il polposo avambraccio del Carracione,
che, ormai destato ed in preda ad un vero e proprio shock, fissava le nere
pupille del suo sottoposto senza proferire una parola, nel tentativo di
collegare il cervello e riattivare tutti e cinque i sensi.
-Buon Dio, Melisi…che sta succedendo? – Disse alfine, mettendosi meglio a
sedere nel letto e stropicciandosi gli occhi gonfi di sonno.
-Si tratta della Frazione Trempole, signor Brigadiere, ha telefonato poco fa
il Sindaco ed era in uno stato d’agitazione tale che non riusciva neanche ad
esprimersi! – Riferì il giovane militare, la fronte imperlata di sudore per
l’emozione.
Carracione lo fissò, con uno sguardo ottuso.
- Melì, datti una calmata, che stai dicendo?
-Ma come, signor Brigadiere, non ricorda? Il Cimitero di Trempole…Oggi è il 28
di Ottobre! -
Quelle parole, quasi sussurrate per paura che sortissero un effetto malefico
solo a nominarle, fecero accendere all’istante la memoria del corpulento
Brigadiere, come una lampadina. Si portò la mano sul viso con un sonoro
schiaffo e stette immobile per un attimo, scuotendo la testa. Grandi
imprecazioni echeggiarono, allora, nella penombra della stanza, e le orecchie
a sventola di Melisi si rizzarono come fossero quelle di un gatto.
Poi, all’improvviso, le coperte volarono ai piedi del letto e le mani andarono
ad artigliare il pantalone, ben piegato sulla spalliera della sedia…
-Porca miseria quella ladra! Mi ero proprio dimenticato, ma dico, perché non
mi avete svegliato prima, eh? In questa stazione manca del tutto la
reattività…diamine! Passami la giacca…svelto! –
Il militare ubbidì prontamente.
-Che ore sono? – Aggiunse il Brigadiere, in uno stato di crescente angoscia ed
agitazione.
-Le quattro…
-Le quattro! Oh porc…ma siamo in ritardo! Che cosa ha detto il Sindaco?
-Ehm, ha detto che la situazione al cimitero è ormai insostenibile, signor
Brigadiere…dovremmo esserci quasi!
-Santo Cielo! –
Gli stivali si sistemarono al loro posto con un secco “puff” ed il milite li
batté fragorosamente a terra, dopodiché, preso il cappello dal comodino,
iniziò ad impartire ordini…
-Allora Melisi, coordinazione massima! La volante subito pronta giù al
cortile. Voglio Fasano e Toriello con me, tu ci seguirai con Esposito e
Lentoianni, prendete la Punto ed assicuratevi di avere una quantità
sufficiente di cartucce, non potrebbe mai sapersi: c’amma fatt’a serata!
-Signorsì! -
Come una scheggia, Melisi attraversò il corridoio e scese in guardiola dove
già il ristretto gruppo di militari era in attesa, tutti visibilmente tesi e
con i volti pallidi.
Comunicò gli ordini di Carracione e ci fu movimento generale, mentre l’armeria
venne letteralmente saccheggiata: sembrava il preludio ad un assalto alla
caserma, e Marconi, che a Montesansepolcro si trovava per questioni di leva,
cominciò a frignare come un bambino.
-Perché piangi, Marconi! Tu non verrai al cimitero con noi. Vattene in camera
e vestiti, rimani tu a fare il turno di guardia! – Gli urlò Melisi, mentre con
un rapido gesto scarrellò la Beretta.
-Prendi le telefonate, ed avvisaci se durante il tragitto ci sono novità! –
Carracione, scese di volata i dieci gradini di marmo che separavano il piano
superiore col resto dell’edificio, indossò la giberna e si precipitò fuori.
Era una notte fredda, ma sentiva il sudore corrergli lungo la schiena.
Insieme a lui, uscirono dalla caserma tutti gli altri militari, con uno
scalpiccìo disciplinato e veloce: l’Alfetta, però, s’accese con qualche
difficoltà:
-L’ho portata dall’elettrauto proprio ieri, signor Brigadiere…- Si schernì
Toriello, menando colpi sul volante, come se fossero indispensabili per
l’avviamento.
Dall’altro lato del cortile, dimenticando, per la fretta, la prima inserita,
Esposito si produsse in una partenza a rana che portò la Punto a picchiare il
muso inferiore contro il pino piantato dalla buonanima del Maresciallo
Guerrisi: “Maronn’e Pumpei!”, il suo vocione arrivò sino alle orecchie di
Carracione, che esortò i suoi a non perdere più un minuto di tempo.
-Se arriviamo tardi è la fine, ci ritroveremo nella menga fino al collo, ed io
non voglio assolutamente che ciò possa accadere. Perciò, Toriello, avvia
questa cazzo di macchina e partiamo a razzo, sirene spiegate! Dovessimo
svegliare tutto il paese!
