Aldilà così, così

(Giuseppe Costantino Budetta)

 

   Attenzione, attenzione! Qui inizia il racconto della mia visione veritiera e non menzognera. Ho trascritto il tutto in questo testo da me speditovi dall’aldilà via e-mail. Ho usato il presente indicativo atemporale. Sentite e prestate fede.

 

I Sant.mi Apostoli Pietro e Paolo sono i guardiani alle sacre porte - meglio definirle cancelli - del paradiso terrestre. Mansioni altissime emanate come pare, direttamente dall'Onnipotente di cui vanno fieri impennandosi tra le anime elette di ogni ordine e grado.

I due Sant.mi guardiani sono seduti su ampie panche e lì rimangono a svolgere il lavoro dalla mattina al tramonto. Entrambi stanno dietro un tavolino ai lati dei cancelli da cui si accede nei beati lembi delle paradisiache terre. Su ogni panca è adagiato un monitor che sembrerebbe un sofisticatissimo computer cui affluiscono, a richiesta fin nei minimi particolari, tutti i dati delle anime impetranti il paradiso.

Dell'anima dolente, passata (si fa per dire) a miglior vita, i guardiani scrupolosi esaminano i terreni dati ricavandone il totale. Se le azioni buone superano le cattiverie, se le azioni buone sono anche encomiabili, la predetta anima dolente e postulante può accedere in paradiso. In questo caso non sarà più dolente, ma beata. Se non merita l'accesso, sarà dirottata in purgatorio o, contro voglia, condannata all'eterna dannazione. A dire il vero le anime il cui pronostico è talmente infausto da meritare l'inferno senza ombra di dubbio, non ci stanno. Nessuno vuole di spontanea volontà, entrare nel buco profondo pieno di fuoco. I due Sant.mi non ricordano una sola anima dannata che volontariamente sia discesa nel baratro avvampato. Ci pensano le schiere degli angeli celesti che abitano le zone centrali del paradiso. Queste angeliche schiere consegnano il dannato riottoso nelle braccia di un diavolo di guardia che se lo tira giù. Se l'anima dannata non ne vuole sapere di farsi acchiappare, gli angeli celesti, armati di bastoni nerboruti, di verghe e frustini, con strilla celestiali, cacciano la malcapitata anima nel luogo propizio per la giusta espiazione delle colpe gravi: le infernali bolgie. Il muro di cinta del paradiso terrestre è di fianco ai due cancelli. Voi pensereste a chissà che mastodontica muraglia, e invece è un muretto alto quasi un metro e mezzo, valicabile da un'anima di media altezza in un senso e nell’altro. Ricorda a dire il vero, quei muretti di ca1cinacci e mattoni rossi, qua e là mezzo diroccati che contornano vecchi casolari di campagna.

   La mia impressione fu che le anime beate si guardassero bene dal valicare il muretto di recinzione per andarsene via. Al contrario le condannate al purgatorio e le dannate all'inferno, un pensierino lo facessero coi loro occhi arguti. Le schiere degli angeli celesti posti a guardia impediscono ogni rimescolamento tra buoni, meno buoni e cattivi.

Seppi che alcune anime condannate all'inferno e altre al purgatorio, pensando d'ingannare i vecchi guardiani, avevano in passato cercato di scavalcare dall' esterno il fatidico muretto per introdursi da clandestini nelle paradisiache terre. Prontamente furono all’ertati gli angeli celesti di pronto intervento, avvertiti non si sa da chi e in che modo e le anime che tanto avevano osato, ebbero inflitte il doppio delle pene dopo essere state riacciuffate.

Una stradina illuminata a giorno dalla celestiale luce, arriva fino ai bordi del cancelletto, proveniente lunghissima dai nebbiosi dossi degli estremi lembi dell'Oltretomba. La lunga polverosa, pianeggiante stradina rappresenta l'atrio dell'Oltretomba dove le folle dei trapassati ingiudicati, aspettano in fila l'inesorabile giudizio. Oltre la lunghissima stradina, là dove in realtà prende inizio, c'è -  così so - l'ampio vuoto del cielo nero che come invisibile marea, delimita torno torno, la parte iniziale dell'aldilà. La parte finale di queste inaudite terre, invece non si conosce e si pensa che siano illimitate.

Davanti al cancello sorvegliato dai due vecchissimi Sant.mi apostoli, la stradina si triforca. La via centrale si prolunga - al di là del cancello - all'interno del paradiso. Le laterali costeggiano il muretto di cinta e portano dopo lunghissimo tratto, una alla forra ardente dell'inferno e l'altra opposta, alla conica montagna del purgatorio. L'inferno è alla sinistra del paradiso terrestre, fuori dalle sue mura, com'è logico. Vi s'accede attraverso un buco ampio diversi metri. Questo buco affumicato si prolunga sotto terra per chilometri e chilometri. L'intero antro man mano che sprofonda, s'allarga a dismisura pieno di vampe, di urla dei dannati percossi e torturati dagli angeli ribelli col nome di diavoli.

Il purgatorio ha forma di un altissimo monte, ma un po' strano. La sua base è immersa in fitte nebbie e venti gelidi vi soffiano di continuo. Lo stradino che conduce al purgatorio s'addentra in quelle nebbie e sale avvitandosi pei declivi. L'apice è illuminato dalla celestiale luce e non vi fa freddo. Raggiunto l'apice e la luce, lo stradino ritorna indietro, s'immerge di nuovo in fitta nebbia e prosegue per chilometri tra anfratti, in direzione del cancello del paradiso. Le anime condannate al purgatorio devono per intero compiere il percorso sull'ostica montagna. Per alcune arrampicata e ridiscesa hanno durata di secoli e millenni, per altre che devono scontare più lievi pene, il percorso è stranamente più breve e meno ostico. Seppi poi che questo è solo apparenza: il percorso è sempre lo stesso. E’il tempo che per alcune anime si dilata e per altre si restringe secondo l'imperscrutabile volere di chi governa.

 

   S'avvicina il tramonto. La celestiale luce si va planando benigna dietro dossi. Santo Pietro e Santo Paolo aspettano pazienti che scompaia l'aurea luce per andare a riposare. Si vede avvicinarsi una piccola schiera di ragazzi. Sono per l'esattezza tre ragazzi sui diciotto anni e tre ragazze della stessa età. Esclama Pietro:       

"Sono le anime di quei ragazzi morti sul colpo giorni fa in incidente d'auto mentre ritornavano dalla discoteca. Proprio adesso dovevano arrivare. Potevano prolungare il coma. Ma sia fatta la volontà di Dio. Comunque io tra poco vado via e se quelli vogliono sapere dove andare, non hanno che da attendere il domani."

"Aspettiamo un altro poco - fa Paolo paziente - se torniamo troppo presto a casa saremo sgridati dagli angeli di guardia che finiranno col proporre di toglierci questa nobile, ambita mansione di guardiani ed agenti di smistamento anime. Pietro porta pazienza."

"Guarda quello - aggiunge Pietro che dilata le pupille per vederci meglio - sembra proprio uno spiritato. Sicuramente si drogava. E come vestono. Che vergogna! Le ragazze hanno tutte le cosce fuori. Mala tempora! Che ci vengono a fare qui da noi. Dovrebbero saperlo che meritano l'inferno, che per loro non ci sono santi. Ci vorrà un  bel po' per ricercare i dati sulla loro terrena vita."

   I sei malcapitati - passati a miglior vita - timorosi atque ossequiosi s'avvicinano alle panche dei vetusti guardiani. A loro burbero si rivolge l'apostolo delle genti Pietro: "Che volete?"  .

Uno di loro, timidamente - precisamente è un ragazzo al massimo sui venti anni - risponde:

"Veramente siamo qui perché vorremmo entrare in paradiso."

Ridendo risponde Santo Pietro:

"Ma vi sentite bene? Qui in paradiso ormai accogliamo solo i santi e chi è vissuto senza ombra di peccato. Ringraziate l'Eccelso se vi dico che vi meritate tutto al più il purgatorio."

