L'arte culinaria romana ed altre porcherie

 

 

Legionario romano secondo UderzoQualche giorno fa mi è capitata sott’occhio una simpaticissima quanto falsa etimologia popolare di culinaria. Secondo il buontempone che l’ha riportata, negli accampamenti militari romani le cucine, dette *cucinaria, erano sempre costruite accanto alle latrine per permettere ai soldati di correre da una parte all’altra con faciltà, e l’uso, o la necessità, di liberarsi immediatamente del cibo ingerito doveva essere piuttosto comune, visto che alla fine *cucinaria si corruppe in culinaria. Se non altro questo conferma che la forza di un esercito è inversamente proporzionale alla qualità del rancio: se i romani conquistarono il mondo, vuol dire che i cuochi non erano esattamente degli chef de rang! In realtà culinaria viene dalla parola latina culina che valeva "cucina", e che con l’accostamento a coquinus, letteralmente "che riguarda la cottura", si corruppe in cocina, da cui la nostra cucina.

Un breve viaggio nelle abitudini alimentari romane può essere utile per scoprire che la lorola nobile e remunerativa professione dello chef arte culinaria era molto raffinata, nella miglior tradizione italica, e ricca di piatti, nonché di interessanti spunti etimologici.

Una delle delizie gastronomiche preferite dagli antichi greci era l’hepar sykoton , letteralmente "fegato animale ingrassato con i fichi", e si trattava dell’antenato diretto del foie gras prodotto oggi oltralpe con il fegato d’oca. Solo che i greci non nutrivano le disgraziate oche con il mais, che gli spagnoli avrebbero portato in Europa dall’America solo nel 1604, bensì con i fichi. I romani adottarono dai greci questa passione per il fegato d’oca (una volta ucciso l’animale, ne immergevano il fegato in un bagno di latte e miele, per farlo gonfiare e profumare) e ne copiarono il nome, che in latino divenne iecur ficatumiecur ficatum. Con il passar del tempo la parola ficatum sostituì nel linguaggio volgare iecur per indicare il fegato, prima solo animale, poi anche umano. E’ per questo che il nostro fegato, così come lo spagnolo hígado, il catalano fetge, il romeno ficat e il già citato francese foie non hanno assonanza né con il latino iecur né con il greco hepar, che è comunque servito per tutti i composti colti di fegato: epatite, epatico, etc. Va inoltre notato che fegato è l’unica parola del vocabolario italiano che non ha rima.

Molte delle nostre parole derivano da coppie di parole latine, come appunto iecur ficatum, delle quali sopravvive solo uno dei due termini, oppure sopravvivono entrambi diversificandosi semanticamente. Un esempio può essere solidum nummum, letteralmente "moneta solida", nome di una moneta d’oro massiccio dell’età imperiale: sol(i)dum ha dato origine a soldo e soldato, mentre nummus è sopravvissuto solo attraverso l’unione con il greco nómisma "uso, consuetudine" poi "denaro, moneta", nella parola numismatica, che designa la scienza che studia monete e medaglie. Qualcosa di simile è accaduto per nepos sorobrinus, che indicava il figlio di un fratello o di una sorella. La parola nepos, probabilmente contrazione di natus post "nato dopo", è evoluta in nipote indicando tanto il figlio del fratello quanto il figlio del figlio, ed ha dato origine a sua volta a nepotismo. Sorobrinus, invece, non è sopravvissuto in italiano. Lo ritroviamo però in spagnolo come sobrino, che vale appunto "figlio del fratello o della sorella", cioè nipote di uno zio.

Ma torniamo a occuparci di esempi di tipo alimentare. La coppia latina caseum formaticum,caseum formaticum letteralmente "cacio fatto in una forma", si è rivelata abbastanza feconda. Caseum ha originato parole come cacio, caciotta, caseificio, caseina etc. Formaticum, da forma, metastasi del greco morphé "forma, modello", ci ha invece dato formaggio, attraverso il francese antico formage. Coppia ancora più feconda è porcus maialis, che indicava il maiale castrato immolato in onore della dea Maia (porcus pinguis quod deae Maiae sacrificabatur), madre di Mercurio e simbolo della grande madre Terra. Da maialis è derivato il nostro maiale, ma anche maggese e maggio (mese dedicato il sonno del maialino...la quiete prima della mattanza...alla dea). Porcus, invece, è evoluto in porco e ha dato origine a varie parole come porcile, porcospino, porcheria. Un derivato di porcus è anche, sorprendentemente, porcellana. Tale nome deriva precisamente da porcella, cioè "femmina del porco", e fu dato originariamente a una conchiglia detta tigrata, o di Venere, il cui mollusco ricorda i genitali di una scrofa. La vulva della scrofa era un altro piatto pregiato della cucina romana: una volta bollita essa assumeva un colore bianco e traslucido, simile proprio a quello della conchiglia, ma simile anche alla lucentezza di quella particolare ceramica di origine cinese importata in Europa nel XVI secolo a cui fu appunto dato il nome di porcellana.

 

Davide Zingone

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