(Saul Ferrara)
Erano due settimane che girava casa per casa in quella zona della città, ed aveva suonato a tutti i campanelli, per l’esattezza a tutti tranne uno, sfoderando il suo smagliante sorriso da venditore di aspirapolveri. Biagio era nato in una di quelle famiglie dalle modeste condizioni economiche che prima dell’avvento dell’ipocrita linguaggio politicamente corretto sarebbe stata definita una famiglia di pezzenti o, nel migliore dei casi, di poveri, e non era mai riuscito a superare la soggezione che gli suscitava il lusso. Di certo il training aziendale non era servito a migliorare quella sua debolezza e quando andava in un nuovo quartiere in caccia di acquirenti iniziava il suo giro dalle abitazioni più umili, lasciando per ultime quelle dei benestanti. Ma la casa che adesso si trovava davanti non rientrava nella suddetta categoria, ma in quella di “ricchi sfondanti” e l’ansia si faceva sentire con i suoi sudori freddi e tutti gli altri sintomi. L’aveva notata il primo giorno che era arrivato nel quartiere e non avrebbe potuto essere diversamente, visto che era una villa hollywoodiana in miniatura, e si era subito detto che non avrebbe mai provato a varcarne il bel cancello fiabesco. Alla fine, però, aveva cambiato idea ed ora, come un sub prima di una lunga e pericolosa immersione, si stava preparando ad immagazzinare nei polmoni più aria possibile. “Ad aprirmi verrà di sicuro una cameriera di colore con il grembiule bianco inamidato” pensò Biagio, mentre con ampi passi da militare in parata si dirigeva verso il cancello. Suonò due volte in rapida successione, con l’intenzione di annunciare la sua visita come cordiale ma al contempo importante. Il citofono però rimase muto. Biagio stava riflettendo se era il caso di suonare un’altra volta o desistere quando con uno scatto metallico il cancello si aprì. L’uomo, confuso, prima di entrare si guardò intorno, notando delle piccole telecamere a circuito chiuso. “Spiegato tutto, mi hanno visto e sanno perché sono qui. Meglio così, mi risparmio le solite presentazioni.” disse a se stesso Biagio, impettito nel suo abito comprato con i saldi ai grandi magazzini, mentre riprendeva la sua marcia da soldato in guerra per contrastare l’invasione degli acari. Aveva attraversato rapidamente il viale che conduceva all’ingresso. Appena raggiunta la bella porta in noce, proprio quando si stava per preparare a bussare, questa dopo un secco tac si spalancò di colpo. Biagio, intimorito da quella tecnologica accoglienza, entrò lentamente rinunciando al suo baldanzoso passo marziale. Ad aspettarlo, seduta su di un enorme divano bianco, c’era una donna vestita con un elegante taieller. La donna posò sopra un cuscino del divano il telecomando, che sicuramente aveva utilizzato per aprire il cancello e la porta, e con un cenno del capo invitò Biagio a sedersi sulla poltrona posta davanti a lei.
<< Camilla mi aveva detto che sareste venuto il prima possibile, ma sinceramente non vi aspettavo così presto.>> disse la donna con il tipico accento delle gran signore abituate ad avere attorno solo sottoposti.
<< Camilla?!>> chiese stupito Biagio
<< Si Camilla, forse lei la conosce come la signora Dei Popoli Scalzini? È stata una sua cliente, ma… non vi ha detto lei di venire da me?>> domandò la donna, fissando uno spazio oltre Biagio, come se questo fosse trasparente.
<< Ma si certo, solo che come avete detto voi io la conosco come la signora…signora…>> Biagio cercava di ricordare quel buffo cognome, anche se in verità era certo di non conoscere quella signora, ma ritenendo quell’equivoco una buona occasione offerta dalla fortuna, da sfruttare fino in fondo.