Questo dicendo, l'apostolo Pietro li indirizza per lo stradino di destra diretto al purgatorio. Esclama una delle ragazze: "E chi. se la vuole fare tutta quella salita."  .

"Ma contateci almeno i nostri peccati, ammesso che ne abbiamo fatti. E’ nei nostri diritti."

"Qui non ci sono diritti - risponde Paolo - qui c'è solo la volontà di Dio che eseguiamo alla lettera."

Rincara la dose Pietro: "Osereste mettere in dubbio quanto affermiamo?"

"No! Assolutamente." Risponde ossequioso un altro del gruppetto.

"E allora non rompete. Perché se solo osate dubitare di quanto vi dico, chiamo i diavoli e vi sbatto all'inferno. Va bene?"

Dichiara perentorio Santo Pietro. Paolo mosso da pietà e da una punta di scrupolo mista al timore reverenziale nei riguardi degli angeli guardiani, dice:

   "Esegui gli ordini degli angeli celesti, suvvia, Pietro, guarda al monitor del computer. Controlla se hanno commesso molti peccati oppure se sono puri come asseriscono."

L'apostolo Pietro teme più di Paolo l'ira dei guardiani. Si siede dietro lo schermo del computer e digita dati immagazzinati dalla Provvidenza secondo l'ultimo programma WEB dell'aldilà. Dopo un attimo di silenzio e di apprensione, perentorio Pietro, dice:

"Ragazzi ringraziate il Padre Eterno se andate al purgatorio. Badate che dovete farvi tutta la montagna a piedi per un periodo di tre secoli. I vostri peccatucci sono tanti che vi appesantiranno l'andare come invisibili sacchi sulle spalle."

   "Tre secoli! Mamma mia!" Esclamano in coro i giovani (e le giovani) esterrefatti.

   "E siete fortunati. - Risponde Santo Pietro - Solo la vostra giovane età vi ha salvato dalla dannazione eterna. Si è tenuto conto che non abbiate avuto il tempo di redimervi. Paolo, guarda qua quanti peccati hanno accumulato in venti anni circa di vita."

   Paolo si avvicina al monitor e legge ad alta voce in modo che quelli ascoltino: "Droga, sesso a volontà... (fa con la mano come per picchiare) rapporti promiscui, disobbedienza ai genitori, scarso rendimento nello studio..."       

"Ma perché, protesta uno, perché se non studiavamo abbastanza, a voi qui che ve ne fotte?"

Paolo dice:

"Sulla Terra lo scarso rendimento nello studio è punibile in altri sensi, ma qui è un peccato. Capito? Foste viziati ed aborrivate lo studio.  Qui se non lo avete ancora recepito, siamo nell'aldilà. Qui non esistono leggi, ma la ferrea volontà del Signore estrinsecata dal programma del nostro computer."

Grida trionfante Santo Pietro: ”E allora volete muovervi ad andarvi a farvi fottere al purgatorio?"

Il gruppetto di anime giovani e novelle è interdetto, non sa cosa fare, né cosa dire. Con lo sguardo Paolo fa intendere di obbedire prima di provocare l'ira di  Pietro subendo le conseguenze di una condanna più grave. Ad uno di loro lo sguardo e il cenno muto di Santo Pietro ricorda quello di un appuntato della stradale che dopo aver firmato il verbale di una contravvenzione fa intendere che è meglio non discutere e pagare subito l'infrazione. Il gruppetto, a dire la verità non molto convinto, prende in silenzio la salita del purgatorio.

   "Aspettate! Aspettate! Fiiiii! Fischia forte un impertinente trapassato, poco distanziato dal gruppetto testé giudicato.

"A domani."

Grida Pietro che ha perso la pazienza divina. Il trapassato che vuol farsi la salita del purgatorio in compagnia del giovane gruppetto - speranzoso di legare con una di sesso femminile - esclama:

    "No! Se non mi giudicate adesso, sporgerò reclamo ai guardiani."

   Pietro: "Ma guarda sto stronzo! Fa quello che ti pare e non rompere."

   "Ma che modi. Se non mi giudicate adesso vado diritto da Satana, di mia spontanea volontà in segno di protesta."

   Pietro, rassegnato: "Accade sempre così, ogni sera. Puntualmente. Gli stronzi non finiscono mai. Va bene, dì il tuo nome e cognome. Fa presto, altrimenti ti ci spedisco io al diavolo con un calcio."

"Mi chiamo Paolo Arese. E voi, voi del gruppo, aspettatemi che tra poco ci faremo la salita insieme."

Pietro riaccende il computer: "Ah, sei Paolo Arese, morto la mattina del 3/5/1997?"

"Sì io di persona."

Pietro: "Piacere. Ah! Lei, caro signore - Pietro dà il LEI il quelli che di solito meritano l'inferno - lei, caro signore, ogni volta che tornava a casa e non trovava la moglie, bestemmiava come un cane con una media di undici volte. E siccome ciò accadeva dieci - undici volte al mese, risulta che lei ha accumulato in un anno oltre mille bestemmie solo perché non trovava in casa la moglie. Senza contare le bestemmie sul posto di lavoro, durante la cena e durante il gioco. Lei, caro signore, solo contro di me ha bestemmiato, nel corso della sua lunga vita, ben seimila cinquecento tre volte. Per non contare quelle contro il collega Paolo fermo a seimila settanta tre."

"Va bene ogni tanto bestemmiavo, ma spesso non per colpa mia."

"Ma che dice! Lei è stato uno dei più grandi e accaniti bestemmiatori, oltre ad essere stato fatto becco da sua moglie."

"Ma perché, l'essere cornuti è qui un aggravante?"

"Certo, certo. Articolo 111 del codice di procedura penale ultraterrena". Afferma tosto Pietro levando alto il medio come a volte gli avvocati in Terra. Pietro continua la requisitoria:

"Secondo l'articolo 111, comma 4: chi è fatto becco dalla propria moglie, merita le aggravanti generiche perché coniuge poco accorto che ha contribuito, volente o nolente, a mettere in crisi la sacra istituzione del matrimonio. Per questo, non perda tempo: vada all'inferno."

"Cose dell'altro mondo!"

"Appunto!"

Interviene Paolo:

"Pietro e lascialo andare. Diamogli seicento anni di ascesa al purgatorio e non ne parliamo più. Compiamo la nostra azione di clemenza giornaliera."

"Ma Paolo, abbiamo detto che sono state emanate norme restrittive per impedire che troppa gente vada in paradiso. Questo per evitare che la sacra istituzione scadi di qualità. Una volta, ricordi, entrare in paradiso era segno di grande onore, di prestigio e superiorità."

"Vabbè! Ma ti metti a fare discussione con questo tizio? Lascialo andare. Uno in più o uno in meno che cambia? Poi stando alla pena che gli daremmo, entrerebbe in paradiso solo tra sei secoli. Figurati. Inoltre in questo modo evitiamo troppi nemici che ci assillano dall'inferno. Bada che alcuni autorevoli dignitari di questo mondo paradisiaco lo hanno intuito. Sono i liberisti convinti che meno gente va all'inferno e meno contestazione sale contro di noi."

"Va bene. Paolo Arese, vai in purgatorio. La tua ascesa durerà seicento anni."

"Grazie. Sia lodato il Signore."

"Oggi e sempre sia lodato."

Paolo Arese rivolto al gruppetto dei sei giovani che lo precede, grida:

"E voi, Fiiii... .aspettatemi che faremo l'ascesa insieme."

 

I due Sant.mi apostoli stanno per chiudere il cancelletto quando Paolo sul far del tramonto, scorge da lontano una fragile anima che s'avvicina a piccoli passi. E' donna giovane e bella.

"Pietro, non chiudere ancora. C'è un'ultima anima giornaliera da accogliere o respingere."

A Pietro viene la nervatura:

"Oggi non è proprio giornata. Oggi bisogna fare lo straordinario. Santa pazienza!"

"Dai Pietro aspettiamola. Sembra un'anima in pena. Non lasciamola fuori l'intera notte."

"Se merita l'inferno le conviene aspettare."

