Io non sono competitiva
(Franco Calandrini)
Non sono una donna competitiva, non lo sono mai stata. Ma neanche remissiva. E non mi piace nemmeno perdere a priori. Mi soddisfa però essere sconfitta da un degno antagonista. Voglio lasciare il campo di battaglia vinta sì, ma con onore. Voglio avere, di qualsiasi cosa si tratti, la possibilità di confrontarmi con qualcuno che reputo degno del mio rispetto e magari, se serve, lasciarlo anche vincere; anche là dove potrei avere notevoli probabilità di vittoria.
Come nel sesso, ad esempio.
Avendo già passato la trentina ed avendo iniziato a praticarlo molto presto, come è facile immaginare, mi è capitato un po' di tutto (come a tutte, credo): ragazzi che pensavano di essere dei tori da monta che crollavano dopo il terzo orgasmo, altri eiaculatori precoci che non facevano neppure in tempo a sfilarmi il body ed erano già venuti, altri a cui non avresti invece magari dato un euro che si rivelavano amanti perfetti.
Ora, dovete capire che, a una donna di 30 anni, per far pensare ad un uomo che è un vero stallone o un inetto, basta davvero poco. Ed è per questo che quando trovo un uomo che amo, che amo davvero, faccio di tutto perché lui si senta - realmente - un "vero uomo". E m'impegno talmente tanto da crederci anch'io, e finisce addirittura che, da donna frigida quale posso sembrare ad uno che mi cavalca per ore senza farmi venire, divento multiorgasmica; e vengo, vengo a ripetizione, finché alla fine quasi svengo.
E l'uomo che amo si sente un vero uomo.
Chiusa la parentesi sessuale, che era solo per attirare la vostra attenzione, passo ad elaborare il concetto iniziale.
Non sono una donna competitiva, dicevo, ma neanche remissiva.
Quando ho iniziato a scrivere ero certa che avrei scritto qualcosa che avrebbe lasciato una traccia importante.
Avevo appena vent' anni, ma mi sentivo già in buona compagnia. A ventuno anni Brecht riscriveva per la quarta volta il quinto atto di Tamburi nella notte, Bob Dylan consegnava alla storia Blowin' in the wind e Like a rolling stone, Mozart a quell'età ormai aveva cambiato in modo irreversibile il flusso della musica. Adesso toccava a me, ma sentivo che dovevo fare in fretta, che avevo poco tempo, non so nemmeno io perché.
E' pur vero che Luchino Visconti rinnovava il cinema italiano a quarant'anni e passa, Alfieri riusciva a far sentire il suo urlo solo qualche anno prima, De Sica raggiungeva la propria consacrazione come attore ormai in piena senilità; ma quella era tutta gente di cui, in ogni caso, non avevo alcuna stima.
Prestissimo avevo iniziato a vincere premi letterari e già per me si prefigurava un futuro ricco di successi. Non avevo compiuto ancora 24 anni che già il mio primo romanzo era stato venduto oltre ogni aspettativa e tradotto in tre lingue. Mi invitavano ovunque, mi facevano parlare e mi chiedevano pareri su ogni cosa, mi presentavano persone veramente famose e interessanti, e anche di realmente interessanti.
Questo per un paio d'anni.
Poi, il nulla, sempre meno cose da dire, sempre meno inviti da rifiutare cortesemente, nessun'altra storia meritevole di essere raccontata; un aridimento totale e che, ora lo posso dire ma allora mi sembrava impossibile, si rivelò definitivo.
Adesso avevo altri compagni, come John Osborne di Ricorda con Rabbia, Philip Ridley con Riflessi sulla pelle o Marcel Montecino con La grande occasione, e dovevo farmene una ragione.
Ciclicamente, quasi un paio di volte l'anno, torno all'idea del grande romanzo. A volte ho tutto in testa: gli ambienti, i personaggi, la struttura, ho tanti inizi e tanti finali meravigliosi, tutto insomma, ma alla fine mi arrendo e non so nemmeno più perché - non so più perché ci provo e non so più perché mi arrendo.
C'è da dire che questo periodo di aridità mi aveva lasciato molto tempo per leggere - anche se poi leggendo i capolavori del passato, neanche tanto remoto, mi deprimevo ancora di più. Ma va bene, va bene così, mi dico. Ci sono infatti molti libri, al pari degli amanti di cui sopra, da cui mi piace essere sconfitta; menti supreme che mi lasciano spossata, vinta e disorientata.