-Ma quale svegliare, signor Brigadiere. Con tutto il rispetto parlando…saranno
tutti già sul posto, in attesa dell’evento! Roba da matti! -
Il motore si decise, alfine, a rombare e le luci delle sirene trapassarono
l’oscurità, con il loro blu allarmante.
Sul tornante di Monte Sarcino, la radio dell’Alfetta gracchiò la voce di
Marconi, solitaria vedetta di caserma:
-Signor Brigadiere, passo…Signor Brigadiere…passo, qui Marconi, Signor
Brigadiere! –
Carracione afferrò il microfono:
-Vieni avanti, Marconi. Che sta succedendo?
-La situazione si fa tesa, Signor Brigadiere…ha telefonato di nuovo il
sindaco…è molto impaziente! -Uhm! Pigia sull’acceleratore, Toriello, e se puoi
volare, vola! Laggiù c’è bisogno del nostro aiuto! Ci sta seguendo Esposito?
Dov’è Esposito? Non lo vedo nel retrovisore!
-S’è distanziato! Stiamo andando forte…- Sussurrò appena Toriello, con
l’occhio vigile sulla lingua d’asfalto che s’aggrovigliava sempre più verso la
sommità della montagna.
**
-Ma quando arrivano? –
Il sindaco di Montesansepolcro, Dottor Amedeo Ostigliani, si tormentava lo
scarso ciuffo di capelli imbrillantinati, mentre fumava una sigaretta dietro
l’altra.
Alle sue spalle, c’erano il vice sindaco Antoniani, il custode del cimitero, i
pompieri volontari di Basso Cerreto e la compagnia Vigili Urbani al gran
completo. Tutti erano impegnati a scaricare febbrilmente delle barre di
metallo da un grosso camion, parcheggiato sul pianale dei cipressi.
Lungo un ampio arco d’asfalto, una folla gremita di persone schiamazzanti,
sembrava in attesa di vedere chissà quale spettacolo.
-Nessuno deve entrare nel cimitero! Solo gli addetti ai lavori! Per favore
fatevi indietro…Barretta, faccia indietreggiare questa gente, è pericoloso! –
Esordì il Vice Sindaco, gesticolando con le grosse mani.
In quel mentre, dal fondo della strada, tutti poterono udire distintamente la
sirena dei Carabinieri. Comparve l’Alfetta, col gruppo comando di Carracione,
che sgommò e si fermò di lato, proprio davanti al pesante cancello del
cimitero, in ferro battuto.
Ci fu un’ovazione.
-Finalmente! – Ostigliani allargò le braccia, come se avesse ricevuto una
grazia, e si fiondò allo sportello del Brigadiere.
-Buonasera Sindaco! Com’è la situazione? Stanno per uscire?… - Disse
Carracione, aggiustandosi la bandoliera e guardandosi intorno con l’aria un
po’ smarrita.
-Credo proprio di sì, caro Brigadiere…ma come mai questo ritardo? – Aggiunse
l’altro.
-Non ne parliamo adesso – tagliò corto il militare, dando una pacca alla
spalla di Ostigliani - …come mai le barre di ferro? – Indicò il via vai di
gente impegnata in quello strano traffico.
-E’ stata una mia idea, così per guadagnare tempo. Le ho fatte prendere dal
cantiere di Via Balbo…ma, accidenti! Cos’è questo trambusto? Massanova,
cos’altro accade ora? –
Uno smilzo vigile percorse il viale alberato, illuminato dai fiochi
lampioncini giallastri, e si fermò a rapporto:
-Ci siamo, signor Sindaco…ci siamo! Neanche le sbarre possono ormai ritardarne
l’uscita! – Urlò, agitatissimo.
Il Sindaco volse gli occhi al cielo, poi, con un sospiro profondo, si inoltrò
con Carracione all’interno del cimitero.
I due camminarono per un breve tratto, sino a quando giunsero innanzi ad una
cappella ottimamente rifinita, quasi una chiesetta, sovrastata da una
iscrizione in lettere di bronzo: AGLI ARDITI DI MONTESANSEPOLCRO, al di sotto
della quale spiccava una data: 1922.
Quest’opera cimiteriale, era circondata da un discreto cortile di erbetta
verde, estremamente curata, e recintata con una elegante inferriata a punte di
lancia.
-E’ incredibile - disse all’improvviso Ostigliani, squadrando la cappella con
viva apprensione -…è incredibile che uno come me, cresciuto tra le fila di
Rifondazione Comunista, debba ogni anno assistere a questo scempio…-
Carracione annuì.
-Va bene – riprese il Sindaco – risollevandosi dallo sconforto che l’aveva
così improvvisamente catturato. Vediamo di gestire questa cosa con precisione
e discrezione, come abbiamo sempre fatto…-
Mentre così disse, la porta che chiudeva la cappella, poco oltre il giardino,
cominciò a vibrare e scricchiolare, vittima di forti percosse.