"Deve essere la monaca il cui arrivo era previsto per stamani. La sua agonia sarà durata più del previsto. Vedi com'è fragile, fa pietà. Poteva avere non più di trent’anni quando è spirata. "

 

Da ragguagli e spiegazioni sulle abitudini dell' aldilà seppi che preti, monache, badesse, vescovi, cardinali, papi, monaci e affini, di religione cattolica, hanno precedenza di giudizio e non devono aspettare il turno nella lunga fila dei trapassati ingiudicati. Si è applicato il principio del "VIA CARD" vigente sulle nostre autostrade.  Pietro muto, facendo intendere d'essere scocciato, si risiede sullo scranno dietro il monitor del cervello elettronico e preme i tasti. In tempo reale appaiono i dati dell'anima solinga e mesta fermatasi implorante davanti a loro. In ginocchio recita in silenzio chissà quale preghiera. Poi dice con flebile voce:   

"Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati..."

Sul monitor Pietro legge in fretta e furia la scheda dell'anima implorante:

"Nome e cognome: Elisabetta Calcaterra.

Nazionalità: italiana (settentrionale).

Data di nascita: 16/9/1973. Decesso: 12/7/1997

Due anni prima del decesso, era diventata suora dell' ordine delle Carmelitane col nome di Maria. La Chiesa ha aperto il processo di beatificazione per miracoli a lei attribuiti in vita."

Paolo che ha letto pure lui i dati sul monitor, dice:

"Beh, che aspetti, Pietro, falla entrare subito in paradiso, per direttissima".

"Porta pazienza, Paolo. Sembra un caso semplice e invece è complicato. Stasera non andremo più a coricarci. Lo dicevo io. Oggi non è giornata!"                                     

"Perché, che c'è di complicato?"

"Leggi qua."

Pietro fa scorrere altri dati sulla vita terrena della giovane genuflessa: orfana di madre (e va bene).

Fu accudita dal padre (e va bene). Però a tredici anni scappò da casa e fece vari lavori, alcuni dei quali non del tutto puliti. A sedici anni fu messa incinta ed abortì (cazzo!). Fu dedita al consumo di droghe leggere."

 Come un verbale redatto da un appuntato dei carabinieri, i dati dettagliati scorrono sul monitor.

"Si drogò dall'età di ventuno anni fino a ventitre. A ventiquattro anni subì una crisi mistica, si chiuse in un convento dell'Italia Centrale e cambiò radicalmente vita. Da allora in poi si dedicò alla preghiera ed al bene...”    

Pietro irresoluto, conclude: "Merita come minimo tre anni di purgatorio. “

"Ma Pietro, abbi pietà. Che sono tre anni. Suvvia, facciamo uno strappo, facciamola entrare. E' anche raccomandata dalle alte sfere del Vaticano."

"Proprio perché raccomandata dalle alte sfere le diamo da scontare solo tre anni di purgatorio. E poi sei sicuro che il processo di beatificazione nei suoi confronti vada bene in porto? Sta a sentire a me: per il momento mandiamola in purgatorio per i tre anni. Se nel frattempo sarà beatificata - un

processo di beatificazione comunque dura molti anni - chiederemo agli angeli celesti Del Controllo  di prelevarla dalle strade del purgatorio e condurla in paradiso."

   Pietro fa segno all'anima orante di alzarsi con sollecitudine e di prendere il sentiero a destra da percorrere per tre anni. Aggiunge la sacra formula: "Secondo la ferma volontà del Signore".

"Sempre sia lodato".

 La donna levatasi da terra, si fa il segno della croce e profferisce con voce sottile:

"Sono respinta dalla vista dei tuoi occhi! In nomine Patris et Filii et Spiriti Sancti."

"Amen. Va' figlia, va'. Recati in purgatorio." Dice a lei Santo Pietro per togliersela dai piedi. La fragile anima s'avvia pudica e sola al purgatorio. Le dice pietoso Paolo:

"Per fare più presto, devi prendere lo stradino più accidentato e in meno di tre anni sarai in cima."

I due apostoli stanchi, chiudono al tergo il cigolante cancello avviandosi a casa. La luce che come magico, invisibile sole, illumina per dodici ore la felice terra, s'affievolisce e s'avvia a scomparire lasciando posto a notturne tenebre. Il mattino seguente, i dolci raggi dello strano sole riappariranno sull’estese lande. In paradiso non c'è inverno, ma una interminabile, profumata primavera.

 

Serrato il cancello, dalla lunghissima fila dei trapassati ingiudicati, s'alzano grida di protesta. Uno grida al vicino, con lo scopo di essere udito da lontano:

"Ma che schifo! Che disservizio. Una fila lunga così non si è mai vista, neanche sulla Terra. E poi, affidare a quei due...a quei due vecchi scimuniti l'applicazione delle Regole divine, lo trovo sconcertante. E se quei due per fretta o per rimbambimento sbagliano nell'applicare o nell'interpretare il volere divino? Chi ci va di mezzo? Noi! E la cosa che più mi urta è che non c'è appello. Io nella vita terrena subii diversi processi e feci sempre appello fino a quando non fui assolto. Qui è tutto diverso. Qui le sentenze sono inappellabili perché c'è, si dice, un giudice unico che non si vede mai."

Il trapassato che gli sta alla destra gli fa:

"Con quello testé proferito, se meritavi il paradiso, ora andrai in purgatorio. Se meritavi il purgatorio, te ne vai all'inferno. Tengo a precisare che dissento dalle tue affermazioni. Amen!"

Risponde l'altro più schifato di prima:

"Non c'è niente da fare! Chi lecchino nasce, tale rimarrà pure nell'aldilà. Cioè nell'aldiqua. Per la precisione intendevo protestare contro questa lunghissima fila che ci tocca fare prima di passare in giudizio. Che colpa c'è?"

"Ma di che ti lamenti?" - Fa il trapassato che gli viene dietro -" Qui il tempo non passa mai. Qui non si muore più. Giorno più, giorno meno di attesa, che vuoi che sia? Di fronte all'eternità da vivere - ammesso che di vita si tratti - che vuoi che sia?"

Nell' esprimere le pacate parole, il trapassato spera di guadagnarsi qualche positiva considerazione quando verrà la sua ora di giudizio. Ognuno s'illude di essere seguito per filo e per segno da un'invisibile Essere che ascolta ogni parola. Invece non è così: valgono solo le azioni ante mortem. Il resto non conta più. Un altro indignato assai, fa il seguente metafisico ragionamento, in verità quasi metafisico e piuttosto fisico:    

"Da piccolo non ho visto altro che i genitori picchiarsi e grandicello, ho assistito a omicidi di camorra alla periferia di Napoli. Sono morto giovane di malattia e di stenti dopo aver rubato e ferito un povero uomo. Quanto ad altre cose da me udite e viste, meglio non parlarne. Sarebbe meglio accusare Colui che giudicherà la mia dannata vita. E' sua la colpa della mia terrena infelicità:'

Immediatamente parla uno a bassa voce:

"Non ascoltatelo: è anima persa! Merita l'inferno, per questo maledice tutti e parla male dell’Eccelso e dei suoi imperscrutabili disegni:"

Uno con più coraggio grida:

"E' una vita che s'aspetta questo evento straordinario. Sappiamo che la vita terrena è transeunte: quella vera è qui. Ora che stiamo qui, questo bestemmia e maledice. Che gente!"

Un altro trionfante dice ad alta voce:

 “Non è già tanto essere consapevoli di essere resuscitati? Ora sappiamo che dopo la morte corporale esiste il mondo eterno. Se esistesse il Nulla, io dico, chi ne gioirebbe?"

"E io? Io che sulla Terra vissi da dannato, e non per colpa mia - risponde tosto il trapassato cui indirettamente sono stati rivolti i rimproveri - lo, così infelice sulla Terra, mi aspettavo un'accoglienza ben diversa qui e invece dopo questa fila estenuante, sarò scaraventato a cuocere sulle braci dell'inferno. Fottuto in vita e fottuto qui!"

