Solitudine
(Cinzia Baldini)
I colori del tramonto gocciolano pigramente attraverso le tapparelle socchiuse mentre il cd di un vecchio gruppo musicale gira nel lettore riversando le note ovattate di un brano struggente e malinconico nella penombra della stanza. Mi abbandono sul vecchio divano che ormai ha assunto la forma del mio corpo e seguo con svogliato interesse le evoluzioni acrobatiche di una mosca. Essa svolazza instancabile su e giù per la stanza finché annoiata da tutta quell’immobilità che la circonda si posa sulla tenda che sembra ondeggiare al ritmo del mio respiro. La stoffa leggera altalenando si gonfia e ritorna al suo posto secondo lo spirare di un impercettibile alito di brezza. La città, al di là delle imposte, si è svuotata per le ferie estive. Il cd con un piccolo clic termina la sua corsa e così mi ritrovo ad ascoltare con una sorta di estatica apprensione il silenzio che rimbomba dalle strade semivuote. Nella quiete surreale di un interminabile pomeriggio domenicale con le membra intorpidite da una volontà anestetizzata, mi dibatto per evitare di incespicare in un’inestricabile matassa di pensieri aggrovigliati nella mente e di cui non voglio assolutamente trovare il bandolo. In quel galleggiamento artificiale, mi sembra di percepire una presenza. I sensi allertati sono colpiti da un piccolo fruscio e l’impressione diventa certezza. «Ciao» le dico, «non ti aspettavo». Ostentando un tono di falsa condiscendenza, aggiungo: «dimenticavo di averti dato le chiavi e poi… tu non hai bisogno di chiedere il permesso per entrare. La tua assenza questa volta è stata più lunga del solito, ma non ho sentito la tua mancanza e come puoi vedere sono ancora qui a sopravvivere a me stesso. Taci! Non dire nulla. Non sono ancora pronto ad ascoltare il suono della tua voce. Essa inevitabilmente, scioglierebbe i ricordi che sono già qui, pronti nella mia testa e non attendono che un tuo segnale per sommergermi e trascinarmi nel loro mondo apparente… Ma, forse, è gia troppo tardi! Li sento avanzare come antica marea. Invadere allettanti la mia mente e frastagliarsi in mille sensazioni pulsanti ed in infinite tonalità di colore. Piccole scintille di braci ardenti».
“La lunga striscia bianca e polverosa di una strada di campagna. Il suo seno acerbo che si solleva al respiro affannato della corsa mentre i lunghi capelli biondi si confondono nell’oro delle messi mature. Ritrovo nelle morbide ciglia appena dischiuse, due lagune incantate che increspate dal vento vorticoso della gioventù lambiscono i contorni del mio cuore. Rivedo le delicate impronte della sua femminilità lasciate sulla spiaggia della mia anima. Risento il contatto della sua pelle di seta che come una preziosa essenza odorosa si espande, avvolgendomi le membra ed annebbiandomi la mente, mentre tutto diventa desiderio.
Piccole gocce di sudore scivolano risplendendo sul suo corpo come bagliori di stelle cadenti ed albe su orizzonti infiniti accompagnano i nostri passi mentre ci affacciamo alla finestra della vita.
Non è servito a nulla rimanere mano nella mano. Il suo volto radioso è sbiadito, allontanato dalla corsa veloce del tempo. Il suo sorriso argentino è svanito, dissolto in un suono di prezioso e delicato cristallo. Non c’è più spazio per una fugace carezza, non c’è più tempo per la nascita di un sentimento, non ci sono più labbra per un bacio rubato…”
Ma ora che inesorabile ed a passi felpati sei giunta alle mie spalle attendo impaziente di sentire le tue mani posarsi su di me e lentamente con gli occhi negli occhi avvolgere la tua tela intorno al mio cuore. Sei il rimpianto del passato, di un tempo lontano, di una vita diversa, di un sogno mai vissuto. Non ti ho cercata, ma ora che sei qui non intendo rinunciare a te, alla tua presenza discreta e importante.
Tu, la solitudine, come un’amante generosa mi regali te stessa. Catturandomi nella malia del tuo seducente abbraccio mi offri la carezza delle mie antiche illusioni, il ricordo dei miei sogni, la dolcezza di sopiti sentimenti. Gemiti silenziosi erompono dal mio petto mentre lacrime di malinconico rimpianto affondano lentamente tra le volute dell’anima.