A Milena
(Luca Nistler)
Il mio limite vanitoso è
uno specchio sulla porta,
nello specchio uno spicchio
senza spavento di me,
il mio sguardo risucchiato
dai suoi occhi d'artificio,
mi trasformano in artificio
senza più fuoco.
e dietro di me?
specchio del passato
e davanti?
Inclinato specchio del futuro:
sembra che si vanti…
entrambi esistono
solo nel momento
in cui li guardo.
loro guardano me,
smembrano
cronologicamente
le mie identità,
io le raccolgo,
le seleziono
cerco di riconoscermi,
così tante, così perse:
stelle senza costellazioni,
ricordi senza corde,
mi donano atemporalità.
se io non ci fossi,
specchio fronte a specchio,
apertura infinita,
corridoio senza fine,
senza vergogna,
senza miopie,
né filtri, né limiti,
né né…
ripetizioni perfette,
eterno ritorno catalizzato
da assenza di movimento...
ma tra i due specchi io,
identità senza più entità,
movimento senza vento,
non posso
rimanere,
sostare
non so stare
tra tutti questi io,
è disumano.
Specchi,
come dèi freddi
scrutano,
riproducono,
fotocopiano,
affettano,
corteggiano
la mia materia
immaterialmente
materialistica,
materialismo di chi è violentato
dalla ripetizione,angoscia
di perdere quello che non
più mi appartiene.
Ti devo spostare tu
leggera pesante porta,
angoscia bianca,
permettimi di superare
l’odioso limite che frena,
che tutto rallenta,
che tutto rende ormai
depresso e fesso.
raccolgo le forze per evadere
dalla prigione del tempo viziato,
il tempo non si è fermato,
io l'ho fermato in me.
io, carcerato del tempo
per incapacità di scelta,
sto male.
tu demone multiriflesso,
limite alienante, vanitoso,
egocentrico, deliri di onnipotenza in te,
oh se ti dai importanza!
sì è vero, rimango a guardarti,
odio cordiale,
mascella serrata,
identità tra denti,
odio quello
col mio stesso (di)viso.
lo specchio
mi limita
e m’imita
ride silenzioso
basterebbe un passo
per boicottare questo
gioco basso
di riflessi e riflessioni,
spingere una maniglia,
aprire una porta,
“scusi dove porta?”
in un nuovo spazio
un pò più nudo,
un pò più fragile
un pò più libero.
se solo aprissi quella porta
così te,
così muta,
così temuta,
le mie scelte
sarebbero univoche
un passo da passeggero
tra incoscienza e coraggio
e il mio limite sarebbe abbattuto
addio prisma,
passo nudo, sarai nudo?
occhi ubriachi
guarderete l'unione delle immagini?
devo devo devo aprire!!
devo aprire per inspirare
nuovi pulviscoli di luce,
e finalmente sospirare
un’impolverata
costellazione.
dopo anni aprì
la porta a specchio
spinse la maniglia
abbassò il piede
alzò lo sguardo
e trovò…
un nuovo specchio.