"Coraggio - gli grida un altro - non disperare proprio ora. Non è detto che ti meriti l'inferno. Non è detto. E poi che vuoi che sia. Alla fine dei tempi, come Cristo ci ha promesso, tutti i corpi saranno salvi. Tu spera intanto: la nostra anima, superate le tentazioni che costellano il mondo terreno e purificatasi in un modo o nell'altro, raggiunge la pace, la letizia e la perfetta beatitudine."

"Beatitudine del cazzo!"

Dice il trapassato che secondo il pronostico dei vicini merita l'inferno.

Dice sotto voce il vicino: "Zitto. Qui comandano loro. Non è come sulla Terra dove uno può dannarsi l'anima come crede. Qui bisogna filare e guai a sgarrare. Meglio stare zitti ed aspettare il giudizio finale di quei due vecchi che hanno nome Pietro e Paolo.”

 Ammette un altro trapassato indignato:

"lo dovete sapere, all'età di trentasette anni mi ammalai di leucemia. Erano gli anni Cinquanta e vivevo in una città che recava ancora fresche le ferite dei bombardamenti dell'ultima guerra. Nonostante molti si fossero impoveriti per le devastazioni della guerra, prima dei trentasette anni fui ricco e felice tutto sommato. Vivevo con la bella moglie e due figlioletti. Ne tentai di cure per vincere il male! La vita mia ne fu stravolta. Passai di ospedale in ospedale, da una clinica all'altra. Dimagrivo e mi venivano frequenti emorragie. Finché le residue forze me lo permisero, compii diversi pellegrinaggi in terre sante e consacrate. Tutto inutile. Morii con il rimorso ed il rancore di lasciare sulla Terra figli e moglie. Nell'inferno non avrò dolore così grande.

Un solo desiderio mi anima. Non m'importa se per questo sarò sbattuto nell'inferno. Il mio sommo desiderio, dovete sapere o miei presenti, è questo: sputare in faccia con ogni ardore, a quell'uomo di merda di San…- ammesso che fosse santo - di San A. al quale mi raccomandai perché guarissi."

"Non te la prendere. - Risponde uno- Non te la prendere. Le vie del Signore sono infinite."

Aggiunge uno vicino in vena di battute:

"Scusa, ma non potevi raccomandarti presso un altro santo, visto che san A. non rispondeva?"

Gli risponde l'anima indignata:

"Sì, a soreta!"

“Ma che gente qui nell'Oltretomba. Incominciamo bene."

Esclama uno che ha seguito le trapassate, celestiali, fatue esternazioni.

 

"Dai, Pietro, facciamo presto prima che s'abbui tutto."

I due vecchietti affrettano il passo alla meglio avviandosi alla casetta, fatta di un unico vano con due lettini e comodino in mezzo. Lunghe ombre si spandono sui fusti d'erba sotto incupito cielo. Non esiste luna, ma una manciata di lucenti astri, lontanissimi, come da noi le stelle. Da quanto appresi, l'aldilà altro non è che un immenso territorio vagante nello spazio siderale. I suoi limiti a differenza della Terra, sono indefiniti. Quante più anime trapassate vi pervengono tanto più s'espande, come enorme corpo che cresce sempre. Esistono nell'aldilà, estesi continenti disabitati nonostante il continuo afflusso di nuove anime. Per non parlare dello spazio riservato al solo paradiso terrestre che contiene un'infinità di catene montuose, di vasti territori pianeggianti, di laghi, fiumi, mari, oceani e isole formanti sterminati arcipelaghi.

Non distante dal cancello d'entrata, nel paradiso terrestre c’è un lago grande come mare con al centro un' isola tonda su cui sorge un castello con ripide mura e altissime torri edificato non si sa da chi. Quella è la dimora dei Cherubini, dei Serafini, degli Arcangeli e delle schiere dei guardiani angelici. Lì sta pure l'aurea reggia e il celeste trono su cui siede il Capitano.

 

C'è in paradiso un Ente: Ente - Miracoli - Trapassati (MET), costituito da tutti quelli che in vita usufruirono in prima persona di almeno un miracolo di chiara fama. Gli spiriti del M E T godono di privilegi celestiali. Possono trascorrere il loro tempo nei giardini del castello e farsi accudire dalle mani di celesti servitori. Possono bere da boccali di smeraldo un liquido mellifluo che appaga il corpo - si fa per dire - e addolcisce i sensi. Il M E T dipende direttamente dall' Assessorato Miracoli Terreni, il M. A. T .

L'assessore del M A T ha il compito di elaborare di quanto in quanto miracolistici piani regolatori da lanciare sulla Terra come SKUP giornalistici o pubblicità occulta. Mi spiego. Per ravvivare la fede sulla Terra, c'è bisogno di tanto in tanto senza esagerare di nuovi, originali miracoli. Il miracolo con marchio M A T l'unico originale e veritiero, deve avere i seguenti requisiti approvati dal Consiglio Celestiale Superiore.

 

A - Essere riconosciuto unanimemente dalla popolazione terrestre come miracolo, senza riserve da parte di scienziati e filosofi.

B - Essere un segno proveniente da un santo o da un trapassato in odore di santità, vedi Padre Pio.

    C - Il miracolato dev'essere di chiara e schietta fede cristiana.                   .

D - Il miracolato dev'essere persona buona e ben accolta.

E - Il miracolo dev'essere evento soprannaturale compiuto solo a fin di bene.

Gli ultimi due attributi: essere il miracolo compiuto a fin di bene e diretto a persone buone sono da considerarsi delle costanti. Invece i due punti (A e B) sono di volta in volta discussi nelle sedi dell' Assessorato e sottoposti a votazione per la definitiva approvazione da parte del Consiglio Celestiale Superiore (C.C.S.) definito CESSO dai condannati all'inferno.

Sul punto C del deliberato in verità si è molto elastici. Alcuni ritengono che il Capitano quand'era sulla Terra profeta predicante, abbia effettuato numerosi miracoli anche a persone non propriamente cristiane ed alcune erano perfino di religione non monoteista. Interrogato in proposito il Capitano sembra che abbia detto di non ricordarsene essendo passati diversi secoli. Il Capitano ha però ferme alcune idee stampate in pergamena dal Poligrafico ultraterreno:

   Dopo l'avvento nella Storia del Cristianesimo è lecito che i miracoli siano rivolti solo ai cristiani. Agli altri ci pensino i capi carismatici di diversa religione. I miracoli di questi falsi profeti - nel cui cuore ci fu comunque la ricerca della verità - non devono avere il riconoscimento dal C.C.S.

Chi è superstizioso non merita niente, né miracoli autentici, né fasulli. Merita l'inferno se non si converte. Per non parlare degli atei.

 

I due vecchietti Paolo e Pietro hanno raggiunto la dimora: accendono il candelabro sul comodino (non c'è la luce elettrica). S'infilano nella rispettiva coperta di raso e si stiracchiano. Devono recitare le lodi al Signore. A bassa voce cominciano a pregare:

“Santo, santo, il Signore Dio Onnipotente, che è, che era e che sarà.

Lodiamolo e sopra esaltiamolo nei secoli.                                                                                   

Sei degno, o Signore Dio nostro, di ricevere lode, gloria e onore e benedizione.

E lodiamolo e sopraesaltiamolo nei secoli.                                                            

Benediciamo il Padre e il Figlio con lo Spirito Santo.

Com'era in principio e ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.”

Recitano il Pater Noster in latino:

Pater noster, qui es in coelis, santificetur nomen tuum, adveniat regnum tuum..."

 

Pietro interrompe Paolo. Ha preso il coraggio di esprimere forti dubbi: nei limiti consentiti in paradiso, altrimenti se uno è tormentato che paradiso è. Pietro furbescamente inizia con ampio preambolo: "Paolo, scusa. Scusa se t'interrompo. Mi preme farti notare una cosa..."

"Cosa?"

"Hai notato un certo lassismo qui in paradiso?"

"Spiegati meglio."

"Per esempio, i tre giorni di festa in onore del nostro Signore che splende di luce perpetua, puro Spirito incarnato sulla Terra per la remissione dei nostri peccati, ...i tre giorni festivi avvengono a scadenze sempre più distanziate nel tempo. Prima, ti ricordi? Avvenivano ogni sei mesi."

