COSTUMI A CORTE

Le collezioni della sartoria Farani

 

I costumi di scena che hanno fatto storia dal 13 giugno all’11 novembre 2007 nella suggestiva cornice del castello Odescalchi di Bracciano (Roma)

 

Sulla rocca più alta di Bracciano, paese medioevale a trenta chilometri da Roma, adagiato sull’omonimo lago, sorge una tra le più belle dimore feudali d’Europa: il castello Odescalchi. Dopo essere stato maniero principesco, fortezza e  simbolo di potere attraverso i secoli, oggi è un museo che ospita mostre importanti alle quali aggiunge il fascino delle sue mura possenti e delle sale tuttora arredate con mobili d’epoca.

La sartoria Farani da più di  mezzo secolo veste  protagonisti di spicco di cinema, televisione, teatro, lirica e tra i nomi storici vanta Piero Donati - costumista scelto da Pasolini, Zeffirelli, Fellini, Lattuada - premiato con l’Oscar per Romeo e Giulietta e per il Casanova di Federico Fellini : adesso le sue creazioni si possono ammirare a Bracciano in una cornice da fiaba.

Oltre a realizzare costumi, questa  sartoria ha il merito di collezionare  abiti autentici, alcuni con più di due secoli e mezzo, che caratterizzano la forza creativa di due mondi in simbiosi: quello dello spettacolo e della moda. Patrocinata dal Ministro dei beni culturali, la mostra viene presentata da Francesco Rutelli così: “Il valore di questo lavoro è riconosciuto a livello internazionale ed è ancora oggi un veicolo di promozione della cultura italiana e delle qualità italiane all’estero”.

Ma  “Costumi a corte” è un appuntamento miliare non solo per visitatori che amino sognare,  appassionati del settore, curiosi di ciò che si muove     “dietro le quinte”, bensì per la valorizzazione e la salvaguardia di un artigianato artistico senza il quale set e palcoscenici non sarebbero ciò che sono.

Troneggia in una delle  sale più ariose  l’abito “watteau in moirè rosa”, vero 1750, perfettamente conservato, femminile e inconfondibile col suo panier che  precede l’epoca di  Maria Antonietta. Del film di Sofia Coppola, sono esposti i tre pezzi maschili di Milena Canonero premiata per i costumi dell’ultima regina di Francia con l’Oscar  , il terzo dopo Barry Lindon e Momenti di gloria.

Ancora  settecento con le marsine indossate da Donald Sutterland in Casanova,  il frac blu di Marcello Mastroianni in Intervista,  le eccentriche mises dei Clown di Fellini.

Suscita tenerezza la giacchetta fuori misura portata da Totò in Uccellacci uccellin”;  si rimane  colpiti dalla tunica millenaria di Giocasta , interpretata da Silvana Mangano nell’Edipo re; intrigano gli abiti de I racconti di Canterbury,  tutti films di Pierpaolo Pasolini.

Poi i costumi medioevali indossati da  Roberto Benigni e Massimo Troisi in Non ci resta che piangere. Sontuosi quelli di Danilo Donati nei films di  Zeffirelli La bisbetica domata e Otello.

Ma se il cinema trionfa, non meno gloriose le confezioni per le opere liriche Macbeth,  Bohème, Madama Butterfly, Tristano e Isotta; quelle  teatrali per Amleto e Don Chisciotte.

Spesso, accanto ai costumi, appare il nome di Amedeo Taroni, tessitore eccellente che centotrenta anni fa ha gettato le basi della più vecchia seteria ancora attiva nel nostro paese. Lo stesso Piero Farani da ragazzino, in provincia di Piacenza, confezionava abiti per burattini. Trasferitosi a Roma è stato prima dipendente  poi, messosi in proprio, ha inventato macchine da cucire e  telai,  sperimentato tessuti. Mondo arcaico e prezioso che va sostenuto contro l’ estinzione cui è soggetta ogni cosa rara.

Matteo Basilé racconta il primo incontro con la sartoria: “Ho avuto la sensazione di entrare nell’antro di una bottega rinascimentale. Piccole donne armate di antiche macchine da cucire davano forma ad abiti ed indumenti che rimandavano magicamente a mondi passati pur corrispondendo ai sogni generati dal nostro presente”.

La sua magia si ripropone visitando “Costumi a corte”, fascino segreto di ciò che è sospeso tra storia e sogno.

 

Bruna Alasia