Ogni estate inizio Le Onde di Virginia Woolf - sono ormai cinque estati consecutive - o Berlin Alexanderplaz, o l' Ulisse, e addirittura, quando proprio voglio farmi del male, La ricerca del tempo perduto. Mi piace essere sconfitta da giganti simili, mi fa pensare alla vastità della mente umana e a quanto siamo ridicoli quando ci mettiamo in competizione col mondo; solo che poi, arrivare a pensare che l'unica competizione che puoi vincere, la puoi vincere solo se trovi qualcuno più debole di te, non dà poi così tanta soddisfazione.
Comunque intanto sentite questo:
"Parte Prima: una specie d'introduzione (giro pagina) 1. Dal quale, eccezionalmente, non si ricava nulla. (vado a capo). Sull'Atlantico un minimo barometrico avanzava in direzione orientale incontro a un massimo incombente sulla Russia, e non mostrava per il momento alcuna tendenza a schivarlo spostandosi verso nord. Le isoterme e le isotere si comportavano a dovere. La temperatura dell'aria era in rapporto normale con la temperatura media annua, con la temperatura del mese più caldo come con quella del mese più freddo, e con l'oscillazione mensile aperiodica. Il sorgere e il tramontare del sole e della luna, le fasi della luna, di Venere, dell'anello di Saturno e molti altri importanti fenomeni si succedevano conformi alle previsioni degli annuari astronomici. Il vapore acqueo nell'aria aveva la tensione massima, e l'umidità atmosferica era scarsa. Insomma, con una frase che, quantunque un po' antiquata riassume benissimo i fatti: era una bella giornata d'agosto dell'anno 1913".
Questo era l'inizio - solo l'inizio - de L'uomo senza qualità di Robert Musil.
Ora ditemi voi se questo non è un (altro) genio!
Cosa si può fare se non accettare una sconfitta definitiva?
Scrivo ancora ovviamente - non saprei fare altro -, ma niente più romanzi; qualche racconto si, qualche poesia, qualche saggio, ma soprattutto faccio con grande piacere traduzioni di altri autori e devo dire che sono diventata talmente brava che adesso anche gli editori più importanti mi cercano quando rieditano qualche grande classico.
Pensate che questa credibilità me la sono guadagnata quando il mio editore, dopo avermi rifiutato la pubblicazione dell'ennesimo romanzo (assai mediocre, e di questo gliene sono anche grata) mi mise alla prova, quasi per scherzo, chiedendomi di tradurre un brano di Mrs. Dalloway (in realtà una frase, una sola frase).
Dei romanzi di Virginia Woolf esistevano già traduzioni stupende ma lui era convinto che io avrei potuto fare di meglio. Non so perché, ma comunque dubito che il fatto che io l'abbia fatto sentire un vero uomo abbia potuto condizionare la sua scelta; non sono certo io il tipo di donna che va a letto con qualcuno, meno che mai con il proprio editore, per garantirsi qualche vantaggio. No, di lui mi ero quasi innamorata e se avete ben letto la parte precedente, capite di cosa sto parlando.
Il libro, come ho già detto, era Mrs. Dalloway e la frase era quella del celeberrimo incipit: "La signora Dalloway disse che avrebbe comprato lei i fiori"/ "La signora Dalloway disse che i fiori li avrebbe comprati lei."/ "La signora Dalloway disse che i fiori sarebbe andata a comprarli lei."
Inutile dire che la mia traduzione si rivelò la migliore (e adesso sta a voi scoprire quale sia - perché io non sono una donna competitiva!!) e che da allora ho trovato un nuovo lavoro. Un lavoro magnifico direi, che mi mette in competizione con altri traduttori - ma questo è il minimo e l'ho messo in conto - ma mi solleva dall'imbarazzo di dover confrontare i miei sempre più miseri tentativi letterari con i grandi capolavori della letteratura.
Per tornare al discorso uomini, qui invece col tempo ho imparato a mediare; perché quando ti rendi conto di quello che sei, di quello che sei diventata e ti accorgi di avere nei loro confronti un vantaggio schiacciante, se non hai più rispetto di te stessa, che rispetto potresti mai avere per un tuo subalterno? E allora da quel momento, per potere accettare il fatto che il tuo uomo valga qualcosa, spesso devi imparare a fingere, soprattutto con te stessa, devi dirti che invece quello è un uomo speciale, che sei stata fortunata e che sei tu che ti devi ridimensionare.
E così passano gli anni e tu ti accontenti di quello che capita, traducendo libri magnifici, scrivendo saggi e poesie, sognando la seconda occasione e aspettando un amore decente.