"Ricordo bene."

"Allora, quando venimmo qui - passati a miglior vita -  la festa in onore di nostro Signore avveniva alla scadenza del sesto mese. E che festa: fervide preghiere e lodi all'Eterno dalla mattina alla sera. Al terzo giorno, prima del crepuscolo c'era la processione con l'ostentazione per la principale via dell'immagine dorata del Sant.mo Sacramento. La processione era lunghissima, tanta era la folla delle anime. Davanti a tutti il Capitano in pompa magna, coi paramenti del sacro rito, innalzava lodi al celeste Padre. A lui facevano seguito i santi Apostoli - tra i quali noi - con la toga bianca, l'aureo mantello crociato e la mitra sul capo, segno della priorità della Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Seguivano le schiere degli angeli celesti, poi i Santi Padri della Chiesa, i Santi che subirono supplizi, i Santi beatificati per opere di divulgazione e difesa della religione, i tomisti, i papi, i patriarchi, i cardinali, vescovi, arcipreti, preti, diaconi, i frati dei vari ordini, le badesse, le monache questuanti e i teologi di ogni ordine e grado. Questi ultimi camminavano sollevando i sacri volumi del Vecchio Testamento. Tra i monaci ricordo, i più ferventi erano i Cistercensi, i Certosini, i Premonstratensi e i Francescani scalzi. A questi emeriti seguiva la folla delle anime elette che con opere e fede s'erano meritate di sana pianta il paradiso. Le preghiere recitate con tanta foga e fervore da essere udite sulle forre del purgatorio e negli avvampati anfratti dell'inferno. Ti ricordi? Le anime del purgatorio s'arrampicavano sui costoni e sui massi pericolanti dell'altissima montagna per scorgere i lumi e udire le preghiere della sacra folla in processione."

"E allora?"

"Con il passare degli anni, la festa in onore di nostro Signore che toccava il cuore e ravvivava la fede, si affievolì. All'inizio si notò appena la differenza. Poi la cosa apparve più evidente soprattutto in riguardo alla lunghezza della processione ed all'intensità dei canti. Si pensò che alcuni avessero disertato per ragioni ignote oppure ci fossero stati degli esoneri voluti dalle alte Sfere. Per un fatto inspiegabile la processione si accorciava di anno in anno, come fiammella di lanterna quando comincia a mancare l'olio che l'alimenta. La processione si dimezzò e le preghiere profferite erano litanie. I diavoli maledetti non inorridivano più per paura e sconforto. Alcuni, il muso fuori dall'avvampata forra se la ridevano. Con il passare degli anni si è sempre più notata la scandalosa assenza di papi - alcuni dei quali santificati - i teologi non si vedono quasi più, per non parlare dei Padri della Chiesa. Questo anno poi la processione appena si notava. Si è sparsa la voce di filosofi idealisti con teorie materialiste che predicano alle folle attente: "L'avidità è un bene, l'avidità è salute. Siate avidi senza sentirvi in colpa. Siate felici senza dover pensare di essere del tutto puri."

   Paolo esclama: "Ne ho sentito parlare. Parole infernali."

   "La cosa grave è che il Capitano non combatte le nuove eresie."

  Paolo ricorda una cosa: "Hai ragione sulla processione in onore dell'Eccelso. Nell'ultima processione, ma è lecito parlare ancora di processione? Ho contato sì e no una quarantina di presenti. Dietro il Capitano che teneva ben sollevata l'immagine del Santo Sacramento, te ne ricordi? C'eravamo solo noi apostoli claudicanti ed acciaccati. C'erano alcuni angeli celesti tanto per far vedere e una diecina di santi.”

 "E pensare che alcuni s'erano fatti sbranare dalle fiere per la tenacia della fede. C'era a pensarci bene, anche qualche giovane badessa arrivata da poco in paradiso e una diecina (non di più) di anime. Paolo, sai una cosa? La processione è fatta solo per tradizione, per ricordarci che questo è il paradiso, la sede delle elette anime."

"Lo so, Pietro. Lo so. E so dove vuoi arrivare con il discorsetto della scarsa partecipazione popolare alla festa."

Paolo è convinto, suo malgrado, che l'interessante discussione si protrarrà forse fino all'alba. Ma non importa, nell'aldilà la stanchezza si fa sentire solo se uno se la vuole sentire.

"Ed è grave- prosegue Paolo -è grave che il Capitano faccia finta di niente. Non prende drastiche misure per arginare il fenomeno. Non condanna gli assenteisti, non incoraggia i titubanti, non sprona, non chiede spiegazioni agli esperti, non va in giro a chiedere cosa sia successo ai più fedeli adepti. Sembra che non se ne renda conto come se fosse cieco o muto. Lui stesso si è chiuso in un cupo mutismo e lo si vede poco in giro. Sembra depresso. Prima, mi riferisco ai primi anni della sua venuta qui, il Capitano si faceva lunghe passeggiate fermandosi a discorrere allegramente con chiunque lo salutasse. E quanta gente si prostrava ai suoi piedi baciandogli i lembi del saio. Chi lo vede adesso dice che è malato di malinconia. Ma qui è risaputo, il male nei suoi svariati nefasti aspetti non esiste. Neanche la sua ombra esiste. Eppure c'è qualcosa che rende infelice il Capitano."

Dice spazientito Pietro anche per l'ora tardiva:

"Penso di sapere cosa corrode il Capitano. Ma Paolo, tu hai mai visto il nostro Signore Iddio? Esiste per davvero? Se questo è il paradiso, allora dovremmo pur vederlo. Dovremmo essere certi della sua presenza e della sua esistenza. Dovremmo qui vivere felici in eterno, illuminati dal suo infinito spirito e nutriti dal puro amore."

Risponde pensieroso Paolo:

"E' vero ciò che affermi. Le Sacre Scritture  hanno dichiarato che le anime eccelse del paradiso vedrebbero tutti i giorni la gloria del Signore. Pietro, ti ricordi la favola di Amore e Psyche?"

Risponde sbadigliando Pietro:

"Ah, sì, la sposa che osò guardare di notte il compagno e per questo lo perse per sempre."

"Ebbene come la bella Psyche, noi non possiamo vedere Dio."

"Non è così.  Non è così! Ci era stato detto e le Sacre Scritture lo attestano, che avremmo visto Dio dopo la morte corporale. Quante ne abbiano sopportate in vita a causa di quelle promesse! Quante angherie, soprusi, violenze e tragedie abbiamo subito."

"'Ma Pietro, a ben pensarci, noi abbiamo subito e sopportato tutto in vita, non tanto perché presi dal desiderio di vedere Dio dopo la morte, ma perché sicuri di ricevere il giusto premio come ricompensa. Il giusto premio sarebbe stato il paradiso. Ammettiamo di riuscire a vedere Dio. Ebbene? Tu dopo averlo visto ed esserti accertato della sua esistenza, quali altri vantaggi potresti ricevere? La vista o non vista di Dio, quali cambiamenti potrebbe arrecarti? Qui abbiamo vita eterna, beatitudine ed agiatezza e tante altre cosucce."

 Controbatte Pietro: "Ci avevano fatto capire in vita che in Dio, pura intelligenza, puro amore e puro atto, avremmo compreso finalmente il mistero della nostra essenza. In Dio, perfezione eccelsa avremmo raggiunto l'estrema felicità. Invece qui nessuno ha visto Dio."

"Ma ammettiamolo pure, rincara la dose Paolo, qui è una delusione. Spesso ci si scoccia, non si sa cosa fare, dove andare e cos'altro dire. E' una vita piatta. E' come chi non si è mai sposato e d'un tratto si corica con cento vergini le quali prima lo soddisfano, ma alla fine finiscono con l'annoiarlo.

Questa insoddisfazione dipende dal fatto che in vita eravamo abituati all'idea che prima o poi tutto sarebbe finito. Tutto sulla Terra era transeunte. Ricordi? Forse abbiamo sperato e atteso troppo. Abbiamo esagerato nelle aspettative. L'eternità che qui abbiamo non dà mica sempre felicità. Ne vedo in giro di gente annoiata. Manca la tensione verso il sublime e l'inaccessibile. C'è la sensazione che la gente sia consapevole che qui tutto è stato raggiunto e non si può chiedere di più. Occorre accontentarci di quello che c'è.”

