AL RISVEGLIO … LE LUCI DEL PORTO         

(Fabiano Braccini)                                   

 

In cabina, seduto sul letto, la schiena appoggiata al guanciale, m’incanto a guardare il riflesso della luna che -bassa all’orizzonte- mi illumina il viso attraverso l’oblò. E mi segue, mi segue costante:  par quasi che si sia affezionata a me e non voglia lasciarmi solo nemmeno un momento. Man mano che la nave procede io pure mi sento attratto da lei al punto di sperare davvero che continui a corteggiarmi col suo sorriso, fino alla soglia del sonno.

 

E’ calmo il mare e la suggestione di quella striscia argentea che separa due lembi neri della notte, mi trasporta in mondi di fiaba, trasforma una semplice vacanza nella ricerca dell’Isola che non c’è,  nell’inseguimento della sinuosa Sirenetta,  nella scoperta delle spiagge deserte di Crosuè  … mentre proprio qui, sotto lo scafo,  si avverte la presenza del  Capitano Nemo che col suo Nautilus  sta scendendo giù, negli abissi più profondi.

 

E la bianca sfera di Selene mi osserva ancora compiacente, come se desiderasse ispirarmi pensieri poetici o delicati canti d’amore. Infatti -poco a poco- mi sovvengono alcune sublimi parole e rime dedicate alla silenziosa regina dell’oscurità:

 

“…Che fai tu luna in ciel, dimmi, che fai…”

“…Le silence intime de la lune…”

 “…Le stelle lontane e anche la luna, mi orienteranno…”

“ …La luna hace girar su rodaje de sueno…”

“…Luna di stelle lucenti circondata…”

 

Già !  La luna, il mare, la ninnananna del lento e cadenzato rollare … Come sedotto da questo incantesimo, vengo pervaso da un languido sopore che  -senza accorgermene- piano piano mi vince ………………………..

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........................ Non so quanto ho dormito:  forse sono parecchie ore da quando la magia della stupenda nottata si è fatta sogno.

 

Ora i motori della barca hanno ridotto di tanto la spinta e coi primi chiarori del giorno è scomparsa anche la mia fedele compagna di viaggio.

Mi manca già moltissimo la sua presenza discreta e mi pento di averla troppo trascurata.

Là in fondo, dove sostava la mia candida luna, si intravedono ormai soltanto le luci della città che si sveglia, le lampare dei pescatori nella rada e la enorme lanterna sul molo.

 

La crociera è ormai giunta alla fine.

 

Nell’accingermi mestamente allo sbarco ho però l’impressione  (complice e testimone la mia  pallida e silente amica)  di essere stato al centro di un sortilegio strano e rivelatore che mi ha finalmente consentito di comprendere appieno il recondito significato dell’esistenza, che altro non è se non l’effimero tragitto da un porto di partenza  a quello di arrivo durante il quale ci immergiamo con passione in un mare di episodi lieti o prove difficili, vittorie o sconfitte, euforie o frustrazioni, con cui via via riempiamo la nostra valigia di impalpabili emozioni, sembianze di volti amati, immagini di luoghi memorabili, sensazioni, nostalgie, illusioni.

Fino a crearci un preziosissimo bagaglio -di inestimabile valore personale e affettivo- che ci accompagnerà poi per sempre e renderà più lieve, sereno e confortevole l’interminabile percorso tra i misteri dell’eternità.

 

 

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