Calamita col ciuffo

(Luca Nistler)

 

Una calamita nasce rosa oppure azzurra. Due colori interagiscono tra loro attraverso fenomeni noti come attrazione e/o repulsione che avvengono tra poli, anche se è credenza popolare che tale fenomeno sia determinato dal colore delle calamite. Capita che all’interno dei campi magnetici nascano meticolose rose invisibili. Queste sfioriscono quando le calamite si smagnetizzano o quando cambiano punto di vista. I poli non guardano il colore della calamita, forse guardano il suo sedere, il sedere è universalmente riconosciuto come bello..ma allora perché sono pitturate le calamite?

La comunità dei magneti un giorno decise che il grigio era un colore insipido, senza carattere, e stabilì che ogni calamita doveva essere tinta di un colore ben definito: rosa o azzurro. All’inizio era stato fatto per differenziarsi l’uno con l’altro, come fossero cognomi; nessuno prendeva sul serio quei buffi colori, molte calamite pensavano addirittura fosse una festa di carnevale. Poi uno dei due colori divenne l’unica, incontrovertibile identità possibile sin dalla nascita. Similmente al battesimo, era una decisione che veniva presa senza il consenso della calamitina. I due colori carnevaleschi divennero così un’istituzione, uno strumento di controllo secondo alcuni; la calamita meno mite la definì addirittura un’invasione dell’intimo campo magnetico della singola calamita.
Questa istituzione privata venne denominata vestito.

Ma la biologia magneticolare sfugge misteriosamente a questa logica. Se si costringe una calamita di un determinato colore ad avvicinarsi a una calamita di uno dei due altri colori senza tenere conto dei poli, può verificarsi una dolorosa e costretta attrazione, quello che il mondo degli umani chiamerebbe “unione civile combinata”. In questo caso calamita muterà in calamità, una calamita col ciuffo. Il dizionario Calamitarelli definisce “calamità” come “sventura o disgrazia che colpisce molte calamite.