A scanner darkly, un oscuro scrutare

 

A scanner darkly, locandina

 

James Barris: Robert Downey Jr.
Fred/Bob Arctor: Keanu Reeves
Ernie Luckman: Woody Harrelson
Donna: Winona Ryder

Regia: Richard Linklater
Sceneggiatura: Richard Linklater
Fotografia: Shane F. Kelly
Musiche: Graham Reynolds
Montaggio: Sandra Adair
Anno: 2006
Nazione: Stati Uniti d'America
Distribuzione: Warner Bros
Durata: 110'
Data uscita in Italia: 20 ottobre 2006
Genere: animazione,drammatico

 

                                                                                                                                                                                                                                                        Nel regno della Trasparenza, della visione senza mediazioni, anche la macchina da presa, moderna e digitalizzata,Keanu Reeves e Winona Rider si trasforma in un bisturi affilato che seziona  la realtà per mostrarla nella sua crudezza, nella sua follia e nella sua complessa semplicità, ed il cinema diviene il regno dell’iperreale. Inquadrature lunghe, fredde, che sfruttano i toni del ghiaccio e dell’azzurro, prendono il posto dell’opacità ovattata dei primi piani, dei colori caldi e fiamminghi che hanno contraddistinto il cinema epico e scenografico della Hollywood degli sessanta, per dareRobert Downey Jr. in versione rotoscopio allo spettatore l’illusione di cogliere la realtà che si nasconde dietro le cose e coinvolgerlo in una storia verosimile più “vista” che “narrata”.

 Ma, parafrasando Oscar Wilde, l’arte si esprime anche trascendendo  il visibile, usando e plasmando la realtà secondo i propri bisogni, ed il cinema, il mezzo espressivo Robert Downey Jr.e artistico di più ampio respiro dell’ultimo secolo e mezzo, non fa eccezione. Così accanto a pellicole che fanno dell’iperrealismo e del culto della trasparenza il loro punto di forza espressiva, si affiancano lungometraggi al limite dell’artefazione che, abbandonato ogni legame con la “percezione del reale” prospettano allo spettatore l’arte di manipolare l’immagine stessa.Keanu Reeves  Il genere Sci-fi ha prodotto recentemente degli interessanti  esempi  di pellicole concettualmente sperimentali, ed il regista Richard Keanu ReevesLinklater  si è distinto per aver introdotto la tecnica del Rotoscopio nella realizzazione di films quali Waking Life (U.S.A. 2001, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia), ed in A scanner Darkly (U.S.A. 2006) tratto da un romanzo di Philip K. Dick. Entrambe le pellicole potrebbero  sembrare a prima vista dei futuristici prodotti di animazione, ma non è così. I lungometraggi sono stati interpretati da attori in carne ed ossa ed in seguito ogni Keanu Reevesfotogramma è stato ritoccato e manipolato con il  rotoscopio, una tecnica che  consente di ridipingere singolarmente i vari frames  trasformandoli in prodotti di animazione grafica. Il “Rotoscope” fu brevettato nel 1917 da Max e Dave Fleischer (creatori di Braccio di Ferro e Betty Boop) e permetteva,  attraverso la retroproiezione di un'immagine fotografica, di animare dei disegni tracciati su carta o su gel copiandone fedelmente i contorni. Il rotoscopio conferì ai lavori dei Fleischer un’ ineguagliabile fluidità, e spinse i due creativi verso la sperimentazione di nuovi generi, come la compresenza di personaggi reali e disegnati (The Einstein Theory Of Relativity, del 1923, considerato uno dei primi corto metraggi didattici di animazione), ed il primo cartoon sonoro (Song Car-Tuns, del 1924). In realtà la tecnologia usata in A scanner darkly da Richerd Linklater si avvale  del programma creato da Bob Sabiston che digitalizza la tecnica inventata dai fratelli Fleischer. Il risultatoLa copertina di A Scanner Darkly di Philip K. Dik finale è un caleidoscopio di sentimenti, immagini, pulsioni e colori che invadono e disorientano lo spettatore trascinandolo in un mondo immaginario, quasi subacqueo, tremolante ed insicuro, dove i sensi vengono abilmente ingannati dall’abilità del regista e dove la bravura Winona Riderdegli attori (Keanu Reeves, Winona Rider, Robert Downey Jr.) passa, decisamente, in secondo piano. La scelta di portare sullo schermo l’ultimo romanzo di Phillip K. Dick, genio incontrastato, e dalla fama postuma, dai cui scritti sono stati tratti lungometraggi emblematici (basti ricordare 2001 Odissea nello spazio, tratto dalla novella La Sentinella, per la regia di Stanley Kubrick), è stata funzionale alla tecnica di realizzazione utilizzata per questo lungometraggio sperimentale. La storia narrata nella pellicola è quella di un poliziotto della narcotici che in futuro futuribile e futuristico è costretto ad infiltrarsi in una losca banda di narcotrafficanti. L’agente, interpretato da Keanu Reeves, per nascondere la sua identità sarà costretto ad indossare una tuta fatta di pelle sintetica che renderà impossibile riconoscere le sue fattezze e sarà anche costretto ad assumere il temibile stupefacente che la gang spaccia, un neurotropo in grado di far rivivere a chi lo assume i suoi ricordi e le sue esperienze passate con la violenza e la realtà del presente. Ha inizio così un viaggio psicologico alla scoperta dei segreti più nascosti della mente del protagonista, un trip psichedelico nei meandri della sua infanzia, della sua adolescenza, delle sue delusioni e delle sue paure.

Ed è proprio questo contrasto voluto fra l’iperealismo di una storia dalle tinte forti che mira a mettere a nudo l’animo dei suoi protagonisti spogliandoli dalla protezione della loro psiche, ed il mondo tratteggiato dalla punta di un acquerello che appare davanti agli occhi dello spettatore, ad essere il punto forte di questa pellicola insolita, che attraverso l’annullamento del reale tenta di raccontare una realtà nascosta, quella dell’Io. Il cinema riconquista la sua primitiva funzione: quella di emozionare, non solo quella di mostrare, ed il concetto di trasparenza perde un po’ del suo valore in nome di un ideale di ugual importanza: l’arte.

Maria Elena Cristiano