Diresti

(Lucianna Argentino)

 

 

 

Diresti che sogna, stanco, sceso dal tempo

tornato all’ignoranza poiché di sé sa poco

e meno ancora sa del suo presente e come me

lascia che accada il provvisorio.

Sembra sua la mia irosa piaga

ora che tendo dove la passione soggioga la pace

in una scialba tentazione di cose troppo presto mie.

Eppure non so quale destino plasmava per me

mia madre col suo sangue, dunque ignoro

in cosa ho mancato, né so cos’è di te

che manca alla mia quiete

ma indugio dolce alla tua guerra.

Per questo e altro credila pura la legge

che mi lega ai sensi e mi vota alla necessità

di stare nel gerundio. Giacchè amando

mi voltai prima che la tua voce mi chiamasse

con un nome nuovo, vedo questa imperfetta gioia

rinviare l’arrivo di una dissimulata tregua

e porto a riva quanto appreso nell’inganno

mi libera al volo – assolto il padre – ma solo in sogno

trova compimento, il giusto spazio, l’adeguato tempo

per chiedersi se sia vero, se sia possibile.

E in questa pace obliqua fu facile tacersi

ciò che andava detto e come è stato opaco

il tuo spogliarmi e poi non riconoscermi.

Ma fossi stata solo amata avrei imitato il cuore:

fedele e arreso nel dovere del battito.

Così ho sacrificato per te la mia salvezza

e sconto la nostalgia per quanto di te

è unghia nella pelle, è poesia feroce

ma – peccatrice in proprio – settanta volte sette

ti  perdono quel sì detto di profilo.