In ricordo di Aldous Huxley…

 

 

 

 

                         La fine del mondo

 

(Marco De Mattia) 

 

 

 

Spesso penso ai dinosauri come ad animali estinti per chi sa quali cause esterne.

Forse, non è così.

Prendiamo l’uomo: vive inquinando il suo ambiente, nutrendolo di porcherie, alimentandolo di schifezze.

Io la chiamerei autodistruzione.

Il pericolo atomico è una realtà da non sottovalutare.

Finiremo come i dinosauri, solo che loro cagavano parecchio, producevano tanto metano e soprattutto, ad un certo punto della loro esistenza, non trovarono più il cibo.

Stessa cosa stiamo facendo noi.

Al posto dei meteoriti che caddero sulla terra (e forse cadranno ancora), ci saranno altre forme di annientamento.

Le nostre non saranno, probabilmente, così naturali.

Ragioniamo sulle giornate a venire.

Se si vuole fare l’eremita, il vagabondo, il rischio maggiore è di morire avvelenati.

In montagna le polveri sottili, concentrate in quantità elevate, non ci permettono di respirare, senza contare i problemi dell’altitudine e la rarefazione dell’aria, che ha alzato pure le temperature.

Le acque dei torrenti sono ormai imbevibili, figuriamoci quelle dei fiumi. Tutti al mare?

Non ci resta che piangere forse, per trovare qualcosa di liquido ancora puro.

Nessuno si può più permettere di vivere nei boschi, come sosteneva Thoreau o Hamsun.

Adesso la nostra prospettiva alla moda sarà al massimo ambire ad un corso new age o di ginnastica alternativa, per poi morire in strada, tra le esalazioni dei gas di scarico.

Quindi chiudiamoci in casa a meditare.

Abbiamo tutto pronto: dal rubinetto la nostra bella acqua fresca dell’acquedotto e nel frigo cibi rigorosamente macrobiotici, da mangiare masticando bene. La salute, prima di tutto.

Il mondo se ne sta fuori, il dottor Stranamore compie i suoi misfatti. E’ così che si vive bene.

La fine del mondo arriverà, non preoccupatevi, e sarà proprio un bello spettacolo.