Anima persa
(Daniele Bausi)
Se non sprofondassi con gli occhi
nell’ala vergine della tua purezza
sarebbe come stare nel limbo
ed aspettarti inutilmente.
Soffia il vento forte dei tuoi anni
e le maree sono scosse da brividi
che nel tempo si sono mescolati allo scorrere del sangue.
Il colore non è più lo stesso
come acqua di palude e le rane ci saltano dentro.
Com’è il fuoco della passione che non hai provato?
Ritorna a volare dentro i miei occhi,
angelo del cuore
tu che hai scoperchiato e sovvertito
i giochi della mia anima e del pensiero.
Il deserto arido delle mie mani
tornerà a fiorire
e sete non patirò più.
I miei piedi troveranno di nuovo
sentieri velati di sesso
e nel peccato si sporcheranno.
Tu me lo hai insegnato
e nella tua mano ho perso la mia verginità.
Tu che mi hai abbagliato
con i fari degli occhi
e riposto nel bagaglio del senso
mi hai condotto al di fuori di me.
La luce fioca dell’oscurità mi ha rapito
e tenuto con se legati
anima e polsi
al fuoco vivo dell’ardire.
Calpestami, trasforma le ossa in polvere
e cospargi il tuo cammino di dolore
e solitudine
perché i tuoi anni appassiti
non ti renderanno lo splendore perso
di ciò che mi hai rubato.
Sottratto dall’innocenza leggermente vissuta,
di un immagine o del sentito dire,
io che mi vergognavo e mi sono ritrovato ladro
steso sotto i tuoi spasmi.
Adesso sono io che pago
che consumo la carezza in un momento
sovvertendo le regole del gioco
al quale mi hai battezzato
consumando in marcia languide carezze
come a riempire un bicchiere vuoto che non si colmerà mai.
Non sono più l’angelo candido
le piume strappate e lasciate sull’asfalto
hanno il peso della vita che ho vissuto
e adesso tu
non mi degni più neanche di uno sguardo.