“Lo sai Paolo? Penso che Dio, se esiste, non si manifesta a noi perché vuole lasciarci vivere con un minimo di mistero. Se c’è certezza, noi saremo in grado di migliorarci anche in paradiso."

"Dobbiamo fare una sola cosa: dirlo al Capitano."

"Buona idea. Forse il Capitano sa qualcosa e tace.”

   "Ma non lamentiamoci sempre. Sento che il dolce sopore del sonno si sta impadronendo delle mie membra. Buonanotte, Pietro."

   "Ma Paolo, ascolta. Presta attenzione un po' a questo dubbio: se non si vede Dio, allora questa è una parvenza di paradiso. Non è il paradiso." 

"Tre pensieri e quello quattro. Buonanotte, Pietro. Deo gratias. Dormiamo perché è veramente tardi. Lascia in pace i tuoi dubbi e piagnistei. Domani andremo dal Capitano. Buonanotte."

"Buonanotte, Paolo."

 

Come sono belli quei due vecchietti che si acquietano nella notte oscura certi di non morire più.

   In fondo brumosi monti. I declivi poco distanti sono ondulati; i lontani accidentati. Cupi massicci rocciosi nel crepuscolo all’orizzonte privi di qualsiasi vegetazione. A est laghetti circolari e immoti con tinta grigio cenere a riflettere tardivi bagliori.

"Allarmi! Allarmi!"

 

   Grida a squarciagola uno degli angeli di guardia.                                       

"Allarmi!"

"I diavoli fanno irruzione in paradiso!"

Gridano altri guardiani celesti. Per alcuni, messi in allerta tardi, non c'è niente da fare: sopraffatti e trafitti dalle sciabole dei diavoli che hanno scavalcato il muretto di cinta.

"Allarmi i diavoli c'invadono!"

 

“Cavolo!”

   Squillano campane da vetuste torri. S'abbassa il ponte levatoio del castello al centro del lago. Irrompe l'esercito celeste deciso a difendere i sacri limiti. Davanti a tutti il Capitano su un cavallo bianco bardato d'azzurro con pizzi color cremisi. Il Capitano ha mantello bianco con lo stemma del paradiso ricamato in oro e maestoso elmo anche bianco col superbo pennacchio fluente nel vento. Mentre l'esercito prende posizione d'attacco, gruppi di diavoli, vinte le resistenze delle guardie, sciamano per il vasto piano facendo strage di trapassati beati colti in sonno e presi alla sprovvista. Alcuni diavoli avvistato l'esercito celestiale, prendono posizione di difesa formando una lunga fila d'astanti disposta tra il muretto di cinta ed il castello celeste. Altri indiavolati fanti, scorta l'angelica nemica cavalleria, si dispongono a falange nella speranza di reggere l'urto iniziale. E' ovvio che nell'aldilà non esiste la morte così come da noi viventi è concepita. In base a chissà quali leggi chimico-fisiche, chi è trafitto a "morte", giace in uno stato d'incoscienza per un lasso di tempo, durante il quale il trafitto-trapassato è alla mercè del suo assassino. Quando l'ucciso dopo un po' rinviene il suo assassino ha diverse opzioni: lo trafiggerà di nuovo rispedendolo nello stato d'incoscienza che dura circa un paio di giorni. Se l'ucciso è fatto a pezzi, allora le varie parti si ricomporranno dopo due giorni riformando l'intero organismo. L'assassino può anche scocciarsi di ri - uccidere la vittima, allora passati i due giorni d'incoscienza, il trafitto trapassato riprenderà le facoltà mentali battendo in ritirata o pensando alla rivincita. Perché nell'aldilà, in un modo o nell'altro bisogna resuscitare. Però il dolore della trafittura esiste non si sa perché. Per questo ognuno sia dell'inferno, sia del paradiso si batte per evitarlo e causarlo al nemico.     

"Aiuto! Aiutateci!"

Gridano i civili inseguiti dalle frotte indiavolate. C'è fuggi fuggi generale di anime beate terrorizzate. La scena è orribile! Alcune anime del paradiso passate da parte a parte dagli sciaboloni dei diavoli. Altre ammazzate dai dannati dell'inferno accorsi a dare man forte ai diavoli. Le più giovani e belle, alcune delle quali poverette, ebbero a subire sorte analoga sulla Terra, violentate e massacrate. Altre sono sgozzate - orribile visione -  tra lamenti strazianti e acute grida come scrofe. Altre affettate come quarti di bovini dalla furia dei dannati affumicati. Il celestiale esercito è meglio armato ed equipaggiato. Nell'aldilà è proibita la costruzione di armi da fuoco di ogni genere. L’ultraterrena convenzione di non proliferazione fu firmata dai rappresentanti delle tre regioni dell'aldilà: il Capitano per il paradiso e per il purgatorio - regioni delle terre emerse - e Satana per l'inferno (regioni sommerse). I generali degli eserciti moderni pervenuti in aldilà, sono stati costretti ad adeguare la strategia di guerra e gli studi militari a quelli degli eserciti antichi quando si combatteva con lance e spade. La convenzione vieta anche l'uso di archi e di frecce e qualsiasi altro tipo di arma balistica. E' possibile lanciare contro il nemico, sassi d'ogni tipo, forma e grandezza. Entro certi limiti, secondo accordi bilaterali, è consentito l'uso anche di mazze d'acciaio e di azze. Poste in questi termini, le battaglie tra diavoli e truppe celestiali rassomigliano più ad un pericoloso, inutile gioco che a catastrofiche, furibonde lotte. D'altra parte gli antichi, vissuti negli imperi dell'evo antico e di quello medio, disdegnerebbero per carattere e consuetudine, di combattere con le sofisticate, distruttive armi moderne, dove il nemico non si guarda in faccia, ma è combattuto a distanza esplodendo invisibili proiettili, bombe e missili contro lontanissime schiere nemiche. Secondo "gli antichi" solo la spada e la lancia fanno risaltare le virtù guerresche, il coraggio, l'audacia e la forza messe a disposizione per giusta causa.

L'esercito del Capitano è così formato: davanti la pesante cavalleria campale armata di lunghe lance. Si ammirino i magnifici cavalli arabi veloci e snelli bardati d'araldici stemmi dorati. Fin da quando eminenti chierici animalisti, hanno affermato sulla Terra che alcune specie d'animali - tra cui gli equini - hanno in qualche modo un'anima, sono stati introdotti in paradiso magnifici cavalli distinti in due categorie: da corsa e da tiro. Esisterebbe un'altra categoria equina che non è contemplata: quella dei cavalli da carne. Nessuno in paradiso s'alimenta di carne equina, espressamente proibita. E meno male. Avete visto che sta accadendo con la sindrome della mucca pazza? E' consentito, da parte di chi coltiva la vite, fare un buon vino anche in paradiso, ma è proibito ubriacarsi anche se negli ultimi tempi, il lassismo e la decadenza dei costumi consentono sporadiche ubriacature. E' possibile bere acqua a volontà che sgorga limpida da rupestri rivoli.

