Bramo di lei
(Achille)
Smaniando lei m’appare d’occhi,
discreto invado sguardi e fianchi
d’un mare cavo a trattener respiro
lambisco labbra d’audacia stringo.
M’apro a varco dune di seni e nevo,
di respiro ansimo a lingua scendo
sosto di ventre e d’una stretta resto
da caldo a cullarmi di battito a soffio.
Duro mi prono di venere e monti,
tra gambe a colonna dove piano poso
d’avido palmo e dita a cercar
l’ultimo atto che l’ardire offre.
D’un abbraccio giro a presentar di viso,
spingo e adatto d’impronta a levare
d’attonito e muto a mancar di fiato
mi accodo acceso d’un gemito solo.
Curvo e chino m’accascio e cingo,
l’amata d’ostaggio sotto rilascio
lento e gradito d’amplesso rimango
d’ultima goccia e ancora a venire.