-Eccoli…- Sussurrò Carracione – Melisi! Tieniti pronto, fai indietreggiare le
persone…stanno per uscire! Tutti indietro, svelti…via…via! Verso il cancello,
presto! –
I Carabinieri si disposero a cordone, interponendosi tra l’ingresso del
cimitero e la folla sempre più numerosa, aiutati dai vigili urbani e dai
pompieri.
Qualcuno, portò un grammofono tirato a lucido, e lo porse al Comandante dei
Vigili Urbani…
-Santo Cielo! E’ indispensabile? – Disse questi, quasi ritraendo le mani.
-Certo che è indispensabile, Comandante! Quelli là, altrimenti, fanno i pazzi!
– Replicò Schettini, il rigattiere di Piazza D’Annunzio.
-E va bene, basta che la facciamo finita! –
Il Comandante afferrò il grammofono e lo portò all’interno del cimitero,
affidandolo alla cura del primo subordinato che gli capitò a tiro:
-Massanova, prendi questo, mettici il solito disco -eccolo qui - e fai in modo
che la canzone possa essere sentita attraverso gli altoparlanti…quelli, sennò,
s’incazzano! – Strizzò l’occhio e si dileguò, raggiungendo il Sindaco ed il
Brigadiere Carracione.
Fu in quel momento, minuto più o minuto meno, che la porta della cappella
cedette di schianto, tra il rumore del legno e delle sbarre di ferro, ormai
divelte a formare delle grandi U.
Una massa numerosa di putrescenti cadaveri deambulanti, allora, invase il
vialetto della cappella, tra il disgusto e l’orrore di quanti poterono
vederli…
-Fottutissimi Zombie! – Sbottò il disgustato Comandante dei Vigili,
indietreggiando con il fazzoletto premuto sul naso.
-Non mi abituerò mai a questo spettacolo, non mi abituerò mai…- Mormorò
Carracione, gli occhi fissi su quegli abominii che la morte rifiutava di
spegnere per sempre.
Da lontano, una canzone echeggiò nell’aria…
“Vincere…vincere…vincere!”
Nell’udire le note, la marmaglia di non morti si diede un contegno. Si
sistemarono tutti in bell’ordine sul vialetto, poi, uno di loro, il capo,
avanzò davanti a tutti e salutò il Sindaco, col tipico saluto del Fascio:
-A Noi!
-Sì…sì…a noi… - Replicò seccatissimo Ostigliani… - Squadrista Dacoberti, qual’è
il programma di stasera? Ne avete discusso?
-Sì, Sindaco. Nessuna variazione rispetto all’anno scorso! Si marcia su Roma!
– Replicò lo zombie, perdendo gli ultimi denti rimasti nella sua bocca
rinsecchita.
-Sì…già…- Ostigliani represse un moto di ribrezzo – va bene, allora,
procedete, vi scorteremo per tutto il tratto di strada…andate…
-Sì, Sindaco. Grazie…a Noi! Viva il Duce! –
Dacoberti, squadrista zombie trucidato nel lontano 1922, con tutti i membri
del suo gruppo, nelle campagne di Montesansepolcro da un pugno d’irriducibili
antifascisti, si rassettò la camicia nera, ormai cenciosa, trasse dalla tasca
di quello che rimaneva del suo pantalone a sbuffi un vecchio e polveroso Fez e
fece segno ai suoi d’incamminarsi:
-Camerati, a Roma! O Roma o Morte! – Esclamò, giocandosi definitivamente la
mascella inferiore.
Tutti gli altri, in uno scricchiolìo di ossa e pelli incartapecorite,
replicarono all’unisono un forte “Urrah!”, dopodiché, con una vitalità davvero
insospettabile, cominciarono a correre fuori dal viale della cappella, e poi
oltre, fino all’uscita del Cimitero.
“Vincere…vincere…vincere!”
La canzone continuava a scandire i loro passi d’arditi. Qualche piede, in
verità, rimase sul viale ed anche qualche braccio…Ostigliani e Carracione, la
fronte corrugata per il tremendo tanfo, dovettero fare un piccolo slalom per
assicurarsi l’uscita.
-Questo anno li vedo piuttosto pimpanti…- disse il Brigadiere, perplesso – Non
è che arrivano per davvero a Roma? -
Il Sindaco lo squadrò, con un sorriso cattivello:
-Ma che, scherzi? Se arrivano a Varco San Felice è già tanto. Piuttosto,
abbiamo dimenticato di avvertire Toni, ci sarà da raccattare un po’ di pezzi
per la strada…
-Speriamo che nessuno ci veda! – Aggiunse Carracione, avviandosi verso l’Alfetta
lampeggiante.
-Oh, a quest’ora, da queste parti…non gira mai nessuno! – Lo rassicurò
Ostigliani.
La folla cominciò a diradarsi. Una lunga fila di auto di servizio si accodò
alla marmaglia di Camicie Nere putrescenti, ed il nero serpentone si perse
oltre il tornante di Monte Sarcino.