   I cavalieri celesti furono sulla Terra crociati difensori del Santo Sepolcro, cavalieri Templari, cavalieri dell'Ordine di Malta, della cristianissima corona di Spagna. Ognuno indossa con orgoglio le splendenti armature e le insegne che gli appartennero in vita. Il modo d'ornarsi di ogni cavaliere è assai vario, secondo il proprio capriccio: sulla cima di ogni elmo svolazzano penne variopinte disposte per lo più intorno ad un lungo pennacchio formato dalla coda del pavone (uccello paradisiaco). Alcuni cavalieri invece di penne, hanno strisce di stoffa frastagliata, dette dai francesi trapassati "Lambrequins". Chi porta sopravveste, chi tracolle, chi avendo un'armatura ricca e ben lavorata la lascia scoperta. I cavalli come accennato hanno sul capo penne o qualche altro ornamento. Le briglie a festoni sono di colori che colpiscono l'occhio. Per la fattura e la ricchezza degli ornati, solo le briglie sono di grande valore. Dietro la cavalleria sono schierate le compagnie degli alabardieri. Vengono infine i fanti armati alla meglio di sciabole, pugnali e asce. Nonostante l'esercito celeste sia ben armato, quello dei dannati è più numeroso, ma male armato, male equipaggiato, indisciplinato e non può contare sull'apporto della cavalleria (in inferno non ci sono cavalli). Il capo indiscusso dei dannati è Satana, l' angelo ribelle. Egli riesce a stento a tenere unita la ciurma, facendosi obbedire da ufficiali e sottoposti a suon di schiaffi, calci, pugni e rimproveri. Molti dannati sono resi imbelli e timidi a causa delle percosse e violenze che subiscono. Alcuni non portano fuori dalla infuocata grotta neanche naso e corna bruciacchiate. In questo tipo di battaglie e scorrerie non partecipa il purgatorio, per tradizione neutrale anche se apparentemente tifa par il paradiso. La posta per diavoli e associati è altissima: l'insediamento nei feraci Campi Elisi o in termini moderni Campi del Paradiso. Se capita l'opportunità, i diavoli si battono strenuamente e con odio contro un nemico che sistematicamente li scaccia.

Il minorita Tommaso di Aquitania armato di carta e penna, ha il compito di registrare i fatti e di trascriverli nei volumi della Storia universale dell'aldilà. .

Prima della zuffa, sogliono intervenire frotte di francescani scalzi imploranti, tremanti con alzate mani, l'agognata pace. Il capo degli alabardieri grida:

"Non vedo i francescani scalzi."

Risponde un sottoposto:

 "Eccoli!"

   Grida un francescano con accorata voce: "Pace fratelli!"             ­

Gli fa eco un confratello: "Pace aborrite la guerra".

Altri a mani giunte gridano disperati: "Quae valet, fratres! Fiat pax. Fiat Dei pax, fratres!"

"Pace, pace agli uomini di buona volontà".

"Fottiti."

Gridano in coro i diavoli dall'altra parte con sghignazzi e boccacce.

   "Paenitentia, paenitentia, fratres."                                                 .

"Pigliai o in culo!"

   "Pace... paq... agh!" Il grido del successivo francescano scalzo è troncato dalla sciabola del dannato che lo trapassa. Altri francescani hanno sorte analoga: trafitti e fatti a pezzi dalle sciabole dei dannati.

   "All'attacco! "

Grida il Capitano sul cavallo bianco sfavillando in alto adamantina sciabola. La pesante cavalleria celeste si spande sul vasto piano. Gli zoccoli dei cavalli emettono cupo, sinistro tonfo.

 

QUADRUPEDANTI PUTREM SONITU QUATIT UNGULA CAMPUM

 

   Acute lance trafiggono i primi manipoli di dannati in difensiva. Equini nitriti e grida dei trafitti. Da ogni parte mi par di udire un sordo scrosciare di ferri, un martellamento continuo come in una vecchia fabbrica di metalmeccanici. I cavalieri irrompono col fragore di una frana di massi che rotola per un pendio senza ostacoli. La frana fiacca e fracassa ciò che trova. Sbanda la dannata schiera. Rotta la prima fila anche le altre si sfaldano. Comincia la strage degli sconfitti. Alcuni cercano fuga prima che sopraggiungano alabardieri e fanteria celeste. Si creano tra i fuggiaschi vuoti spaventosi. Gli alabardieri e la celeste fanteria accorsi subito dopo l'attacco equestre, fanno a pezzi le rimanenti forze dei dannati. Breve è la battaglia e l'esito scontato.

Satana ferito è prontamente circondato: sarà spinto dalle lance dei vincitori dentro la fumante cava insieme coi suoi. Fameliche lingue di fuoco come lunghi tentacoli escono dalla fessa roccia che è l'entrata dell'inferno. I dannati trafitti o fatti a pezzi sono ammassati su carri trainati da cavalli da tiro per essere gettati come ramaglia e spazzatura nelle infernali bolgie. Con alte grida si festeggia la vittoria: il paradiso è salvo! Ma serio è il Capitano. Satana sanguinante l'osserva e grida: "Che bella cosa! Noi dannati tra le braci e voi a spassarvela senza fare niente. È giustizia divina questa? E dov'è colui a cui tale giustizia si rifà? Fin dall'inizio dei tempi ho sempre sostenuto che Dio almeno da queste parti non c'è. Solo pochi angeli da voi definiti ribelli accettarono la mia tesi. Lo sapete come finì.”

Uno gli grida seccato: "Va a farti friggere."

 

Diretto al castello, il Capitano sudato e impolverato dice di riportare i cavalli in salmeria, le armi e le corazze in armeria. Davanti al ponte levatoio, il Capitano si gira e grida:         .

    "Oggi faremo un gran pranzo - il pranzo è simbolico perché manca il corpo provvisto di stomaco -  per festeggiare la vittoria sull'infernale esercito."

   Il generale più propinquo dice: "Capitano sono qui i due Sant.mi apostoli Pietro e Paolo che vorrebbero brevemente chiederti una cosa."

   Il capitano gira il cavallo sul ponte levatoio con cupo rumore di zoccoli e dice:  "Dove sono?"

" Eccoli, mio signore."

 Affrettando l'andare Pietro e Paolo sono d'appresso al destriero sulla cui sella siede l'ultratombale Capitano. Parla Pietro suadente:

   "Capitano, abbiamo dei dubbi.”

  “In che senso?”

 “ Dei dubbi ce li avevo anche in vita, ma li fugavo come opera del Maligno.”

 “Sentiamo, quali erano questi dubbi?”

“Dopo la Resurrezione, il Cristo apparve a noi apostoli ed apparve tra l’altro anche a Maria Maddalena.”

“Ebbene?”

“Egli, il Cristo ci apparve di nuovo vivente, è vero, ma…”

“Ma?”

“Ma si oppose affinché lo toccassimo. Strano. Pochi giorni prima, quando era in vita aveva detto:  Prendete il mio corpo ed il mio sangue…Dopo essere resuscitato non volle essere toccato.”

Il Capitano dopo breve riflessione, dice ai due: “Strano. E’ vero. In quella lontana vicenda ci sono lacune e stranezze da riempire con la fede.”

Dice la sua Paolo:

 “Anche qui tante cose strane….”

“Per esempio?”

“Le anime che dopo un certo lasso di tempo scompaiono del tutto. Diventano prima diafane e poi si liquefanno definitivamente.”

Dice Pietro:

“Alcuni scompaiono nel giro di qualche secolo, altri come noi, durano di più. Però temo sia un processo generalizzato. Tutti prima o poi scompariremo definitivamente dalla circolazione.”

“Lo so. I vostri dubbi sono anche i miei e quelli di tutti noi. Sembra che prima o poi tutti diveniamo diafani e dopo scompariamo. Domani dopo pranzo convocherò il Gran Consiglio a cui neanche voi due potete mancare. Discuteremo di grandi cose, cose epocali.”

Dette le solenni frasi il Capitano gira il cavallo che leva acuti nitriti. Egli s’inoltra nel castello con il codazzo del lungo seguito. 

 

Il Gran Consiglio del Paradiso o "PaCoGa" non si riuniva da parecchio. Questo consiglio è così composto:

l. Presidente il Capitano.

2. Segretario Generale: Sant' Agostino.

3. Rappresentante degli angeli celesti: Arcangelo Michele.

4. Membri effettivi: i santi apostoli e i profeti del Vecchio testamento.

5. Rappresentanti degli scienziati e filosofi cristiani e non: Aristotele, Socrate, Platone, Galileo Galilei, Leonardo Da Vinci, Einstein, Mendel, E. Fermi e Newton (notare la fitta rappresentanza di filosofi e scienziati).