<< Dei Popoli Scalzini.>> scandì la donna
<< Esatto.>> disse Biagio tentando di assumere una postura rilassata senza però riuscirci. La poltrona dove stava seduto sembrava essere dotato di vita propria e invece di accogliere il suo pesante corpo cercava di respingerlo, come se avesse riconosciuto in lui un truffatore da sbattere fuori di casa. Seguì un silenzio imbarazzante e l’astuto venditore, mentre combatteva ancora con la poltrona, comprese che ora era arrivato il suo turno di parlare.
<< Signora, avete davvero una bellissima casa, ma in questo divano, nelle poltrone e in tutti quei tappeti persiani chissà quanti acari si annidano. Mi creda, glielo dico per esperienza, in quei posti lì ora si stanno nascondendo eserciti, ma che dico eserciti, di più, intere popolazioni di acari. Casa sua è “acaroland!”>>. Di solito quel discorso sugli acari aveva un certo effetto sulle casalinghe attempate ma quella signora non rientrava nella categoria e sbarrando gli occhi, come se avesse sentito bestemmiare in chiesa, si mise ad urlare.
<< Ma cosa gliene importa a lei degli acari! Io l’ho fatta chiamare per seguire mio marito!>> poi indicando una busta poggiata sul tavolino di cristallo aggiunse:
<< Lì dentro ci sono mille euro in contanti di anticipo, la foto di quel mascalzone di mio marito e l’indirizzo dei suoi studi, con tutti gli orari. La sua macchina non avrà difficoltà a riconoscerla, ha una jaguar verde college, è l’unico ad averla in città. Si metta subito a lavoro.>>.
Biagio finalmente realizzò che l’equivoco era maggiore di quanto non si fosse aspettato in un primo momento. Quella signora dal volto raggrinzito come una prugna secca lo aveva scambiato per un investigatore privato. Nonostante ciò voleva continuare ad assecondarla, per gente ricca come quella mille euro erano caramelle mentre per Biagio quella cifra rappresentava un mese di lavoro. Sapeva bene che quell’ azione equivaleva ad un furto ma tra pochi giorni sarebbe stato San Valentino e lui avrebbe voluto comprare un bell’ anello alla moglie. Rossella, così si chiamava, da quando si erano sposati non gli aveva mai chiesto un regalo e si accontentava dei gioielli falsi che comprava al mercatino delle pulci .
<< Va bene signora, mi metto subito a lavoro.>> disse Biagio alzandosi di scatto, dopo aver fatto sparire la busta dentro la tasca interna della giacca.
<< Lei deve scoprire chi è la nuova donnina di mio marito e dove si incontrano, al resto ci penserò io. Questa volta vado personalmente a prendere per i capelli quel porco schifoso e la sua amante.>> disse con gelida determinazione la signora.
Biagio, appena uscito dalla casa hollywoodiana, salì in macchina, e visto che quel giorno aveva già guadagnato abbastanza decise di tornare a casa per fare una sorpresa a Rossella. L’avrebbe portata a pranzo in un bel ristorantino, perché da quando si erano sposati non erano più andati a mangiare fuori neanche una pizza. Pensando alla moglie Biagio si senti bruciare di desiderio e d’orgoglio, non era ricco ma poteva considerarsi più fortunato del marito mascalzone della signora “faccia di prugna”, quel porco una donna come Rosella se la poteva solo sognare. Quel giorno magico non solo era riuscito a guadagnare mille euro in dieci minuti, senza far nulla se non impersonare la parte di un investigatore privato, ma aveva anche chiuso in positivo con il suo interiore conflitto di classe, stabilendo che i ricchi non potevano avere la sua fortuna in amore. Rossella adorava le rose e prima di arrivare a casa si fermò da un fioraio per comprare un mazzo di rose rosse. A pochi marciapiedi da casa decise di fare una piccola variazione di percorso, non volendo che la moglie potesse vederlo arrivare dal balcone, e pensò di posteggiare dietro lo stabile, entrando dall’ingresso secondario che non veniva mai utilizzato dai condomini se non in caso di emergenza. Dopo aver posteggiato, Biagio scese baldanzoso dall’auto e stringendo felice il bel mazzo di fiori si incamminò verso la porta ma qualcosa aveva attirato la sua attenzione tanto da arrestare il suo passo e l’entusiasmo che gli stava circolando in corpo. In un altro giorno non ci avrebbe fatto caso ma quello non era un giorno come gli altri e una jaguar verde college parcheggiata vicino ai bidoni dell’immondizia, in un umile cortile di una umilissima cooperativa popolare, strideva più di un gessetto spezzato sulla lavagna. Quell’auto non prometteva niente di buono e Biagio, messa da parte la gioia, iniziò a salire le scale con un peso sul cuore. Arrivato davanti alla porta di casa invece di aprire si mise ad origliare. Dall’interno del suo appartamento provenivano voci e risate carica di allegria. Non riuscì a sentire distintamente cosa si stessero dicendo ma sua moglie non era da sola e a fargli compagnia era un uomo. Poi sentì il rumore dei passi avvicinarsi alla porta, il misterioso ospite di sua moglie se ne stava andando. Per non farsi sorprendere a spiare salì velocemente le scale, e una volta giunto al piano di sopra si sporse dal corrimano, quel tanto che gli consentisse di vedere, senza esser visto, chi usciva da casa sua. Tutto si svolse in pochi secondi, ma per Biagio quella brevissima frazione di tempo fu la più triste della sua vita. Dalla porta uscì un uomo sulla sessantina, con la faccia grassa e cadente come un bulldog.
<< Tesoro, ci vediamo venerdì alle undici.>> disse l’uomo dalla faccia da cane, rivolto alla porta aperta. Biagio dalla posizione in cui si trovava non riusciva a vedere la persona all’interno dell’appartamento, e per un momento coltivò l’illusione di aver sbagliato piano e che quella non fosse casa sua, ma ogni altra possibile spiegazione morì sul nascere quando sentì distintamente la voce di Rossella rispondere all’uomo.
<< Si amore, ti aspetterò con ansia. Baci. >>.
Le gambe di Biagio si piegarono come se all’improvviso sulle sue spalle fosse caduta una zavorra pesantissima. Seduto su un gradino cercò di riprendersi da quel durissimo colpo, poi estrasse dalla busta la foto del marito fedigrafo della signora “faccia di prugna”, e non ci fu più alcun dubbio: era lui l’uomo misterioso uscito da casa sua.
Quando dopo solo un’ora dal loro incontro, la signora dal monitor rivide alla sua porta l’investigatore privato, non poteva mai immaginare che il caso affidatogli era già stato risolto.
<< Ditemi?>> chiese la donna in piedi davanti alla porta e visibilmente infastidita da quella visita.
<< Tenete, ho scritto tutto: il nome dell’amante di suo marito, dove abita e il suo numero di cellulare. Si incontreranno a casa di lei venerdì alle undici.>> disse Biagio porgendole un foglio di carta.
<< Ma…come avete fatto?…Aspettate, vi faccio un assegno!>> la signora era stupita.
<< No! Non dovete darmi niente, anzi, riprendetevi anche l’anticipo. Non mi servono… >> la fermò Biagio. La signora non riusciva a capire perché l’investigatore non voleva essere pagato, in tutta la sua vita non le era mai successo che qualcuno rifiutasse dei soldi. Quella donna aveva costruito la sua forza e sicurezza su tutto il denaro di cui disponeva, e ottenere qualcosa senza utilizzarlo non rientrava assolutamente nella sua mentalità.
<< Scusatemi, ma perché rinunciate al vostro onorario?>> chiese incredula.
<< Come onorario mi è bastato conoscere l’amara verità.>> rispose Biagio, e senza darle il tempo di porre altre domande si allontanò a testa bassa.