6. Cancelliere generale, incaricato di trascrivere gli atti del consiglio: S. Tommaso.

 

Al Gran Consiglio prende la parola, come dovuto il Capitano la cui saggezza ed autorità è da tutti riconosciuta ed accettata come legge. Il Capitano dunque dice:

"Qui mancano afflato, puro sentimento religioso, amore eterno, fratellanza e altro. Questo mondo ultraterreno così com'è, non funziona. Questo mondo ultraterreno necessita di profonde, significative riforme.

Per la beatitudine ci vuole esistenza piena di spirito, ma anche…della peccaminosa carne. Lo spirito potremmo essere noi e la peccaminosa carne potrebbe benissimo essere rappresentata dai condannati all'inferno. Ho poi la sensazione che noi non abbiamo raggiunto l'immortalità,  perché anche se dopo molti secoli, prima o poi scompariamo del tutto.

C'è qualcosa che non va’. Mi sono convinto che occorrono profonde riforme strutturali e forse solo allora riusciremo ad avvicinarsi al mistero dell'assenza di Dio. Il mio è un convincimento travagliato, ma sono convinto che è l'unico in grado di portare nuovo vigore e fede in paradiso. Le modifiche che ho intenzione d'apportare al mondo ultraterreno, si basano su un cardine imprescindibile, il seguente."

C’è pausa abbastanza lunga. Aumentano silenzio ed apprensione. Molti trattengono il respiro anche se non c'è bisogno di respirare.

"Occorre - grida il Capitano e la sala ne echeggia le parole - occorre unificare al più presto i tre mondi in cui l'aldilà è suddiviso. Da oggi in poi non esisterà l'inferno, né il purgatorio. Tutte le anime dei trapassati saranno accolte in paradiso, qualunque infamia e stoltezza abbiano commesso. Si svuoti l'inferno ed il purgatorio al più presto delle loro anime che verranno tutte qui tra noi. Sarà murato l'ingresso dell'inferno e bloccati gli accessi al purgatorio. Speciali squadre di angeli celesti sorveglieranno per evitare soprusi e violenze."

Un filosofo ex politico obietta:

"Sorgeranno anche qui movimenti no - global."

Il Capitano si alza risoluto e grida: "Li faccio a pezzi."

Calmatosi il Capitano dice: “Inferno, purgatorio e paradiso siano la stessa cosa.”

Uno a bassa voce dice con ghigno: “La stessa schifezza.”

Dopo che la sala è ripiombata nel silenzio, dice perentorio:

 

“QUANTO DICHIARATO E' LEGGE."

 

Nessuna obiezione nella mente dei presenti. In cuor suo ognuno è certo che in seguito alla riunificazione dei tre regni, il mondo dell'oltretomba sarà meno noioso e più avvincente. L'invidia, la malignità, la cattiveria, la cupidigia potranno esistere, sia pur in limitato modo, anche in paradiso e sarà come aggiungere il sale al cibo troppo insipido. Si potrà amare, ma anche odiare. Oppure sentire sia amore che odio corporale  come Catullo insegna quando affermò sulla Terra:

 

Odi et amo. Quare id faciam fortasse requires, nescio, sed fieri sentio et extrucior.

 

Perché abolire del tutto il Male se parte di noi? Non forse viviamo per vincere il Male? Senza il Male non esiste lotta e l'essere non ha ragione di esistere.

"A condizione, gridano i vegliardi del Vecchio Testamento che tutti in particolare le anime dei dannati, si lavino nelle pure acque del paradiso come segno di purificazione ed accettino, almeno in modo simbolico, il battesimo in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo."

"Chi non accettasse questo, grida un altro Vegliardo dalla lunga barba conica appiccicata sotto il mento, potrà restare in paradiso, ma sarà isolato dagli altri. Vivrà da eremita finché non si convincerà dei suoi errori. Chiunque andrà da lui per confortarlo sarà condannato alla solitudine ed al disprezzo della comunità."

"lo dico, aggiunge solennemente un altro dei Vegliardi - con arguzia - che chi dissente, chi disprezza i Sacramenti comunque e sempre validi, chi non accetta la nostra religione, sia relegato a vivere in riserve recintate. Una cosa analoga fu fatta sulla terra nei confronti della razza dei Pellerossa."

     Un altro Saggio dice:

"Una cosa non capisco. Cosa significa questa messinscena di farci rivivere dopo la morte terrena. Qui resuscitati, non abbiamo un vero corpo, né francamente puro spirito. Non c'è scrittura sacra che afferma una cosa del genere. Sembrerebbe un limbo illimitato. Io stesso sulla Terra ero certo che mi sarei congiunto, puro spirito con Dio. A dire la verità a lungo andare il problema di Dio mi è indifferente."           

Interviene un noto scienziato:

"La spiegazione a tante assurdità è in questo sunto: ci troviamo in un universo parallelo con altre leggi fisiche che né Newton, né Maxwell e tanto meno Einstein avrebbero mai sospettato. In base a queste strane leggi noi sopravviviamo senza corpo illudendoci di stare nel biblico aldilà ."

   Afferma un altro scienziato:                                          .

"Permettetemi di postulare, illustri presenti una proposta doc. Mi troverete convincente. La proposta è: dare un corpo in carne ed ossa a chi lo desidera. Da tempo sulla Terra sono in corso esperimenti di clonazione con il fine di vincere terribili malattie e di rimandare il più possibile la morte corporale. E allora perché non ridare un corpo qui, a chiunque lo desiderasse? Udite. Si può fare in questo modo: inseminare artificialmente alcune ovocellule umane trasportate dalla Terra. Far crescere un individuo giovane, forte e bello. In questo individuo mantenuto in stato d'incoscienza fino all'età di venti anni si trasferisca uno di noi che siamo anime. Vabbé?"

   Dice suasivo un suo collega:

"Ogni anima avrà così un proprio corpo giovane ed aitante. Sarà immortale perché se questo corpo invecchia come vestito, è subito pronto uno nuovo da indossare. Inoltre udite, udite, con un bel corpo giovane e forte ci si potrà accoppiare, amare con intensità, mangiare e bere. Con un corpo giovane non si temerà il diabete, la pinguedine senile e la fiacchezza."

Un terzo scienziato- economista dice:

 "Fioriranno ristoranti, sale da ballo e sballo. Ci saranno stadi per ogni tipo di sport. Piste su cui correranno macchine potenti, ippodromi e scommettitori. Viva la trasgressione. Viva il corpo!”

“Ognuno griderà felice: Viva il corpo fiorente.”

“Ognuno affermerà: Mens sana in corpore sano.”

Il primo dei tre scienziati dice ancora:

"E poi vi dico: chi vorrà digiunare in ossequio alla religione, potrà farlo veramente."

Un nuovo scienziato seguace della teoria dei quanti dice che basterebbe manovrare sul Bosone di Higss per dare materia alle anime. Aggiunge: “Sto lavorando in segreto in questo senso.”

Dice a gran voce un altro al Capitano:

"Messia, Messia, non è giusto che sulla Terra, grazie alla Scienza possano vivere lunghissima vita con lo spirito e con il corpo e qui invece dobbiamo essere pura immagine senza corpo. E' una vera e propria privazione, un'anomalia, un'imperfezione."

Messa a votazione anche questa proposta è accolta a maggioranza (pressoché assoluta). Osserva acutamente uno:

"Forse nella complessità delle relazioni umane potremo avvicinarci all'Essere che ci sovrasta comunque. "         .

Un altro obietta: "Ci saranno problemi di giustizia amministrativa."

Il Capitano risponde:

"Col tempo risolveremo anche questi problemi. Adesso basta. Datemi flemma!"

Prontamente apre la bocca uno nuovo: "Signori, ecco la mia proposta! Chi si macchia di delitti atroci per punizione perderà per sempre il corpo ed esisterà come anima vagante (anima in pena)."

   “Bene! Giusto!”

Il giorno seguente fervono i preparativi per l’accoglienza dei trapassati del purgatorio e dei lazzaroni dell’inferno, cui è da aggiungere l’enorme fila delle anime ingiudicate davanti ai cancelli. Pietro e Paolo hanno perso il posto e spento per sempre il computer. Essi non se ne rammaricano, almeno sembra.

 

Questo è per filo e per segno la visione dell’aldilà. Preparatevi a miglior vita.